Con Rosario Villari scompare uno dei più prestigiosi studiosi e intellettuali del Novecento, non solo italiano. Villari, originario di Bagnara Calabra, ha intrecciato – fu la caratteristica degli studiosi della sua generazione a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale - una grande passione politica a uno studio via via sempre più rigoroso e scientificamente fondato. Sacha, come lo chiamavano quanti hanno avuto il privilegio della sua amicizia (il soprannome gli era stato “affibbiato” da Rita Maglio a cui Rosario pareva forse troppo religioso o lungo, una maestra antifascista di Reggio nella cui abitazione, di nascosto, si riunivano gruppi di antifascisti della città. Tra loro, nel vivaio dei più giovani, anche Sacha e il suo amico Tommaso Rossi), iniziò ragazzo a far politica nel Pci clandestino.E si appassionò presto allo studio della storia. Gli serviva per trovare e comprendere le radici della condizione in cui si trovava la sua terra. E la sua storia fu fin dall’inizio attenta a frugare tra gli eventi che avevano dato vita alla questione meridionale. E infatti il professore Rosario Villari fu prima di tutto, perché da lì ebbe inizio il suo tragitto scientifico, meridionalista: ma non gli bastava. Oltre che divoratore di libri fu redattore della battagliera Cronache meridionali, la rivista finanziata dal Pci, con sede a Napoli, da dove passarono centinaia di giovani intellettuali, non solo comunisti, tutti impegnati, anche con posizioni teoriche tra loro diverse e perfino distanti, sui temi del Mezzogiorno e del suo riscatto.
A Cronache meridionali si potevano incontrare, e/o scrivevano per la rivista, Giorgio Amendola (che era forse il più autorevole, nonché direttore assieme a Francesco De Martino e Mario Alicata, nato a Reggio), Giorgio Napolitano e Ruggero Grieco, Tommaso Fiore e Gerardo Chiaromonte, ma anche intellettuali del Nord come Vittorio Foa (reduce da venti anni di carcere) e Rodolfo Morandi, Pietro Grifone e Francesco Renda, o meridionali ancor più giovani come Andrea Geremicca e Giacomo Mancini (che con Sacha ebbe per tutta la vita una solida amicizia).
Ma il meridionalismo nato con l’unità d’Italia (curò la straordinaria antologia di scritti meridionali della Laterza, un libro in due volumi che credo non sia mai mancato in alcuna biblioteca pubblica o privata da Roma in giù) gli stava troppo stretto. Sacha ben presto iniziò a studiare cos’era successo ancor prima diventando, col passare degli anni, uno dei maggiori e più autorevoli esperti al mondo del Seicento spagnolo. Da questi interessi nacquero "Mezzogiorno e contadini nell’età moderna" "La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647)", "Mezzogiorno e democrazia".
Grande amico di Hobsbawm, lo storico marxista inglese che teorizzò il secolo breve, Villari giocò e vinse una grande sfida: scrivere un manuale che non fosse più la sequenza barbosa degli avvenimenti da studiare. Il suo Manuale in tre volumi (Laterza editore) significò l’irrompere di una ventata di aria fresca in una stanza chiusa e ammuffita che teneva lontani i giovani dallo studio della storia. Finalmente anziché imparare a memoria sequenze di date prive di senso, tormento di intere generazioni che vissero un rapporto ostile con la materia, arrivarono sui banchi delle superiori (e per gli esami universitari) tre volumi con la foderina rossa plastificata, e con pochissime date in cui si richiamava l’attenzione sui processi e le connessioni tra i grandi momenti che hanno segnato il nostro percorso. Diventò così possibile capire e collegare avvenimenti che prima bisognava fissare con un grigio e faticoso sforzo mnemonico e che comunque restavano spenti e privi di significato e conseguenze. E’ fuor di dubbio che Villari abbia rivoluzionato l’apprendimento della storia, grazie alla sua sterminata cultura e all’attenzione sempre viva attorno al dibattito storiografico.
Berlinguer nel 1976 lo convinse a candidarsi come capolista in Calabria per la Camera dei deputati e Villari, che aveva lasciato la regione da molto tempo ma con la Calabria, i suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni aveva mantenuto rapporti strettissimi, ebbe un riconoscimento straordinario dalla sua terra che lo ripagò con una valanga di voti di preferenza. Decise poi di non ricandidarsi e di tornare allo studio e all’università a tempo pieno. Insegnò a Messina, Firenze, Roma. Ma la sua attività scientifica l’aveva portato e continuò a portarlo in giro per tutto il mondo. E man mano che la sua fama cresceva l’attenzione e la passione politica restavano intatti: rigoroso sostenitore e difensore della migliore tradizione del riformismo meridionale.
Tantissimi anni fa gli chiesi, scherzando, come aveva fatto a costruire un manuale così diverso da tutti quelli che avevano assillato gli studenti italiani per decenni prima che lui arrivasse. Sempre scherzando (ma ora non ne sono più tanto sicuro), mi rispose: “Per capire la società contemporanea si devono fissare dei grandi punti e tenerli fermi. Direi: il 1492 con la scoperta dell’America; la riforma luterana con le tesi del 1517; il 1789 della Rivoluzione francese, e l’ottobre del ’17 di Lenin. Certo, penso scherzasse il mio ex professore di storia. Però io quelle quattro date le ho sempre tenute a mente.
Grazie di tutto Sacha, che la terra ti sia lieve.
*Il direttore di zoom è affettuosamente vicino a Mirella e Lucio, ad Anna e Marcello per la morte di Rosario Villari.