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L'APPUNTO. Fiducia e Rosatellum. Ma il gioco non vale la candela

L'APPUNTO. Fiducia e Rosatellum. Ma il gioco non vale la candela
gioco   UNO. Meglio pubblicare questa nota politica prima che vada in onda la sceneggiata sulla fiducia prevista alla Camera sul Rosatellum questo 11 ottobre alle 15, con annessi urli e denunce sulla violazione dei grandi principi. Non sono nobili le motivazioni di quanti tenteranno di far saltare la Fiducia urlando al colpo di stato o di mano. Dietro ci sono soltanto complicati calcoli per un pugno di seggi in più o in meno, furbizie per essere rieletti, questioni complicate di un ceto politico interessato, prima di tutto, alla propria sopravvivenza e ad afferrare nuovamente un seggio per un altro giro (possibilmente quinquennale), come per esempio il voto di preferenza, o altre questioni bottegaie. La Fiducia sulle leggi elettorali è prevista dalla costituzione più bella del mondo (solo negli spot pubblicitari dei furbi di turno) che da poco è stata solennemente ribadita dagli italiani aprendo l’autostrada all’incertezza e all’stabilità politiche. Del resto la Fiducia su una legge elettorale l'ha chiesta e ottenuta il governo presieduto da Alcide De Gasperi ed ha controfirmato la legge senza fiatare Luigi Einaudi, allora presidente della Repubblica (difficile sostenere che fossero due compari che in accordo violavano la Costituzione).

Certo, è, a dir poco, di cattivo gusto fare riforme elettorali sotto elezioni (l’Europa è contro). Ma è già capitato non solo allora ma anche quando venne varato il Porcellum dal Cdx (per fregare e azzoppare il Csx di Prodi che si sapeva avrebbe vinto le elezioni; e così andò Prodi vinse ma fu fregato). Nessuno si oppose veramente al Porcellum. Neanche a sinistra perché consentiva, anche alle sinistre (il termine non esiste al singolare), di “nominare” i propri deputati scegliendoli dall’orto della fedeltà. Tutto consentito dalla solita Costituzione più bella del mondo.

DUE. Detto questo, la Fiducia sul Rosatellum è un grave e drammatico errore politico del governo Gentiloni. Un errore, al di là che vincano Gentiloni e Pd, Fi, Lega, e Ap di Alfano o che la spunti l’altro composito fronte che oscilla dal professore Gotor a Ignazio La Russa. Peccato, perché, fin qui, di errori Gentiloni non ne aveva fatti accreditandosi come risorsa del paese e sarà lui, invece, a rovinarsi l’immagine più degli altri insieme all’intero Pd.

Il cuore dell’errore è tanto evidente da essere pacchiano: non è vero che tra il Consultellum e il Rosatellum ci sia una differenza tanto significativa da giustificare e/o rischiare il patatrac. Le differenze sono importanti solo rispetto agli interessi di ceto politico. Con entrambi i sistemi, secondo l’opinione unanime di sondaggisti e analisti, non sarà possibile avere un parlamento in grado di esprimere una maggioranza omogenea e coesa capace di esprimere un governo. Questo punto in comune cancella il senso di tutte le altre differenze. Con entrambi i sistemi per dar vita (dopo) a un governo bisognerà costruire quelle che vengono definite “Grandi coalizioni”, quelle che altri (con l’obiettivo di parlare alla pancia del paese) chiamano “inciuci” o “ammucchiate”. Ma nella concreta situazione della politica e dell’attuale vicenda italiana Grande coalizione significa mettere insieme forze radicalmente diverse sul piano politico e, perfino, su quello della sensibilità democratica: M5s insieme alla Lega (forse); Pd e B. (forse). Né c’è molto altro se il Cdx non riuscirà a vincere (molto improbabile). Del resto: il M5s e il Cdx si presenteranno compatti senza rinunciare ad un solo voto delle proprie aree politiche, anche camuffando importanti divergenze; specie nel Cdx. Invece, il Csx gioca ancora a frantumarsi inseguendo (facendo finta di inseguire) la purezza e l’innocenza che da un bel pezzo non ha più. Insomma, il gioco della fiducia non vale la candela. E chi in politica sceglie di fare un gioco che non vale la candela segnala semplicemente la propria crisi o addirittura il proprio declino.