UNO. Il contemporaneo (e involontario) apparire delle dichiarazioni del giudice Vincenzo Macrì e dell’avvocato Massimo Canale, entrambi reggini, hanno squarciato il velo che malnasconde l’inquietudine e le domande provocate dall’indagine Mammasantissima della Procura di Reggio. Ed ha ragione l’avvocato Canale: tali interrogativi, se privi di risposte, rischiano di indebolire il prestigio e l’autorevolezza della giustizia nella nostra città, a partire dal comparto strategico della Procura.DUE. Macrì sostiene che il contesto, e molto spesso perfino particolari e personaggi, di Mammasantissima fossero già noti perché affrontati e rovistati da parecchi anni.
Sono involontario testimone-documentato delle sue dichiarazioni perché la mia mania bibliofila fa sì che sia proprietario di un introvabile libretto, ‘Ndrangheta, origini, natura e ramificazioni nell’economia del terzo millennio, stampato a Roma nel 2003 da ACFB (acronimo di Associazione Culturale Falcone e Borsellino). La prima parte del volumetto, curato da Giorgio Bongiovanni, fondatore di Antimafia-duemila, contiene delle lezioni del dottor Salvatore Boemi all’università di Valladolid sulla ‘ndrangheta. La seconda, due interviste di Bongiovanni a Boemi e Macrì sullo stesso tema. Sfogliando le 94 pagine non è difficile avvertire l’impianto di Mammasantissima e talvolta persino la stessa nomenclatura, da “Cosa nuova” a “Invisibili”, dall’ingresso della ‘ndrangheta nella massoneria (allora solo dei 33 Santisti voluti dai Piromalli che poi sarebbero diventati molti di più; anche se nel libro si sospetta che il connubio fu iniziativa della massoneria e non della ‘ndrangheta), all’attenzione per “appalti, aggiustamento dei processi, ingresso nelle pubbliche amministrazioni”.
Macri ricorda ora che all’epoca il lavoro di una maggiore conoscenza e l’obiettivo di spazzare via tutto il marcio in cui le indagini di Olimpia erano incappate, venne bloccato dal timore che affiorassero i coinvolgimenti di importanti istituzioni statali, economiche, politiche. Magistratura compresa. Di questo già nel volume si trovano espliciti accenni. Traduco: le indagini del tempo furono fermate o comunque abbandonate per proteggere personalità potentissime che comprendevano magistrati. Un seppellimento a cui solo il lavoro intelligente e testardo del sostituto Giuseppe Lombardo avrebbe poi ovviato, spiega ora Macrì, recuperando e arricchendo quei vecchi spunti e ripercorrendo anche il lavoro (e le testimonianze) a cui altri magistrati (tra cui lo stesso Macrì, ma più in generale la squadra di Olimpia, diretta da Boemi), aveva lavorato.
TRE. L’avvocato Canale (uomo della sinistra reggina e candidato-sindaco sconfitto da un candidato-sindaco voluto e sponsorizzato dall’ex governatore Scopelliti), che ha inviato un articolo a zoomsud prima che fossero note le dichiarazioni di Macrì, aggiunge un altro odierno tassello.
Qual è il problema? Fermo restando che tutte le ipotesi accusatorie diventano verità (verità giudiziaria, ovviamente) solo dopo che lo stabiliscono i giudici in un regolare processo, è del tutto evidente che i cittadini di Reggio, arrivo a quel che dice Canale, avrebbero avuto il diritto di conoscere tutti gli aspetti della vicenda Mammasantissima in tempi, certo adeguati alle esigenze dell’indagine, ma non infiniti e comunque utili per spezzare l’ipotizzata cappa che ha dominato (avrebbe dominato) illegittimamente la città. Invece, Reggio conoscerà il (presunto) marcio con un ritardo gravido di conseguenze. Da qui danni economici, culturali, sociali d’immagine per i reggini, la città, le sue istituzioni.
QUATTRO. Sia chiaro: chi scrive è per il “meglio tardi che mai”; è per il “finalmente!” e non per l’ormai è troppo tardi. Ora dalle carte di Mammasantissima si capisce che gli ultimi atti d’indagine sono del 2009. E che comunque, già in quella data l’accusa aveva un quadro chiaro e inequivoco (secondo Macrì era chiaro da un bel pezzo). Nel 2009 la Fallara è ancora viva, Scopelliti è sindaco di Reggio e ci vorrà ancora un anno perché diventi Governatore della Calabria, per poi nominare l’avvocato Sarra, ora arrestato, sottosegretario della Regione. Momenti decisivi della storia della città si sono quindi svolti quando al Cedir avevano già raggiunto conoscenze (da sottoporre alla verifica del giudizio) che avrebbero potuto (se consegnate al giudizio dei cittadini) modificare in profondità un intero svolgimento storico. Un solo esempio. Arena, conoscendo il contesto di Mammasantissima - allora all’accusa già noto - avrebbe potuto rinunciare a candidarsi; oppure, i cittadini avrebbero potuto rinunciare ad eleggerlo evitando alla città l’umiliazione (e il danno economico) di diventare l’unica grande metropoli euromediterranea la cui amministrazione è stata sciolta per mafia. E’ del tutto chiaro, quindi, il significato che Canale assegna alla discrasia temporale tra prevenzione e repressione del fenomeno mafioso reggino.
L’avvocato Pd dice ad alta voce quel che si dice in tutti gli angoli delle strade e in tutti i salotti della città fin da quando si sono conosciute le carte, quando, i competenti (ahimè noi non ne facciamo parte) hanno accertato l’insopportabile ritardo. E’ difficile parlare con reggini perbene che non sbottano: “Perché dopo tanto tempo?”. Oppure: “Perché non abbiamo saputo per poterne giudicare l’insussistenza o la gravità?”. Ma, inutile fingere non sia così, ci sono anche domande più inquiete: in passato le indagini sono state bloccate? E se fosse vero chi ha voluto o lavorato al blocco e perché? E il blocco è stato conseguenza di inettitudine, di carenze organizzative e d’organico, o di una scelta politica o giudiziaria? O Mammasantissima, completo le ipotesi di scuola, è stata fermata, più semplicemente, perché giudicata tutta fuffa? E se fosse andata così perché ora riemerge? Interrogativi che ne sollecitano un altro sconcertante e drammatico: si è voluto proteggere qualcuno o qualche ambiente? E in questo caso chi e perché?
E’ questo l’umore reale che attraversa la città. Certo, sottovoce come vi fosse diffusa una paura a mischiarsi in queste faccende, come se ogni cittadino si fosse convinto di una specie di sospensione dei diritti ad avere opinioni sulla vicenda.
CINQUE. E’ su questo scenario che irrompe ora l’intervento del dottor Macrì che inspessisce dubbi e perplessità già diffusi in città. Inevitabile chiedersi: se è stato possibile in un lontano passato perché non potrebbe essere capitato più recentemente?
Ma la posizione giusta, perché serve alla città. è quella che guarda avanti. Siamo di fronte a un’occasione buona per trattare Reggio da città adulta raccontando tutto quel che è successo e perché, e/o spiegando e dimostrando che non è vero e che tutto s’è svolto secondo le regole. Del resto se si chiede collaborazione ai cittadini è necessario offrire gli strumenti necessari per un giudizio trasparente.