
Quindi Marco Minniti. E’ lui il probabile nuovo segretario del Pd. Ufficialmente viene lanciato come candidato alla segreteria da 13 sindaci. Ma a scorrere l’elenco il progetto diventa chiaro. Tra i 13 figura Dario Nardella, sindaco di Firenze e fedelissimo di Matteo Renzi. E c’è Antonio De Caro, firma pesantissima perché viene dalla Puglia: è sindaco di Bari, molto più vicino all’ex segretario del Pd che non a Emiliano. C’è Falcomatà, il sindaco di Reggio che nei giorni scorsi ha fatto diversi assist per la ricandidatura di Oliverio alla Regione Calabria. Se poi ci si allontana dall’elenco dei sindaci e si scorrono le prime agenzie, appare il plauso dell’on. Rosato, un altro della squadra di Renzi. Insomma, il pressing viene dall’ex maggioranza organizzata attorno a Renzi e sembra anche una risposta alla sollecitazione prodiana dei giorni scorsi che ha chiesto a Renzi di far coincidere nel Pd il potere reale, che è quello dell’area di Renzi, col potere formale, cioè l’assunzione ufficiale della segreteria Pd.
Certo Minniti non è facilmente collocabile e proprio per questo sembra la soluzione giusta del rebus. Un antico passato Dalemiano, ma anche un solido rapporto con Veltroni, una vicinanza significativa con Gentiloni e, soprattutto, un profilo di riformista convinto capace di pescare nell’area della tradizione che viene, come lui, dal Pci ma anche di parlare al mondo cattolico che ha molto apprezzato, ad altissimi livelli, la sua linea sui migranti.
Dice il documento dei sindaci: "Abbiamo bisogno di individuare un profilo forte e autorevole contro l'incompetenza e l'estremismo giallo verde. Crediamo pertanto che Marco Minniti, figura dal netto profilo democratico e unitario, potrebbe essere la figura giusta per guidare il nostro partito". E' l'appello, viene sottolineato, è "per un congresso unitario". Tra le firme il presidente dell'Anci e sindaco di Bari, Antonio, Decaro, e poi Dario Nardella (Firenze), Marco Alessandrini(Pescara), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria), Giorgio Gori (Bergamo), Matteo Ricci (Pesaro). Quindi la precisazione: "Crediamo che occorra ragionare in termini unitari anche sul prossimo congresso e sul futuro candidato. Non possiamo fare un congresso in un clima conflittuale abbiamo bisogno di figure autorevoli per combattere la destra, in grado di fare un'opposizione forte e capaci di uscire dalle logiche dello scontro interno. Solo così potremo mettere insieme le energie migliori del centrosinistra e ripartire". Questo, scrivono i sindaci, tanto più per il fatto che il congresso “si svolgerà, presumibilmente, nel mezzo delle elezioni regionali in Abruzzo, Basilicata e Sardegna e alla vigilia di elezioni europee ed amministrative che riguarderanno 4mila comuni su 8mila, più la regione Piemonte". Nel suo percorso "Marco ha sempre dimostrato forza, autorevolezza e grande capacità unitaria all'interno della sinistra e del campo democratico, fuori da schemi precostituiti. Inoltre abbiamo bisogno di rendere i territori protagonisti della ripartenza. Dal riformismo concreto delle città può nascere l'alternativa e Marco è stato un riferimento per tanti sindaci italiani. Per questo crediamo che la sua candidatura possa essere una base di partenza per un congresso del Pd con una forte tensione unitaria e per un rilancio ed un rafforzamento vero del centrosinistra".