I NOVECENTO/2. La Grande guerra di Emilio Lussu in Un anno sull’Altipiano

I NOVECENTO/2. La Grande guerra di Emilio Lussu in Un anno sull’Altipiano

lussu

Ho fatto tutta la guerra libica e ho preso parte a molti combattimenti. Sono stato decorato al valore, come vede, e credo di non aver paura. Io credo di non aver più paura di un altro. Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch’io avanzi ancora di grado. Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa di oggi. Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla. Ma, quando siamo pronti per un combattimento, e, all’ultimo momento, arriva l’ordine di sospenderlo, glielo dico io, mi creda, si può essere coraggiosi finché si vuole, ma fa piacere. Sono questi, lealmente, i più bei momenti della guerra.

 

Un anno sull’altipiano, di Emilio Lussu, appare per la prima volta in Francia nel 1938 e poi da Einaudi nel 1945, e si riferisce al periodo di guerra tra l’estate del 1916 e quella del 1917.

Rileggerlo dopo tanti anni è stato come leggere un nuovo libro. Leggerlo all’ultimo anno di Superiore e leggerlo dopo più di 40 anni significa vedere altro. Per il libro poco valgono le definizioni di militarista o antimilitarista, lo stesso lettore le può utilizzare entrambe. E valgono anche poco quelle di romanzo o saggio. Dal libro è stato liberamente tratto il film Uomini contro di Francesco Rosi. Anche per il film, uscito nel 1970, discussioni forti.

Dice Lussu nella prefazione del ‘37: Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte. Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito.

Vari elementi emergono e colpiscono.

L’involontario fuoco amico. L’artiglieria nemica controbatté, con i grossi calibri, le nostre batterie, ma non tirò sulla prima linea. Sulla nostra prima linea tirò solo la nostra artiglieria. Quello che avvenne non fu sufficientemente chiarito.

Il giudizio degli ufficiali e della truppa sugli alti comandi: […] Ma l’esercito italiano è comandato dagli austriaci? […] -Quelli che comandano l’esercito italiano sono austriaci! – esclamò. - Austriaci di fronte, austriaci alle spalle, austriaci in mezzo a noi! […] -Salvare il generale! Confessa che sei stato comprato dagli austriaci! - […] I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci.

E poi la decimazione, la pratica più barbara. La parola deriva dal latino decimatio che significava "eliminare uno ogni dieci". In questa accezione la decimazione è stata utilizzata ancora durante la Prima guerra mondiale nel Regio Esercito del Regno d'Italia. (Wikipedia).

Accanto a questi elementi più o meno soggettivi, ci sono quelli di tattica: […] il monte è alto duemila metri. È perciò che i nostri comandi lo chiamano la <Chiave dell’Altipiano> […] Su quella chiave, i comandi per non perderla, hanno ammassato una ventina di battaglioni, mentre qui alla porta, tutti compresi, non siamo che quattro gatti. L’idea è sbagliata di sana pianta. Ma è scritto nei testi che, tenendo la vetta d’una montagna, si possa impedire al nemico di passare per la vallata sottostante. […] Se gli austriaci forzano lo sbocco, la <porta>, vi possono infilare tutta un’armata, senza avere un ferito, mentre la <chiave> resta appesa al muro.

Con tutti questi presupposti non poteva che seguire Caporetto nell’Ottobre del ‘17. Lo sfondamento nella valle, mentre il grosso dell’esercito era attestato sul monte, conferma la valutazione di tattica riportata nel libro e prima citata.

Il passaggio da Cadorna a Diaz del comando, pochi giorni dopo Caporetto, ha permesso l’avvento di migliori conoscenze e competenze al vertice dell’esercito. Il ruolo della competenza diventa centrale. Diaz proviene dal fronte e ha costruito la sua competenza di tecnico sul campo, e dopo la guerra si ritira a vita privata.

Solo con il rifacimento degli alti comandi, la revisione della vita in trincea, l’abolizione della decimazione, la riorganizzazione del processo informativo dal fronte verso i comandi e viceversa e tutto quanto altro fu modificato nella vita dell’esercito come la riduzione dei turni, con la rilettura del rapporto con gli alleati, che con gli USA dispiegarono in Europa una forza moderna, l’Italia poté ripartire da Vittorio Veneto.

Le competenze furono la base del successo. Con Vittorio Veneto l’Italia entra nel XX secolo dall’ingresso principale.

*Un anno sull’altipiano, Emilio Lussu, Einaudi, 1945