CALABRIA. Scuola e disabilità di Guido Leone (isp USR della Calabria

CALABRIA. Scuola e disabilità di Guido Leone (isp USR della Calabria

di GUIDO LEONE - L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità ha costituito in questi anni un punto di forza del nostro sistema educativo. Però durante gli ultimi anni sono stati operati pesanti tagli sui capitoli dell’ istruzione, della sanità e del welfare i cui effetti sul diritto allo studio rischiano di fare imboccare alla scuola la via dell”esclusione”,mentre aumenta nelle scuole italiane il numero degli alunni disabili.

Secondo l’ultimo aggiornamento di questi giorni, infatti, gli alunni disabili presenti nel nostro sistema nazionale di istruzione per l’a.s. 2013/2014 sono 209.814 ,+3,7% rispetto ai 202.314 dell’anno precedente. Gli alunni con disabilità sono circa il 2,5% sul totale degli alunni (1,3% nella scuola dell’infanzia, 3% nella scuola primaria, 3,7% nella scuola secondaria di I grado e 2% nella scuola secondaria di II grado).

Ma aumenta, al contempo, il contingente dei docenti di sostegno:questa figura è molto importante non solo per il processo formativo dell’alunno disabile,ma anche per promuovere il processo di inclusione scolastica. Il Ministero riferisce che si è passato dai 101.301 del 2012/2013 ai 110.216 del 2013/2014 (+8,8%). Il rapporto docenti/alunni è, in media, di 1 a 2 e il personale è sempre più stabile.

Nelle classifica delle regioni italiane dove è maggiore il numero degli allievi disabili la regione si colloca al decimo posto con 6457 unità(erano 6.141 nel 2012/2013) su un totale di 296.751 alunni, così distribuiti tra i vari ordini di scuola:412 nell’infanzia, 2387 nella primaria, 1806 nella scuola di primo grado, 1852 nella scuole di secondo grado. La dotazione organica dei posti di sostegno in Calabria è stata confermata anche per l’anno in corso e pari a 3699 unità.

Il Focus ministeriale ha censito per l’a.s. 2012/13 anche la presenza di allievi disabili stranieri pari a 177.

Entrando nel dettaglio delle tipologie di disabilità, occorre distinguere fra disabilità visiva, uditiva e psicofisica. La disabilità psicofisica si specifica in disabilità intellettiva, motoria e nella tipologia “altra disabilità”, all’interno della quale vengono considerati gli alunni con problemi psichiatrici precoci, con disturbi specifici di apprendimento - qualora certificati in conformità con altri disturbi - e con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Per tutti gli ordini e gradi di scuola, la disabilità intellettiva rappresenta la tipologia più diffusa, contando il 67% del totale degli alunni con disabilità. Minori sono le percentuali degli alunni che hanno una forma di disabilità motoria, visiva o uditiva: gli alunni con disabilità motoria sono circa 4,1% del totale, gli alunni con disabilità uditiva sono circa il 3% del totale e gli alunni con disabilità visiva si approssimano all’1,7% del totale degli alunni con disabilità. In media, su tutti gli ordini di scuola, quasi il 25% degli alunni con disabilità è affetto da un’ “altra forma di disabilità”.

Ora ,premesso che in Italia l’integrazione scolastica ha ormai una lunga storia e nonostante la grande positività del modello italiano, permangono delle criticità alle quali vanno date delle risposte. A partire dal tema del Bisogni educativi speciali(BES), ossia di una vasta gamma di problematicità che non rientrano nella legge 104 né nella 170/2010.

Sopravanzano anche nelle statistiche i dati relativi ai disturbi specifici dell’apprendimento.

In effetti, dopo il ritardo mentale nella tipologia dei problemi degli alunni con disabilità risulta al secondo posto il disturbo specifico dell’apprendimento(DSA), una sindrome che si manifesta con la difficoltà di imparare la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento. Questa difficoltà purtroppo è sempre più spesso causa di diagnosi errate. L’allarme lo ha lanciato recentemente l’Istituto di Ortofonologia di Roma. In tutte le scuole elementari del Paese la dislessia viene diagnostica al 18 - 20% dei bambini che la frequentano, percentuale che non rispecchia la realtà e spesso i bambini si ritrovano dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno.

Riconoscere però precocemente i DSA è fondamentale ma è necessaria una formazione specifica del personale coinvolto, che offra gli strumenti adeguati per cogliere i primi segnali e d effettuare gli

interventi opportuni. C’è la legge 170/2010 e le relative Linee Guida che sono destinati ad avere un forte impatto nel sistema scolastico perché hanno introdotto l’obbligo di adozione di misure di supporto in grado di favorire il successo scolastico.

Nonostante questo nuovo obbligo, però, c’è una scarsità di risorse,di strumenti e di ausilii didattici adeguati. La citata legge prevede anche la frequenza di corsi di formazione per i docenti sui DSA, e stentano a decollare i percorsi formativi adeguati e le sinergie tra i diversi attori coinvolti. Se a tutto ciò si aggiungono i disagi e la mancanza di ore di compresenza da dedicare ai DSA per i tagli imposti al personale docente,è lecito domandarsi quanto delle legge 170/2010 può essere attuato e quanto invece resterà solo sulla carte.

Le importanti novità per l’inclusione scolastica normate nella legge 18/13 con le modifiche apportate dal Parlamento al D.L.n°104/13 sono significativeanche se occorrerà adesso seguire le azioni del MIUR per verificare come queste novità, specie l’ultima, verranno attuate in concreto, con quali modalità e in quali tempi.

Le Istituzioni sono chiamate ad attivare politiche ed interventi finalizzati all'integrazione dei bambini e alunni con disabilità, che prestino attenzione al benessere, al successo scolastico e formativo e al futuro inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Occorre sperimentare un nuovo modello di integrazione. In prospettiva, poi, si dovrà passare dagli insegnanti di sostegno all’organico normale in cui tutti i docenti curricolari saranno formati in ingresso e in itinere nella pedagogia speciale per tutti i gradi scolastici,compresa la secondaria ora esclusa dal percorso formativo dei docenti. Vincolando, altresì, l’insegnante al bambino per l’intero ciclo di studio,anche privilegiando questo principio al diritto a cambiare sede:deve prevalere l’interesse dell’alunno anche se questo può dispiacere alle tutele sindacali.

C’è bisogno ,dunque,di un ritorno alle origini,al senso stesso dell’integrazione a scuola,che è nata con le migliori intenzioni e che molto spesso riesce ancora adesso a rappresentare un esempio anche a livello internazionale. Occorre crederci davvero,tornare a formare alla disabilità l’intera scuola, non solo gli addetti ai lavori. Come sempre si tratta di un’operazione sulla cultura, non sulle barriere.

Il nostro territorio deve raggiungere alti livelli di qualità nell'integrazione all'interno dei servizi educativi, delle scuole e degli enti di formazione professionale, anche attraverso gli sforzi di integrare strumenti, progetti e politiche. Pensiamo a un nuovo welfare regionale, perché si apra una fase nuova. Abbiamo sempre parlato di bisogni e servizi: ora inizia un’epoca,certamente compromessa dal punto di vista economico,ma proprio per questo in una scala di priorità dei bisogni, in cui dobbiamo parliamo di diritti e responsabilità.

                                                                                       Guido Leone

                                                                       già ispettore tecnico USR Calabria

Novembre 2013