"Al suo posto - prosegue ancora Nesci - mi sarei assunta le responsabilità maggiori, perché' quei dirigenti che le avrebbero scavato la fossa li ha scelti lei o, nella migliore delle ipotesi, li ha lasciati lei dove li ha trovati. Purtroppo, non ha mai voluto saperne dei consigli e degli appelli del Movimento 5 stelle, che le ha sempre segnalato anomalie, contraddizioni, irregolarità e conflitti nella macchina amministrativa regionale. Si è voltato dall'altra parte con un atteggiamento di superiorità contrario alla sua tradizione politica. Ha preferito agire da se', circondandosi di uomini del passato, di figure compiacenti o di burocrati 'quattro stagioni', camaleontici, avvezzi a girare i brodi di palazzo. Le rammento il suo silenzio ostinato sulle nomine di Santo Goffrè', Domenico Pingitore, Domenico Pallaria, Giulio Carpentieri, Sergio Arena, Antonio Belcastro e tanti altri che, per diversi motivi, giuridici o di opportunità, non potevano stare ai vertici di aziende, dipartimenti, postazioni chiave della Regione"ocura senza saperne il significato, oppure va radiato l'avvocato della Regione che ha curato il controricorso sulla rete ospedaliera, insieme a eventuali collaboratori.
Non si danno altre possibilità logiche. Se lei avesse firmato alla cieca, sarebbe ancora peggio, perché' significherebbe che la Calabria ha un governatore irresponsabile e leggero, incapace di badare alle sorti di un'intera regione, inadatto e pericoloso al potere. Se invece il caso fosse imputabile, come lei ha significato, a un'anarchia interna all'apparato regionale, bisognerebbe: chiedere la radiazione dei legali coinvolti, avviare le procedure per il loro licenziamento e per quello di altri dipendenti che avessero partecipato al tradimento contrattuale, individuare al volo il mandante politico-istituzionale e, non ultimo, chiedere scusa ai calabresi". "Vale ricordare - sostiene ancora la parlamentare - che c'era il suo assenso di rappresentante legale sul controricorso della Regione Calabria volto a ottenere il rigetto dell'azione di un Comune contro il decreto commissariale sulla rete degli ospedali.