La compagna di Alfredo D’Attorre, deputato eletto in Calabria nelle liste del Pd, vicinissimo a Bersani ma poi passato con Sinistra Italiana insieme a Fassina, non ha dubbi sul referendum. Voto sì, ha spiegato Sara Manfuso, contro le “cariatidi politiche”. Proprio così “Cariatidi politiche”. Insomma, D’attorre ha strappato nel Pd e ora si vede strappata la famiglia.La compagna di D’Attorre è nata a Cassino (la coppia convive) ed ha 32 anni e alle sue giovani spalle un prestigioso percorso di studi in ermeneutica filosofica. La motivazione centrale della giovane donna, raccolta da Carlo Bertini della Stampa, è prima di tutto generazionale: “Noi ci vogliamo porre in discontinuità con figure del passato e le cariatidi politiche”.
Un giudizio pesante come quelli che in queste settimane stanno lacerando e creando conflitti in moltissime famiglie italiane. La Manfuso, scontro generazionale a parte, giudica Renzi (e questo farà male a D’attorre, “una grande risorsa del paese”. Poi il colpo finale: lo ritiene anche un ostacolo alla crescita di “derive populiste”. Insomma, la filosofa rovescia lo schema dell’uomo solo al comando o della deriva autoritaria sulle spalle degli avversari di Renzi; quindi, D’attorre incluso.
Spiega la signora Manfuso: “Con Alfredo (D’attorre, ndr) abbiamo avuto discussioni molto accese ma lui rispetta la mia posizione e io stimo la sua coerenza che altri non hanno: quella di non restare nel Pd con posizioni di tale dissenso, cercando di dar vita a una formazione di sinistra cui auguro di avere fortuna”. Sembra un ponte verso D’Attorre e quasi un atto di pacificazione anziché un muro. Ma poi, fulminea, riferendosi alla nuova formazione politica cui lavora D’Attorre, si preoccupa di precisare: “malgrado i tratti velleitari che la contraddistinguono”. Conclusione: D’Attorre, per la sua compagna, sbaglia ora ma sbaglia anche nella prospettiva.
Insomma, una bocciatura tutto campo e, sottinteso, quasi un invito a D’Attorre di lasciar perdere e tornare agli studi che ha interrotto per la politica.
Insomma, una bocciatura tutto campo e, sottinteso, quasi un invito a D’Attorre di lasciar perdere e tornare agli studi che ha interrotto per la politica.