La Reggio sotto Reggio e il via vai delle congetture

La Reggio sotto Reggio e il via vai delle congetture
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Fare congetture. Un’occupazione alle volte più divertente che proficua, ma comunque praticata in ogni luogo e in ogni dove. Si fanno congetture di continuo, su tutto. Sul vecchio, sul nuovo. Ma anche su ciò che pur essendo vecchio, molto vecchio, praticamente un pezzo da museo, diventa d’improvviso la novità del momento.

È cosa recente, infatti, la notizia della scoperta di alcuni reperti nella zona di Piazza Garibaldi della nostra città. Sembra un film già visto. Si va a scavare per fare dei lavori, nello specifico la realizzazione di parcheggi sotterranei, e si trova qualcosa di inaspettato e di prezioso che si fa portavoce del ricco passato di Reggio Calabria e che diventa un richiamo irresistibile per le nostre orecchie non ancora totalmente sorde all’eco eterno della bellezza.

La sorpresa è ancora più piacevole se si pensa che, quasi nello stesso momento, la casa dei Bronzi, il nuovo MaRC, è diventata più spaziosa e confortevole, riuscendo ad attirare oltre 9000 visitatori nell’ultimo weekend con i suoi 4 livelli di esposizione permanente e le sue 200 vetrine.

Ma al di là delle coincidenze e dei numeri, cosa sta emergendo esattamente dagli scavi di Piazza Garibaldi? Mentre sui social impazza la bufala del mosaico greco, le ipotesi degli studiosi si modificano di volta in volta, tanto più si scava. Si è passati da un opificio di epoca aragonese o bizantina, a una struttura di epoca medievale fino a un basamento di epoca romana.

E alle congetture degli esperti, tra piatti, anfore, brocche e monete, si alternano quelle dei semplici cittadini che si recano a frotte, sia di giorno che di notte, sul luogo del delitto per curiosare ed esprimere la propria opinione.

Quelle più interessanti? Tutte quelle che sono riuscita a carpire.

“Una gradinata, di quelle dello stadio. Sicuro. Non li vedi i gradoni?” Pareva brutto confutare un’ipotesi così suggestiva, rivelando che la creazione di quei “gradoni” è conseguenza dello scavo e non l’oggetto del ritrovamento.

“Secondo me si tratta di roba nuova. C’è del cemento lì e che potevano sapere quelli che hanno abitato qua, gli Etruschi, i Cartaginesi, i Greci e i Romani, del cemento?” Se avesse aggiunto anche gli Ottomani e i Visigoti, l’arguto signore avrebbe citato un intero libro di Storia.

Nel frattempo, la polizia municipale, supportata dalla protezione civile, presidia l’area h24 e la preoccupazione che a qualcuno venga in mente di fare un tuffo nel passato, in tutti i sensi, alla ricerca del selfie perfetto col reperto, non è poca.

L’importante però, alla fine, è proprio che se ne parli, che questo meraviglioso via vai di congetture continui, perché la cultura in questo momento ha bisogno soprattutto di questo. Di attenzioni.