
L’appalto relativo alla depurazione e alla gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria «costituiscono esempio paradigmatico del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine». Sono parole di desolazione quelle scritte dagli inquirenti, che raccontano la procedura avviata in una fasa in cui il Comune era sotto gestione commissariale, un lavoro da 70milioni di euro affidato al Rti, composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios Sl e Idrorhegion Scarl srl. Un bando predisposto da Marcello Cammera, in qualità di Rup incaricato dal Comune, e da Bruno Fortugno, progettista incaricato di coadiuvare il dirigente nella gestione del servizio idrico integrato. È qui che entrano in scena i cugini Alberto e Mario Scambia, tra i principali referenti di “Idrorhegion Scarl Srl”, società sorta dalla sciossione di un ramo d’azienda della “Acquereggine Scarl Srl”, ovvero quello relativo alla gestione del rapporto contrattuale del servizio di depurazione con il Comune di Reggio. Una società che per parecchi anni ha gestito il sistema di depurazione delle acque per conto del Comune di Reggio. A comandare nelle scelte era Alberto Scambia, che da Roma era il dominus della società, rappresentato territorialmente dal cugino Mario. «Alberto Scambia – si legge nel decreto di fermo - è colui che gestisce operativamente sia la “Idrosur S.r.l.” che la “Essevu S.r.l.” e ne amministra i profitti». L’altro socio di fatto è Domenico Barbieri, presidente del Cda della Idrorhegion, che controlla il 24,4% delle quote sociali intestate alla Gear Srl, della quale detiene il 79%. Ma di mezzo, ancora una volta, c’è Paolo Romeo. Che non ricopre alcun ruolo formale nella vicenda, «per come è suo stile», sottolineano gli inquirenti, «ma le indagini hanno accertato che il Romeo, oltre a palesare co-interessenze imprenditoriali con Barbieri Domenico – si legge -, vantasse uno speciale rapporto di solidarietà ed influenza nei riguardi di Marcello Cammera; sicchè, era messo a parte dal Barbieri dei progressi delle trattative per il mercimonio dei pubblici ufficiali e delle conseguenti loro attività abusive. Ed in questo contesto, il Romeo interveniva, reiteratamente, per sollecitare Cammera e Fortugno ad aderire alle pretese degli imprenditori privati, ma anche per comprendere talune dinamiche amministrative connesse al pagamento delle “mazzette”». Barbieri, infatti, chiese a Romeo di riferire a Cammera «di tenere maggiormente in considerazione la sua posizione rispetto a quella di Alberto Sscambia il quale, in Acquereggine ha ricoperto la carica di amministratore unico e consigliere della società». Ma nella vicenda c’entra anche Domenico Kappler, ex senatore di An, legato da rapporti imprenditoriali con Alberto Scambia, anche lui privo di cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda. Secondo le indagini, Kappler avrebbe manifestato interesse nella gestione operativa di Acquereggine e Idrorhegion, «ma, soprattutto, egli svolgeva il ruolo di amministratore delegato della società pubblica “Risorse per Roma” S.p.a., attraverso la quale era conferito al Cammera un incarico professionale che costituiva una porzione del prezzo (frutto di plurimi mercimoni) della sua corruzione ed ha dimostrato di avere significativa capacità d’influenza presso Acea S.p.a., Bossola Andrea nato a Roma il 01.05.1961, procuratore, nonchè “responsabile della funzione idrico e della funzione reti” della citata S.p.a.».
