«Abbiamo adottato come misura preventiva quella di disincentivare la nascita di logge nella zona ionica della Calabria». La frase suona quasi razzista: per evitare problemi, meglio bypassare tutta una zona della Calabria, cancellarla, archiviarla. A pronunciare queste parole ieri davanti alla Commissione parlamentare antimafia è stato il Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia, Fabio Venzi, che si è detto disponibile a consegnare l’elenco degli iscritti. Non tutti, dunque, sono resistenti come Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, che aveva difeso i “fratelli” calabresi e si era rifiutato di consegnare gli elenchi, temendo una sorta di caccia alle streghe. Rosy Bindi, presidente della Commissione, quei nomi li pretende: vuole scoprire se qualcuno dei soggetti finiti nelle inchieste antimafia in Calabria e in Sicilia è anche dotato della “Santa”, la dote speciale che appartiene a chi ha la doppia affiliazione. Bisi, preoccupato dell’incolumità dei suoi, si era opposto. «Sono pronto a collaborare ma gli elenchi non si toccano», aveva detto.
Venzi, sentito ieri attorno alle 13, invece, è di un’altra parrocchia. «Rispondo positivamente, a nostra tutela soprattutto, alla vostra richiesta di darvi gli elenchi, qualora ci verrà formulate», ha detto. Bindi, che ha già la richiesta pronta, ha precisato che gli elenchi avranno «il regime di segretezza degli atti». Nel corso dell’audizione, Venzi ha parlato proprio dei fratelli calabresi. «In Calabria è talmente importante l'attività dei fratelli calabresi che ho fondato una loggia di studi», ha spiegato. Ma non dappertutto: nella ionica meglio evitare.
Troppa ‘ndrangheta, forse, troppi malacarne. Sono poco meno di 200 gli iscritti in Calabria, che si piazza al quinto posto in Italia. Sono quasi tutti irregolari, invece, quelli calabresi iscritti all'ordine generale degli Antichi Liberi Accettati Muratori, che conta circa 197 persone in tutta Italia, ha riferito il Gran Maestro Massimo Criscuoli Tortora. «Ho abbattuto molte logge per mancati standard qualitative», ha spiegato.
In Calabria sono tre le logge, per un totale di 60 iscritti regolari. «I fratelli che abbiamo allontanato hanno creato delle piccole obbedienze che sono spurie», ha rivelato Criscuoli Tortora. Quelle spurie sono circa 124, la maggior parte delle quali proprio in Calabria e Sicilia, due regioni anomale per etichetta.
La Bindi, dal canto suo, vuole proporre una legge che regoli l’appartenenza dei dipendenti pubblici alla massoneria. «Se l'appartenenza massonica diventa prevalente ciò può essere in qualche modo deviante – ha affermato la Bindi -. In questo senso sia il Csm, che la Cassazione e in qualche modo anche la Corte di Giustizia europea ribadiscono con forza l'incostituzionalità di appartenere ad un ordinamento interno che abbia una sorta di supremazia su quello generale dello Stato». Ma la presidente dice di non voler demonizzare nessuno: «le massonerie hanno fatto parte della storia di questo paese». Ma la Calabria, forse, è una terra a parte.