Auguri a Lucio Dalla

Auguri a Lucio Dalla
lucio dalla   Dice che era un bell’uomo e veniva dal mare è soltanto una delle tante frasi che ci hai regalato, che hai impresso nella memoria collettiva di quest’Italia che perde pezzi di civiltà ad ogni scatto di lancette, mentre tu, caro Lucio Dalla, ne hai segnato la storia musicale e la poesia furente della strada, quella dei versi liberi da ogni accademia e schema, la stessa scuola del Nobel Dylan, per intenderci.

Caro amico ti scrivo, un altro anno è passato e la tua voce tra graffio e Anidride Solforosa continua a tramandarsi autonoma, ha una vita sua indipendente, le hai regalato dei motivetti per vestirsi e lei, affatto vanitosa, rimane sospesa e imbrigliata tra Russi e Americani o Settime Lune o Piazze che, in qualsiasi posto, diventano Grandi con Santi che pagano pranzi a volontà.

Inventore di aforismi e locuzioni, hai dato più tu alla lingua parlata di ogni Cruscaiolo possibile, arricchendo le trovate di emozioni, tra sorrisi e lacrime, tra allegria e rimpianto.

Quale Allegria, potresti obiettare, e ti rispondiamo quella dei clarinetti e del pianoforte, dei gorgheggi e dei solfeggi. Quella che si alza la sottana fino al pelo, o che attraversa la notte in piedi per truffare la malinconia. Tu sei Lucio Dalla, ormai quasi un monumento nazionale, e ci piace immaginare che fai danzare le tue coriste come Ballerine, e che trascini il tuo pubblico come Nuvolari.

Come nelle tante volte a Reggio, io e il mio amico tuoi fans sempre presenti, sempre a ballare e cantare sotto il palco. Allo Stadio, in Piazza, al Cilea. Come fanno i Marinai, cantavamo con l’accendino acceso e il cuore al galoppo dalla gioia.

Adesso, col tuo nuovo compleanno, sappiamo bene Cosa Sarà che fa crescere gli alberi e la felicità: è la bella arte popolare che galvanizza chiunque, che accomuna nel canto e nel coro, il golfo di Sorrento o Anna come sono tante e siamo contenti, beati di vivere proprio come gli americani che espatriano o come i marinai sempre in cerca di una bimba da baciar.

Ti siamo riconoscenti per i tuoi doni, e per la tua filosofia della strada e dell’umanità, così traboccante d’amore vero che non può terminare con una morte qualunque e con il destino baro e questa Rotta inconcludente che, alla fine, accomuna tutti.

Domani è la tua festa e allora auguri caro amico, io ti scrivo così mi distraggo un po’. E non sei affatto lontano, sei qui, nella colonna sonora di ogni giorno.

Chissà se ci pensano ancora, chissà.