Il fatto che non vi siano state partenze non tranquillizza certo il Viminale, dove e' chiaro a tutti che l'esodo non e' affatto finito e che le stime ipotizzate grazie alle informazioni d'intelligence raccolte in Libia - a fine anno saranno oltre duecentomila i migranti sbarcati in Italia - restano attualissime. Per questo le parole di Martin Kobler non cambiano gli scenari. L'inviato dell'Onu in Libia ha sostenuto che "non ci sara' una nuova ondata migratoria" poiche' nel 2016 le partenze dalla Libia verso l'Italia sono diminuite di un terzo.
I dati del Viminale, aggiornati a venerdi', dicono pero' una cosa diversa: e' vero che il flusso dalla Libia ha subito un calo - dal 1 gennaio sono arrivati 32.591 migranti contro i 37.819 sbarcati nello stesso periodo del 2015 - ma e' anche vero che nello stesso periodo sono piu' che raddoppiate le partenze dell'Egitto. 4.414 quest'anno contro i 1.854 dell'anno scorso. Numeri ancora esigui, si fa notare, ma comunque da tenere presenti poiche' confermano che la rotta e' ufficialmente riaperta. In ogni caso, se si guardano i valori assoluti si vede che non c'e' stata alcuna riduzione: quest'anno sono arrivati poco piu' di 41mila migranti, nel 2015 erano 41.485.
Ma c'e' un altro problema che preoccupa l'Italia ed e' strettamente legato all'atteggiamento dell'Europa. Mentre si discute il migration compact, infatti, da Bruxelles continuano a spingere - ne e' prova l'ultima di una serie di lettere inviata a Roma dal direttore generale del Dipartimento immigrazione dell'Ue Matthias Ruete - affinche' l'Italia apra nuovi hotpost e, soprattutto, i Cie. Strutture controllate dalla polizia dove dovrebbero andare tutti quei migranti che non hanno diritto allo status di rifugiato. Non sfugge a nessuno che l'obiettivo dell'Europa e' far si' che i migranti non lascino l'Italia per altri paesi. Ma Roma ha altre idee, in particolare che sia proprio l'Unione europea a farsi carico dei rimpatri di chi non ha diritto di restare.
Da tempo infatti il nostro paese chiede un impegno piu' concreto su questo fronte da parte di Bruxelles, che finora ha fatto finta di non sentire. Un braccio di ferro che non inizia certo oggi ma che potrebbe portare, qualora dovesse esserci un aumento degli arrivi, ad uno scontro nelle prossime settimane. Per il momento, pero', l'Italia non ha intenzione di alzare i toni e dunque si lavorera' sull'unico fronte su cui non ci sono frizioni, vale a dire gli hotspot. Ai quattro gia' aperti - Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto - ne seguiranno altri. I primi dovrebbero essere quelli di Mineo e Messina, anche se non c'e' ancora una decisione ufficiale, seguiti da uno in Sardegna e uno in Calabria. C'e' poi il problema dell'accoglienza. Ad oggi infatti sono ospitati nelle strutture oltre 116mila migranti e 15mila minori. Il sistema ancora tiene ma e' al limite: un altro paio di settimane come quella appena passata e si va in emergenza. Senza contare che per quanto riguarda i minori il problema va risolto subito, perché' mancano le strutture adeguate.