Le ragazze ed i ragazzi di 15 anni di Santa Severina, splendido paesino del crotonese fin qui noto solo per il meraviglioso Castello, da un anno stanno prendendo parte ad un progetto, un esperimento in realtà, ideato in Islanda.Sì, praticamente dall’altra parte del mondo, tutto o quasi neve e ghiaccio e non la bianca argilla del marchesato o l’azzurro dello Jonio che si scorge. Fino a un anno fa a Santa Severina i giovani dell’unico liceo - il classico Diodato Borrelli - trascorrevano i loro pomeriggi a girovagare da un bar a un altro. Oggi recitano a teatro commedie e tragedie greche, si dedicano allo sport e ad altre attività culturali, e Santa Severina è diventata una piccola Islanda.
Il riferimento non è casuale: il comune ha deciso infatti di partecipare al progetto islandese Youth in Europe, ramo di “Youth in Iceland”, con il quale il Paese dei ghiacci è riuscito in 20 anni a sradicare alcol e droga tra gli adolescenti trasformandoli in salutisti.
Santa Severina vuole diventare, per dirla con una parola, come Reykjavik. Cosa hanno ideato in Islanda ed ora esportato an che nel crotonese? Il divieto per gli under 16 di uscire dopo le 22 nel periodo scolastico e dopo la mezzanotte in estate. I risultati sono stati straordinari, con diminuzione di quasi il 40 per cento del fumo e della cannabis.
Con il giusto mix di divieti, un coinvolgimento totale nelle attività sportive e creative, uno stretto rapporto tra genitori e scuola e perfino un coprifuoco, la percentuale di giovani islandesi abituati alle sbronze è passata infatti dal 48% del 1998 al 5% del 2016. Oggi l’Islanda fa scuola e offre a Paesi, città e municipalità, la possibilità di affidarsi ai propri consulenti e adottare il modello islandese.
In Italia, per ora, l’invito lo ha accolto solo Santa Severina. “Il comune ha deciso di candidarsi al progetto islandese nel 2015”, ha raccontato a Repubblica Roberta Caputo, responsabile del programma del piccolo borgo . Quando siamo stati scelti per partecipare, gli esperti sono venuti in paese per spiegarci come adottare il loro modello di prevenzione. Nell’ottobre 2015 abbiamo sottoposto il loro questionario a 50 alunni tra i 15 e i 16 anni del liceo classico. E abbiamo inviato le risposte in Islanda”.
Ne è venuto fuori che i ragazzi non partecipavano ad attività sportive extrascolastiche e “impiegavano il tempo libero girovagando da una casa all’altra e da un bar all’altro. E così avevano una certa facilità di venire a contatto con l’alcol, sostanza che non viene avvertita come un problema né dai ragazzi né dai loro genitori”, racconta Caputo.
Per gli esperti, la cura è semplice: “moltiplicare le attività gratuite per i ragazzi, dai tornei sportivi ai corsi teatrali, pur con i limiti di essere una delle province più povere d’Italia”. A un anno di distanza “i ragazzi non girano più nei bar del borgo. Ma se bevono o meno lo scopriremo al prossimo questionario”, conclude la responsabile.
In Italia il fenomeno è allarmante: secondo l’ultimo rapporto del Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe, è il Paese dell’Ue dove più ragazzi di età compresa tra i 15 e i 16 anni fumano. Il dato si aggira attorno al 37% contro il 21% della media europea, mentre il 21% degli adolescenti consuma alcol in modo eccessivo.
Come riporta uno studio pubblicato da Mosaic Science, in Islanda la rivoluzione anti-droga iniziò ufficialmente nel 1992, ma le basi erano state gettate molto prima e molto lontano, a New York da una tesi di dottorato di Harvey Milkman, professore di psicologia americano che oggi insegna all’università di Reykjavik. Lo studio di Milkman concluse che le persone consumano eroina o anfetamine a seconda della loro predisposizione nella gestione dello stress. Chi usa l’eroina vuole ottenere un effetto di stordimento, chi assume anfetamine cerca un effetto contrario. Mentre l’alcol è sedativo. Dopo la pubblicazione della tesi, Milkman fu inserito nel team di ricercatori ‘arruolati’dall’Istituto Nazionale statunitense per l’abuso di droghe. L’idea di fondo della ricerca era questa: “Perché non ottenere lo stesso effetto di ‘sballamento’ attraverso attività che incidono chimicamente sul cervello senza gli effetti deleteri delle droghe?”
Nel 1991 Milkman fu invitato per la prima volta in Islanda per parlare dei suoi studi. Un anno dopo, i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 16 anni di tutte le scuole furono sottoposti a un questionario. L’esperimento fu ripetuto nel 1995 e nel 1997.
I risultati furono allarmanti: il 25% dei giovani islandesi fumava ogni giorno, mentre il 40% si era ubriacato l’ultima volta appena un mese prima. Non solo. Lo studio aveva portato a galla un aspetto fondamentale: coloro che praticavano sport, frequentavano corsi, avevano un ottimo rapporto con i genitori erano meno inclini ad assumere alcol e droghe. Ora ci proviamo pure noi.