IL BANDO - «Le vicende connesse alla predisposizione del bando di gara ed, alla sua pubblicazione, quelle relative allo svolgimento dell’incanto e, dopo l’aggiudicazione, quelle aventi ad oggetto la convenzione che doveva regolare i successivi rapporti di concessione del servizio di depurazione e di quello idrico, sono state gravemente viziate da una serie plurima di irregolarità, atti illegittimi e vere e proprie condotte di reato, volte ad agevolare il Rti aggiudicatario dell’appalto». I pubblici ufficiali «corrotti» avrebbero stretto una «stabile e duratura solidarietà» con gli interessi dell’impresa aggiudicataria «a discapito di quelli pubblici che dovevano tutelare, al punto che gli stessi assumevano, spudoratamente, le posizioni private, in una relazione di schietta solidarietà con gli imprenditori aggiudicatari». Il bando di gara, secondo la Dda, sarebbe stato cucito addosso al Rti, tramite attività collusive e fraudolente poste in essere dagli imprenditori. Anzi, lo stesso Rti è stato ideato proprio allo scopo di garantire la continuità ed anzi l’estensione anche alla gestione del sistema idrico, a favore degli stessi imprenditori - Scambia e Barbieri - che già gestivano tramite Acquereggine il sistema di depurazione della città. «Dapprima selezionando quale partner del Rti il colosso spagnolo di Acciona Agua Sa, società leader del settore con ricchissimi fatturati, quindi inducendo i pubblici ufficiali Cammera e Fortugno a ritagliare il bando di gara a misura del raggruppamento imprenditoriale così formato – scrivono gli inquirenti -, Barbieri e Scambia, sotto la regia di Paolo Romeo, inibivano ogni forma di reale concorrenza nel citato pubblico incanto». Il loro rapporto privilegiato con gli uffici aveva consentito agli imprenditori di ricevere informazioni riservate tali da poter mettere in atto la decisiva alleanza con il partner spagnolo, riuscendo anche ad intervenire sulle clausole negoziali del bando, affinchè le obbligazioni che la concessione poneva a carico dell’aggiudicatario fossero le più vantaggiose possibili. Quindi, mentre da un lato influenzavano la predisposizione del bando di gara per essere certi di aggiudicarsela, dall’altro condizionavano i profili negoziali che avrebbero regolato il successivo rapporto – della durata di 25 anni - «in maniera sfavorevole all’ente pubblico, a tutto vantaggio del privato». Una capacità di infiltrazione «infida e perniciosa», commentano gli inquirenti.
IL TRIANGOLO CAMMERA-BARBIERI-ROMEO – Per la Dda si tratta di «uno dei perni del sistema criminale». È Romeo che sponsorizza Barbieri a Cammera. Per l’ex deputato Psdi l’allineamento di Cammera e Barbieri «è un imperativo categorico imprescindibile», annotano gli inquirenti. Dai dialoghi intercettati emerge con chiarezza come «Barbieri perorasse dapprima presso il Cammera (sponsorizzato allo scopo dal Romeo), quindi presso il Fortugno (reputato soggetto già incline e propenso a venire incontro alle esigenze del privato) le necessità dell’impresa di garantirsi clausole contrattuali che consentissero di accumulare maggiori profitti, attraverso lo squilibrio del rapporto economico a danno dell’ente pubblico o dell’utente finale: l’inerme cittadino». Era in corso, infatti, «una clamorosa truffa»: non solo si stava ritagliando il bando affinché Rti fosse l’aggiudicatario, ma si stavano predisponendo i parametri normativi affinchè il privato conseguisse «ingenti, quanto ingiusti guadagni, in corso di esecuzione del rapporto negoziale appaltato». Le previsioni di volume d’acqua fatturato, indicate «artificiosamente al rialzo nel bando di gara», avrebbero avuto effetti «nefasti» per il Comune, in quanto non raggiungendosi i volumi dichiarati dall’ente pubblico, sulla cui base il privato avrebbe fondato il suo piano economico. In tal modo, il Comune avrebbe dovuto corrispondere all’impresa la differenza tra il ricavo previsto e quello reale. Elementi «ben noti» agli ufficiali pubblici coinvolti, a Romeo e agli imprenditori. Barbieri viene rassicurato da Romeo in merito alla «messa a disposizione» dei funzionari comunali. Per agevolare l’aggiudicazione da parte del Rti, era stato previsto di parametrare i requisiti economici dei partecipanti all’intero valore dell’appalto, comprensivo di lavori e servizi, «sebbene la norma fosse espressamente catalogata nel titolo relativo ai soli lavori e sebbene la dirigente della Suao addetta all’appalto avesse espressamente eccepito (rappresentando potenziali ricorsi sul punto) l’eccessività del parametro, nonché il suo porsi in contrasto con la normativa europea e quella nazionale che tendevano a favorire ed ampliare la concorrenza». Ma Cammera si oppose a tale obiezione, «rilevando la necessità per il Comune di conseguire adeguate garanzie economiche non solo per l’esecuzione dei lavori, ma anche e soprattutto per lo svolgimento di un servizio pluriennale di assoluto rilievo ed indispensabilità per cittadinanza». Ma le qualità economico-patrimoniali servivano solo a selezionare l’aggiudicatario, «mentre erano, poi, svilite nella concreta gestione del rapporto, allorquando, invece, dovevano avere maggiore rilievo, per garantire effettivamente le esigenze pubbliche che i pubblici ufficiali dovevano tutelare». Un’illogicità che serviva solo a favorire il Rti nata da un’alleanza fatta sulla base di accordi preventivi con colossi del settore, senza i quali sarebbe stato impossibile partecipare al bando. Informazioni che gli altri concorrenti non potevano conoscere.