
Per cortesia cari dirigenti del PD, partito per il quale simpatizzo, non incominciate con le solite liturgie. Non avviate raccolta firme per fare restare il segretario. Non rilasciate le solite e vacue dichiarazioni di apprezzamento verso Zingaretti. Non affermate che serve unità. Non esternate sul momento drammatico causa covid. Non avvitativi nelle banalità politiche. Avviate una discussione seria, chiara e trasparente sul ruolo che questa partito cosi come è stato pensato e come invece nel corso degli anni si è realizzato e trasformato, e se ha ancora ragione di esistere e giocare un ruolo positivo nella società e per la società Italiana.
Zingaretti con la sua dichiarazione ha dimostrato enormi limiti di tenuta politica e di conduzione del partito. Quella dichiarazione certifica, per la provenienza, l’inesistenza del Pd ridotto ad un crogiuolo di interessi personali non conciliabili con la politica che coinvolge tutti. Una tragedia che in caso di ritorno di Zingaretti si trasformerebbe in farsa.
Un segretario dopo due anni di conduzione del partito, viste le difficoltà, avrebbe dovuto convocare l’assemblea, presentarsi con una linea politica ed organizzativa e chiedere un voto. All’esito assumere decisione. Zingaretti ha vinto il congresso con amplissima maggioranza, le scelte del partito, invece, sembra che più guidarle le abbia subite, forse la sua maggioranza lo teneva ostaggio? O dobbiamo credere alla favola che la minoranza, esigua nei numeri, lo condizionava in virtù di una maggiore presenza nei gruppi parlamentari? In entrambi i casi se aveva le mani legate per liberarle doveva presentarsi in piena autonomia nell’assemblea, per disegnare il futuro che riteneva giusto, quello della linea politica del partito e quello del modello organizzativo.
La dichiarazione di Zingaretti non contiene una prospettiva politica sembra uno sfogo psicologico liberatorio o una mossa tattica disperata che non gioverà alle prospettive del Pd. Una discussione alta potrà, forse restituire quello che questo ultimo atto toglie definitivamente. Mai un segretario del Pd è riuscito a concludere un mandato conferitogli dalle primarie. Un destino cinico e baro o un profondo problema organizzativo e politico, sottovaluto?
Oggi o si affronta in maniera radicale e innovativa la presenza del Pd nel nuovo scenario politico che inevitabilmente l’elezione di Draghi ha creato oppure ci sarà una discussione primitiva che schiaccerà questo partito nella funzione e nel ruolo che i socialdemocratici giocarono nella prima repubblica: l’occupazione marginale del potere quando servivano i loro numeri. Il fallimento di una ambizione, quella del Pd, forse troppo grande di guidare il paese