"La macchina del fango partita dalla mia regione ha contaminato anche i grandi giornali. Credo alla loro buonafede e per questo è doveroso fare chiarezza sulle ingiuste e infamanti accuse di cui sono vittima da 10 giorni: sono trasparente e con me lo è la mia famiglia". Antonio Gentile, sottosegretario Ndc nel mirino delle critiche per una questione di presunta censura ad un giornale locale per una notizia ("falsa") riguardante il figlio, attacca: "si sono prese per buone - dice in una appassionata autodifesa - delle accuse non vere ed infamanti, frutto di una campagna politica contro di me. I direttori dei grandi giornali che hanno chiesto le mie dimissioni sbagliano a prenderle per buone perché arrivano da un giornale che è espressione della corruttela più truce".
Parole che fanno infuriare il direttore de L'Ora della Calabria, Luciano Regolo: "Se lo scopo della dichiarazione di Tonino Gentile è quella di intimorire o ridurre al silenzio me e tutta la redazione dell'Ora, sappia il senatore, che è destinato a fallire. Piuttosto che fornire una spiegazione del fosco accaduto che ho denunciato, preferisce sparare fango sul padre dell'editore dell'Ora della Calabria per confondere le acque".
Il direttore del quotidiano si riferisce alla telefonata che l'editore avrebbe ricevuto per non pubblicare il quotidiano che 'apriva' con la notizia delle indagini sul figlio del senatore indagato per un'inchiesta a Reggio Calabria. Il giornale in effetti quella sera non uscì per un "guasto alla rotativa".
Ma il sottosegretario dell'Ndc conferma tutta la linea: "Non ho mai chiesto a nessuno di bloccare notizie su presunte indagini che riguarderebbero mio figlio". "Da quelle telefonate tra editore e stampatore non emerge nemmeno un lontano indizio di mie responsabilità per la non pubblicazione di un giornale che da anni, senza pagare fornitori e giornalisti, cambiando nome sociale a piacimento e fraudolentemente, mi aggredisce", scrive l'esponente dell'Ndc nella sua pungente autodifesa.
A dimostrazione di ciò, "querelando, ho sottolineato la mia totale estraneità alla vicenda della mancata uscita della velina su mio figlio che, peraltro, era già stata ampiamente pubblicata lo stesso giorno dall'Ora di Calabria che poi oscurò(!) incredibilmente la pagina. Inoltre, la stessa notizia figurava su Il Corriere della Calabria ed era stata riportata su La Gazzetta del Sud del 19 febbraio".
La censura, quindi, dice in sostanza Gentile, non c'è stata e non avrebbe avuto alcun senso. Il quotidiano che ha condotto una campagna contro di me - scrive ancora - "L'ora di Calabria, prima, Calabria Ora adesso, è fallito due volte". Il suo editore, Piero Citrigno, "è un signore condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per usura, condanna che sta scontando ai domiciliari; è indagato per altri presunti gravissimi fatti di speculazione, per estorsione ed è oggetto di una confisca di 100 milioni di euro da parte della DDA". E Gentile attacca anche chi ha dato credito a "questo signore": Citrigno è stato rinviato a giudizio per violenza privata nei confronti del povero
Alessandro Bozzo, un giornalista che si è tolto la vita dopo che questi lo aveva obbligato a firmare un contratto capestro di 800 euro mensili. "Sono questi i miei detrattori" alza il dito il sottosegretario che ringrazia Renzi ed Alfano preannunciando che una parte dei soldi che otterrà dalle querele già presentate saranno devoluti alla famiglia del giornalista Bozzo.