REGGIO. Gli Idoli e il Viaggio di Pino Caminiti

REGGIO. Gli Idoli e il Viaggio di Pino Caminiti
pinocam   Un consistente numero di composizioni: sorprendenti, misteriose, capaci di smuovere qualcosa, eloquenti anche nel ribadire che non c’è un’età per esordire. Sono i materiali che Pino Caminiti, classe 1955,  ha assemblato dopo averli scovati e raccolti prevalentemente sulle spiagge dello Ionio. Legni, stracci, grate, corde, canne, oggetti metallici, vetri, bottoni che fanno una loro teatrale apparizione in feticci e idoli lavorati dalle forze della natura, ammaccati forse da una rabbia che li ha poi depositati e lasciati a se stessi. Composizioni ad arte  che si inseriscono nella dimensione dell’assemblage (che a sua volta rimanda storicamente al collage), dell’attenzione agli oggetti prossimi, per esempio della città e della civiltà (qui il cantore massimo è Joseph Cornell). Dal cubismo a Duchamp fino alla pop art, sappiamo quanto questa dimensione è stata praticata.

Pino ha compiuto questo suo primo percorso, si può azzardare, sulla linea del rivelare/nascondere, condotto da un gioco analogico intermittente, consapevole dell’elemento demiurgico ma anche del rischio connaturati all’atto di legare gli oggetti, saldamente sorretto sempre da un formidabile sgorgo creativo nonché da una misura e da una consapevolezza estetica che evidentemente vengono comunque da lontano, che sono state a lungo covate.

Per quanto mi riguarda ho subito “sentito” queste sue composizione e l’investimento che le impronta accogliendo i suggerimenti e le suggestioni e fantasticando di guerrieri antichi, di animali occhiuti, di nidi, di capigliature, di macchine leonardesche, di stanze pietrose, di navi e di Penelopi.

Ora Pino ha deciso di documentare fotograficamente questo impegno in un libretto, accompagnando le fotografie delle opere con alcune parole scritte che stagliano un’urgenza comunicativa, un bisogno di far affiorare qualcos’altro di sé, soprattutto frammenti dolorosi e scabri di un’autobiografia.

Ho vissuto dentro uno spartito/ scritto dal demone del senno./ liceo classico/ giurisprudenza/ concorso pubblico/ fidanzamento e matrimonio/ A ventott’anni avevo finito./ Potevo godermi la pensione / o ricominciare tutto daccapo.

Le rincorse della vita sembrano aver lasciato il protagonista in mezzo al ponte: vele strappate, lucchetti (tra matite colorate e soldatini di piombo), tronchi e rami appaiono anche in queste prose che esibiscono però una sorta di mutilazione, il sopravvenuto sentimento di una rinuncia consumata fin dal passato remoto e una figura molto più dolente di quella che cattura gli oggetti e li nutre con cura grazia e divertimento.

E’, questa fra prose e immagini, una felice incongruenza che riapre il giusto spazio alla complessità, alla mescolanza, alla sovrapposizione e che forse mette un po’di giustizia nelle nostre sentenze crudeli.

Per parte mia, in amicizia, faccio all’artista un caloroso augurio affinché ottenga con questo lavoro incredibile qualcosa di ciò che gli manca e gli preme.