Il primo. Nessuno ha vinto. Perché per vincere bisogna conquistare la maggioranza dei parlamentari di Camera e Senato o poterla determinare. Dal voto sono emersi: due “miglior perdenti”, Cdx e M5s; e due “peggior perdenti”, Pd e LeU. I “miglior perdenti” non sono stati in grado di dar vita a un governo. Troveranno un accordo? Non si sa, ma per ora è tutto in alto mare.
Quanto ai due “peggior perdenti”: intanto, non è detto che il Pd, che pure in termini assoluti è il secondo partito italiano, riesca a superare la botta ricevuta; mentre per LeU è anche peggio. Il suo risultato è tanto misero da suggerire l’ipotesi della chiusura del ciclo storico in cui frammenti della sinistra si sono staccati per rifondarla, dopo gli ultimi tentativi della sinistra Arcobaleno (2008) e della lista Ingroia (2013). LeU non ha tolto un voto al Pd (che ne ha perduti un bel po’, né ha intaccato il mare (sempre più vasto e profondo) dell’astensione di sinistra.
Il secondo, la tenuta dell’unità del Cdx, al di là delle mille fratture che lo attraversano, regge. Non per la (scadente) volontà unitaria dei suoi tre leader. La saldezza dipende dal fatto che una rottura ridurrebbe le sue componenti a forze modeste del sistema politico nazionale. Il Cdx unito è la coalizione che più s’è avvicinata alla vittoria. I tentativi di separare Berlusconi e Salvini s’infrangono perché nessuno sceglie di precipitare nella parte bassa del potere. La più grande forza del Cdx, la Lega, è soltanto il terzo partito del paese. Il Cdx unito è primo. Salvini, segretario della Lega, mai potrebbe aspirare a dirigere il governo. Potrebbe riuscirci invece come Capo del Cdx (che, per ora, ha anche risolto il problema della leadership).
Il terzo punto dovuto al voto è l’impossibilità del Pd di partecipare alla formazione di un governo, data la dimensione della sua sconfitta e, soprattutto, le diversità di programma con Cdx e 5s. Per il Pd l’opposizione non è una scelta ma la condizione in cui è stato collocato dagli elettori. Sul punto c’è confusione, anche perché Cdx e 5S, e le rispettive tifoserie, hanno lanciato un’Opa (Offerta Pubblico Acquisto) su quel che del Pd è rimasto. La frattura nel Pd non è tra chi vuol fare il governo coi 5s e chi no. Ma (a parte la parziale e contorta eccezione del presidente Emiliano) nessuno nel Pd ha mai chiesto (almeno ufficialmente) un governo coi 5s che, del resto, i 5s non avevano mai proposto fin quando non sono diventate evidenti le difficoltà tra 5s e Cdx. Tutte le correnti del Pd, nessuna esclusa, hanno votato un documento contro la partecipazione a un governo col Cdx o coi 5s. Tra l’altro è accaduto dopo l’accordo organico tra tutto il Cdx (Fi compresa) e i 5s per l’accaparramento delle presidenze delle Camere emarginando il Pd. Lo scontro dentro il Pd è concentrato su come creare difficoltà a Cdx e 5S. S’è dipanato con la ferocia antica con cui la sinistra affronta le discussioni interne nei momenti cruciali e con la furbizia delle correnti che usano il dibattito per accrescere il proprio peso.
Lo stallo del paese nasce dalla pretesa di ignorare i dati reali del voto sostituendoli con la retorica di presunte vittorie politiche e/o supremazie etiche. Il 5s Di Maio ritiene di aver vinto le elezioni, cioè di essere il “miglior perdente”. Ma perché sia vero dovrebbe spezzettare il Cdx, prospettiva che malgrado le mille fratture che l’attraversano, il Cdx si rifiuta di accettare. Da qui il veto 5s contro Berlusconi e Fi (allargato anche alla Meloni). Ma perché Salvini che controlla col Cdx la maggioranza relativa dei parlamentari dovrebbe mutilarsi per far piacere a Di Maio?
Se Salvini non si può separare da Berlusconi, pena l’irrilevanza, Di Maio non può allearsi con l'intero Cdx perché sarebbe il numero 2 dell’alleanza. Al governo col Cdx (quindi con B.) Di Maio verrebbe travolto dai suoi ex elettori che paradossalmente gli rimprovererebbero di preferire la politica (cioè i rapporti di forza) alla retorica del moralismo. Insomma, si aprirebbe un’autostrada per l’assalto dei Fico e del Dibba che piallerebbero Di Maio col rischio di spezzettare i 5s. Dall’angolo ha tirato fuori l’idea di poter fare il governo sia col Cdx che col Pd/Csx: una proposta che radicalizza lo scontro col Pd.
Come finirà? Nessuno che voglia esser preso sul serio può prevederlo. Certo, il quarto punto fermo emerso in questo mese e mezzo è la volontà di Mattarella di fare un governo, di farlo presto, di farlo durare. Naturalmente andando oltre le alleanze fin qui ipotizzate. Vedremo. Le possibilità che ci riesca sono alte, specie se si aggiunge alla volontà del Presidente quella dei quasi mille parlamentari che di tonarsene a casa non ne hanno alcuna voglia (quale che sia il loro partito e il loro leader).