LA PAROLA e LA STORIA. Litràru, Maccarruni, paddhecu, tracandàli

LA PAROLA e LA STORIA. Litràru, Maccarruni, paddhecu, tracandàli
fto5    Litràru, poltrone, cattivo lavoratore,  potrebbe derivare dal castigliano letrado, letterato, colto, avvocato, “gruppo sociale di estrazione media, di norma addottorato nelle grandi università e che costituì il nerbo della grande burocrazia spagnola” (Ramon Carande, Carlo V e i suoi banchieri, Genova, Marietti, 1987, p. 911). Passato in Calabria, probabilmente con la dominazione aragonese, il termine acquistò il significato negativo che ancora oggi conserva per la scarsa considerazione che letterati, avvocati e funzionari riscuotevano presso le classi popolari che li ritenevano, forse non a torto, fannulloni e parassiti.

Ma il dizionario portoghese riporta Letrado, que presume de discreto y habla mucho sin fondamento, Letradurìa,  dicho vano e inùtil , proferido con alguna presunciòn nonché Aletrìa, do arabe alitriya, Massa que è una especie de maccarrào muito delgado, maccherone molto sottile, ove non può sfuggire il legame semantico con il nostro maccarruni, maccarruni scundutu, mezzo scemo, stravagante.

Parole tutte collegabili con la voce calabrese litrarìa, poltroneria, scarsa fantasia di lavorare (ricordiamo negli anni sessanta del secolo scorso che in un paese della zona jonica era stato fondato un orgoglioso ‘Club dei litrari’)

Ma la Litrarìa si potrebbe collegare al greco latréia-as, servitù, culto, adorazione e dal verbo corrispondente latréuō, sono servo a pagamento.

Litràru ha molti sinonimi:

a)    cacùsciu, omofono al verbo greco kakoo,  ricevo male, danno, rovina, sono maltrattato; è un aggettivo che ben si attaglia a chi ha sofferto o soffre molto: è cacusciu, anzi cacusceddhu, un bambino malcoperto costretto a guardare le pecore in pieno inverno ma anche chi muore senza assistenza e lontano dalla famiglia;

b)   paddhecu, “(arretrato, babbeo) mi sembra presupporre  un <<pale-iko>> (antico abitante, indigeno) come Pallachorìo da Paleo-chorìo; probabilmente <<paleco>> è stato è stato coniato sul modello del classico palècthon (…) e di periìco, meteco e simili” (G.A. Crupi, La glossa di Bova, 14);

c)    stortu, latino stultus, semplicione, cretino; ma esiste anche lignustortu, legnostorto, delinquente, teppista, persona che è cresciuta male e la cui vita non si adatta a niente (come i legni torti che non sono adattabili ad  alcun uso e finiscono come legna da ardere). Sul lignustortu esistevano e si confrontavano due scuole di pensiero: una diceva che a lu lignustòrtu lu focu lu ndrizza, e cioè il delinquente viene messo in riga da qualcuno più cattivo di lui mentre i legnistorti ribattevano orgogliosi che a lu lignustòrtu mancu lu focu lu ndrizza, e cioè che al legno storto nemmeno il fuoco fa nulla in quanto lo può bruciare ma non addrizzare; come la giustizia che li poteva punire, al limite uccidere, i legnistorti ma non riusciva a farli recedere dalle loro pratiche.

Dietro questa querelle si potrebbero muovere molte idee a partire da Kant, che ha parlato di legnostorto dell’umanità a proposito della renitenza dell’uomo a farsi prescrivere dagli altri i fini della sua azione, per finire a Isaiah Berlin che in un libro recente (La libertà e i suoi traditori, Milano, Adelphi, 2005, sei conferenze) ha apertamente simpatizzato per i legnistorti nella convinzione che l’uomo non è perfettibile e che coloro che (sulla scorta di pensatori come Rousseau Fichte o Hegel)  hanno preteso di raddrizzare l’umanità hanno dato vita solo ad orribili e mostruose dittature; insomma lasciamo stare il legnostorto perché esso è un prodotto della natura a volerlo drizzare si rischia di creare dei mostri; non per nulla il legno dritto assomiglierebbe a una canna che certo non è il massimo della stabilità; Pascal docet.         

d)   ttrassatu, ritardato, dal verbo ttrassari, sp. atrasàr, restare indietro (manca in Rohlfs); si  dice anche di chi rimane indietro rispetto ad un programma che si era fatto o rispetto ad un lavoro stagionale: chist’annu sugnu un pocu ttrassàtu cu lu mètjri (quest’anno sono rimasto un po’ indietro con la mietitura), pensàva mi finìsciu pe’  domìnica ma sugnu un pocu ttrassatèddu (pensavo di finire per domenica ma sono rimasto un pochino indietro). In Spagna è stato famoso il paso atràs di Lagartijo, torero della fine dell’Ottocento, che prima di uccidere il toro faceva un passo indietro sia per difendersi, nel caso la bestia fosse riuscita ad evitare il suo colpo, e sia per una sorta di ultima riflessione su sé e sull’altro prima di dargli, non a cuor leggero,  la morte; su questa sorta di figura retorica della letteratura si è soffermata a lungo Clara Gallini (Il passo indietro del matador, in Belfagor, n. 6/2000, pp. 639/655). Franco Mosino (Storia del villaggio greco di Galllicianò, p. 87) ha pubblicato un documento dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria risalente al 1768 in cui il Governatore e il Giudice  di Condofuri dott. Francesco Arcidiacono, scrivendo a Nicolò Ruffo signore della terra di Amendolèa, nominava suo luogotenente tale Vincenzo Romeo con il potere di arresto in fragranza di delitto “perché non resti attrassata la giustizia”.

e)    Tracandàli, sinonimo di  Litraru su cui si è soffermato a lungo Paolo Martino, (Calabro-grecismi non bovesi, in Dialetti Meridionali tra arcaismo e interferenza, Palermo 2008, pp. 76-78), deriva da traclò, aggettivo e avverbio (ene  traclò, si è messo di traverso, anche antroponimo), da cui anche tracchiari, prendere tempo, temporeggiare, camminare di sbieco; quindi si è passato a trakl-andarion –traclandari – spilungone pigro registrato da Giovanni Andrea Crupi, poi consolidato in tracandali, con lo stesso significato, e nella forma Catandrali che Rohlfs registra a Gioiosa  e che sarebbe una variante con metatesi alquanto complessa della stessa parola.

Ricordando che la Canna era una unità di misura di circa 2 metri, non si deve sottovalutare la possibilità che tracandali, con la variante assimilata tracannali, derivi da un extra-cannalis > stra-cannali, persona lunga oltre la misura di una canna, ergo spilungone secondo la versione di Crupi.