L'ANALISI. Gli imbecilli di FACEBOOK e la pistola alla tempia

L'ANALISI. Gli imbecilli di FACEBOOK e la pistola alla tempia
tiziana  La terribile vicenda napoletana e il maglio dei giudici tedeschi preoccupano i capi di Facebook. Il suicidio di una giovane donna oltraggiata dal branco con la pubblicazione di immagini private poteva essere evitato. A dirlo sono i giudici di Napoli che contestano a Facebook di non essere intervenuta a togliere dal circuito quel filmato. In contemporanea le toghe tedesche mettono sotto inchiesta Zuckerberg accusato di far circolare impunemente ideologie razziste e negazioniste. Così, mentre persino papa Francesco riceve il capo di Facebook in udienza privata (29.8.2016) che lascia una cospicua donazione, i giudici mettono mano al lato oscuro, alla parte di cloaca che sta in Facebook. Sia chiaro lo fanno da tempo. Tutti i giorni le cronache sono zeppe di cause di separazione, di diffamazione, di liti scatenate dal social più famoso al mondo.

Ma ora le questioni sono diverse. Facebook è chiamato in causa perché non controlla i contenuti che i propri utenti riversano nella rete ossia nel mondo.

Primo punto. Zuckerberg ha il diritto e/o il dovere di fare una cosa del genere. Ha davvero il compito di vigilare su quello che ogni giorno, dozzine di volte al giorno decine di milioni di utenti si dicono o si mandano a dire in giro per il globo? Forse no o forse sì. Anzi si.

Se è vero che l’inventore della pistola non può rispondere di tutti gli omicidi che si consumano con armi fa fuoco, è anche vero che -dopo l’ennesimo incidente – inventarono la sicura che impedisce usi accidentali delle sputafuoco. Facebook ha messo in mano a milioni e milioni di persone un’arma micidiale che uccide e provoca danni enormi alle persone, alle famiglie, talvolta alla società e troppe volte coinvolge gente che su Facebook (come si dice) non ci sta proprio.

Chi ha memoria delle immagini dello splendido “Il cacciatore” ha impressa nella mente il marine che gioca al tavolo alla roulette russa puntandosi una pistola alla tempia.

Se non solo togli la sicura alla pistola, ma poi la usi così, è un guaio che ti sei cercato.

Ora molta gente, proprio tanta adopera Facebook con misura e considera il social una pistola con la sicura che certamente non vuole puntarsi alla tempia. Ma non è così. La rete ti può colpire a freddo, in modo cinico, brutale e non serve neppure dire ma io su Facebook non ci sto. Come in guerra diventi un “danno collaterale”. Ti becchi la tua pallottola vagante anche se non hai la pistola e sei totalmente disarmato.

Secondo punto. Per carità la Costituzione, e non solo, riconosce a tutti libertà di manifestare il proprio pensiero e, come ha scritto di recente caro Direttore, uno deve stare sempre dalla parte della libertà. Facebook ha indiscutibilmente accresciuto la libertà di tutti. La questione sta altrove e riguarda il cuore della democrazia liberale: essere eguali vuol dire avere eguali diritti. Sarebbe sciocco e impensabile (anche se talvolta conveniente) limitare il diritto di voto solo ai cittadini informati e partecipi dei problemi della comunità. Così sarebbe impensabile dare accesso alla rete solo ai più istruiti e responsabili. Aveva ragione Eco internet, i blog, i social sono l’innovazione più importante dall’invenzione della stampa alcuni secoli or sono. Con la differenza che, mentre la libertà di stampa per un paio di secoli ha richiesto rotative e carta e soldi, Facebook e soci sono praticamente gratis.

Oggi ciascuno è l’editore e lo stampatore di sé stesso. E questo vale anche per gli idioti, gli esibizionisti, i servi, i molestatori o l’ Isis. I giornalisti, in senso tecnico, servono sempre di meno. Hanno un senso se illuminano le notizie, le rendono comprensibili. Tant’è che molti tra costoro si sono inventati un mestiere diverso e lavorano per lobby pubbliche o private di propaganda.

Domanda. Si può impedire ad un imbecille di rompere le scatole con sciocchezze di vario genere? Se Zuckerberg avesse condizionato l’accesso ad un test di intelligenza o di sola cultura generale – come si diceva una volta – sulla rete ci sarebbero lui e qualche suo amico che con Facebook ha fatto una fortuna.

 Le idiozie - e ce ne sono tante - dobbiamo tenercele va bene. Ma l’orrore di Napoli no. Né gli inni al Terzo Reich o l’aggressione agli ebrei. Questa linea è insuperabile e dovrà Zuckerberg sbrogliarsi come mettere la sicura alla pistola.

Poi sia chiaro se qualche imbecille leggesse di più e scrivesse di meno l’umanità gli sarebbe grata.