LA PAROLA e LA STORIA. Isari, Iamprari, Jungiri

LA PAROLA e LA STORIA. Isari, Iamprari, Jungiri
iamprari  Isari, analogo all’italiano issare  e al  in francese hisser, al tedesco hissen e all’olandese hijsen, al catalano hissar e all’inglese hoist,  indica il ‘sollevare’ di cose o anche di sé stesso: ìsati, alzati,  isa li pedi, alza i piedi, isa l’occhi, alza gli occhi, no nci isa cchiù, non ha più l’erezione.

Il verbo entra poi nelle  espressioni di incitamento come ooooh-ìsa-(lu) analogo al veneziano o,issa ove  “la vocale ‘o’ si pronunzia assai prolungata e serve per uno spazio tra l’uno sforzo e l’altro; e la parola issa è il segnale dello sforzo” e simile al catalano ajòs  e il sardo ajò da cui deriva la ayossa, voce dei rematori nelle galee catalane di fine Quattrocento ( Alessandro Parenti considera la aprola archetipo del modo di dire a josa in  Parole strane: etimologie ed altra linguistica, Firenze MMXV, pp. 35-54) che Coletta di Amendolea, umanista calabrese attivo a Napoli, denuncia come espressione di schiavitù:

Milli anne me pare quando

Cessarà sto dire ayossa

…….

Questa ayossa dir se sole

Per galeye catalane,

ma cui conforta non dole

la fatica de li strane.

Il comandante della galea che passa fra i rematori e grida loro l’incitamento certo non prova la loro sofferenza perché ‘la fatica de li strane’ non può essere confortata da chi non sa cosa essa sia; altrimenti detto ‘senza duluri soi caccia li moli’, caccia i denti agli senza sentire dolore.

E del resto, a riprova che i versi di Coletta non erano avulsi dalla lingua dei calabresi, Rohlfs registra aiosare, sollecitare, essere svelto, spicciarsi, aiòsati, spicciati!. Oltre aiosari potrebbe essere rilevante la parola alosi registrata da Rohlfs in collegamento con diri: diri alosi, dire cose inconcludenti, essere poco pratici, e che a nell’area grecanica veniva usato in questo contesto: un bambino chiedeva ad un familiare un rocchio di salsiccia in periodo di quaresima, e si sentiva rispondere: E dici alosi!  Il bimbo diceva la parola magica e riceveva la risposta: N’e provi sti cosi! La stessa cosa avveniva tra un ragazzo una ragazza quando l’oggetto della richiesta era un bacio o qualcosa di più piccante.   

Potrebbe dunque non essere improbabile una parentela linguistica tra ‘aiòsi’, voce verbale di ‘aiosari’, nel senso di affrettarsi e soffrire,  e ‘alosi’, parola che inibiva un desiderio per nulla illegittimo.

Altro verbo di ‘movimento’ è iamprari, stendere i panni ma anche ‘uscire di casa’, analogo al latino amplio-are, allargare: nel primo significato la stesura dei panni implica il loro allargamento e anche chi esce di casa in un certo senso ‘jampra’ sé stesso, ‘stendendo’ il suo corpo di qua e di là.

Interessante, a proposito di ‘movimento’,  e la serie verbale collegabile al verbo latino jungo-ere (congiungere, stringere insieme, riunire): jungiri, sopraggiungere (mentri stàvamu mangiandu jungìu me frati, mentre eravamo a pranzo è arrivato mio fratello) e, soprattutto:

a)    Giunta, una certa quantità di merce che il venditore aggiunge in omaggio a quanto il compratore ha pagato; ad esempio il macellaio, dopo aver pesato il kg di carne richiesto, ne aggiungeva un altro pezzo; in genere ogni cosa che viene aggiunta non perché dovuta ma per liberalità del donante. Ma ‘a giunta’ poteva riguardare anche un bene ‘immateriale’ ad esempio un racconto variato per addizione; anzi ‘a giunta’ in questo caso sembrava essere la regola intrinseca di ogni narrare: cu cunta menti a giunta, chi racconta mette sempre qualcosa in più. Ma anche giuntari, ricongiungere le due parti di una corda spezzata;

b)   Junta, quantità indeterminata (d’acqua, di favi, di cìceri, di farina, di canigghia, crusca, per Rohlfs e per il GDLI dal latino canilia, cibo per cani, poco convincente) contenuta dentro la concavità delle mani appaiate (mbiviva l’acqua junta a junta,  beveva l’acqua a poco a poco, seminava u granu junti junti, seminava il grano con le mani giunte, in abbondanza, non col pugno come dovrebbe essere);  

b)  juntari, raggiungere un luogo a salti, speditamente, per un’urgenza ( juntai nt’o medicu), juntammu    ddhà, ci siamo riuniti là, come il napoletano ‘giontarsi’, ‘e perciò non intendeva andare più a giontarsi con detti nobili’(G. Genoino, Memoriale dal carcere, a cura di R. Villari, Firenze 2012, p. 56).