L’ANALISI. Politica, Referendum e Nuove generazioni in Calabria

L’ANALISI. Politica, Referendum e Nuove generazioni in Calabria
scontro Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini. Insieme fanno oltre il 90% del corpo elettorale. Di quello che va a votare si intende. Cosa hanno in comune tutti e quattro? Il primo ed il secondo non sono mai stati eletti in Parlamento. Il terzo lo hanno mandato via dopo una condanna definitiva ed il quarto è stato sì eletto, ma a Bruxelles. Insomma tutti e quattro non solo parlamentari della Repubblica. 

Una cosa senza precedenti che di per sé potrebbe dar conto della ormai manifesta crisi delle democrazie rappresentative di tipo parlamentare. Fenomeno studiato da tempo, ma che in Italia si tocca con mano. Tre dei quattro dicono che voteranno No al referendum costituzionale di novembre. Tutti e tre dicono che la riforma voluta da Renzi minaccia la “centralità” del Parlamento e, quindi, la tenuta democratica del paese. Per carità tutte le obiezioni sono legittime, ma sentirselo dire da chi dal Parlamento è stata mandata via o non può entrarci o non ha voluto starci è un po’ paradossale.

Due partiti su quattro (Fi e M5s) stanno letteralmente fuori dal modello costituzionale di organizzazione dei partiti. Hanno due strutture dichiaratamente aziendali di organizzazione con a capo due leader che gestiscono ogni cosa. Grillo ha appena annunciato che a Roma non ci saranno le Olimpiadi ma la decisione toccherebbe al consiglio comunale capitolino e, quindi, ai romani. Una cosa impensabile in altri partiti, ma né la Raggi né i suoi hanno fiatato. Probabilmente si accoderanno in silenzio. Altrimenti la Casaleggio e partner minaccia di togliere il simbolo pentastellato e di far pagare al sindaco 150.000 euro di multa. La riforma costituzionale forse minaccia la democrazia, ma una cosa del genere minaccia il buon senso.  

Il M5s è in difficoltà e non è detto che arrivi integro alle prossime elezioni. Men che meno appare probabile che le possa vincere visto che si dice sia quasi certo che il 4 ottobre la Corte costituzionale potrebbe smantellare l’Italicum, ossia l’unica chance che Grillo ed i suoi hanno di governare la nazione.

E quindi?

Città e Regioni restano il vero terreno di scontro tra i partiti che vogliano contendersi il consenso e misurarsi con il governo. Si tratta di porre mano ad una classe dirigente giovane e, dopo il quasi collasso della Raggi, anche competente. La città e la Calabria, certo tra mille contraddizioni, hanno fatto uno sforzo dotandosi di un sindaco ed un presidente del Consiglio regionale molto giovani, ma politicamente collaudati. L’opzione generazionale sarà sempre più importante posto che la crisi sociale ed economica del paese tende a portare al voto un corpo elettorale più giovane ed a lasciare a casa (nell’astensione) i ceti più appagati e meno minacciati.

La dinamica dello scontro generazionale e dei suoi possibili sviluppi è ancora sottovalutata in Italia dove per scontro generazionale si intende il ’68 che ha avuto una storia che è stata non solo ma soprattutto culturale. Siamo ora di fronte a un fenomeno inedito nella storia della Repubblica, specie in regioni come la Calabria, dove lo scontro generazionale di incardinerà sempre di più sul calcolo delle risorse a partire dal fatto che i giovani si trovano a dover fronteggiare un gigantesco debito che coincide con le risorse consumate dalle generazioni precedenti ma lasciate da rimborsare e pagare alle nuove. Ed è in questo tempo e in questi anni che sta maturando nelle nuove generazioni la consapevolezza di quanto è accaduto.

Anche in Calabria l’esito insoddisfacente della partecipazione alla Festa dell’Unità di Reggio non deve scoraggiare e lo sforzo di avvicinare i più giovani alla politica è l’unica scommessa che la Calabria può giocare in uno scenario così complicato.