Giugnu e giugnettu / pocu o nenti nt’o lettu
Giugnettu era il mese di luglio e risultava da una fusione della radice di giugn-o e delle desinenza di juill-et , luglio in francese, opportunamente acconciata alle uscite del dialetto calabrese.
Giugno e luglio, mesi intensi rispettivamente di mietitura e di trebbiatura, sono dunque inconciliabili con poltronerie di sorta.
Giugnettu caddia spaddhi e pettu, luglio dunque, oltre che mese di lavoro, è mese di grande caldo; giugnettu nenti corpettu, ove il corpetto e il gilè di lana o di fustagno che difendeva gli uomini dai rigori del clima.
Luglio ed agosto sono anche i mesi di calura nei quali cantano le cicale. Le mandrie non producono granché e i pastori, anziché fare il formaggio, impiegano il poco latte solo per alimentarsi: quandu canta la cicala / lu massaru mungi e ‘mpana: il verbo ‘mpanari indica il mescolare il pane, preferibilmente biscottato, con il latte, per la zuppa base della colazione.
Quandu veni lu misi d’agustu
Lu villanu si metti e cantà
Perchì ndavi nu pocu dimustu
e tanti fica nta li ficà
Agosto è dunque il mese dei fichi e dell’uva, delizia per la gola dei bambini, anche poveri che godevano di una sorta di franchigia nella raccolta per sfamarsi senza bisogno dell’autorizzazione padronale; ad essi si aggiungevano i fichi d’India, avvolti da spine sottili e insidiose che solo i grandi sapevano come domare:
fica, racina e ficundiani / i figghioli aundi vonnu ndi ponnu mangiari.
Ad agosto era opportuna un’ultima sarchiata alla vigna se uno voleva garantirsi una raccolta abbondante: Si vo’ assai mustu / zappa a vigna ‘o misi d’agustu; per molti quel sarchiare era il secondo (dubbrari) per altri addirittura il terzo (nterzari).
Ad agosto è benedetta anche la pioggia dopo le arsure dei mesi precedenti: fa bene agli olivi, alla vigna ed anche agli alveari: acqua d’agustu / ogghiu, meli e mustu.
Per valutare la raccolta degli ulivi, dopo l’acqua d’agosto, è decisivo il mese di settembre: gghianda e alivi / a settembri si vidi.
Insomma settembre è il periodo in cui si realizzano le buone premesse del mese precedente: agustu cucina, settembri minestra (Spezzano, 9).
Settembre aveva un nome, rigustu, legato, come giugnettu rispetto a giugno, al mese precedente. Infatti ne ripeteva i fasti del caldo ed anche le prime piogge: Agustu e rigustu su capi di mbernu.
Ma se la pioggia è troppa si rovina la vendemmia: Settembri acqua e ventu / pocu mustu nt’oparmentu.