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IL COLLOQUIO. La Regione “normale” di Oliverio

IL COLLOQUIO. La Regione “normale” di Oliverio
OLIV La gestione della Regione è in via di progressivo trasferimento al sistema degli enti territoriali. La rottura con il vecchio regionalismo è la condizione necessaria per far affermare la sovranità del principio del diritto e della regola. Insomma, in questi primi tre anni di legislatura Oliverio ha inteso operare con la consapevolezza che la vera rivoluzione è quella di costruire una "Regione normale". Parte da qui una conversazione con il Presidente della Regione, Mario Oliverio, alle prese in questi giorni e in queste ore con le grandi questioni politiche sul tappeto, a Catanzaro come a Roma.

“Gli atti e i processi amministrativi che abbiamo prodotto – dice - sono fortemente ancorati alla volontà di ridurre sempre più, fino a renderli quasi nulli, i margini della discrezionalità. Non a caso in tutti i bandi per l’utilizzazione delle risorse, a partire da quelle comunitarie (POR, PSR etc), è stata assunta la scelta di procedure digitali che garantiscono il massimo di trasparenza e imparzialità. Ognuno può verificare come vengono utilizzate e destinate le risorse perché così è consentito il controllo sociale nella spesa che costituisce il vero antidoto ad ogni tentazione clientelare. L’obiettivo primario è quello di coniugare il particolare con una visione programmatoria strategica rivolta al cambiamento ed alla crescita della Calabria”.

“L'apertura del ‘Cantiere Calabria’, presentato nelle tre giornate di confronto e riflessione all’Università della Calabria a settembre, ha sancito l'inizio del secondo tempo della legislatura. ‘’Grazie al lavoro - dice ancora Il Presidente - che abbiamo svolto, d'intesa  con il governo nazionale e con l'Europa, oggi sono disponibili ben oltre 11 miliardi di euro per investimenti produttivi, infrastrutturali e politiche sociali finalizzati allo sviluppo e alla crescita economica regionale. Un fatto storico e senza precedenti. I due anni che ci separano dalla fine della legislatura dovranno ora costituire il tempo di una efficace, significativa ed intensa azione operativa e realizzativa. La Calabria dovrà essere più moderna, più vivibile, autopropulsiva, più competitiva, più connessa e non più marginale e periferica. Sono già tante le tappe dei sopralluoghi che abbiamo finora compiuto in numerosi cantieri aperti in Calabria. Attraverso questo viaggio nei cantieri andiamo via via evidenziando che il lungo elenco di opere infrastrutturali, di investimenti nei settori economici e produttivi trainanti a partire dall’agricoltura, della messa in sicurezza per la riduzione del rischio idrogeologico, di erosione costiera e del rischio sismico, delinea una visione strategica dello sviluppo e non un'azione frammentaria, dispersiva e clientelare della spesa”.

Un impercettibile pausa e Oliverio riprende: “Abbiamo voluto, inoltre, straordinariamente potenziare la ricerca e le attività accademiche delle Università calabresi e realizzare l'operazione "scuole sicure" che ha interessato oltre 500 edifici scolastici. La Calabria è oggi la Regione più avanzata per la sua dotazione di rete a Banda Ultra Larga e abbiamo già deliberato e sta partendo il Piano regionale della digitalizzazione che punta sul potenziamento dei servizi e della formazione delle nuove e relative competenze. Senza parlare dell’importantissimo risultato raggiunto con la Zes, che riguarderà Gioia Tauro e anche, su nostra proposta, le aree retrostanti i porti e gli aeroporti calabresi. Per quanto riguarda il welfare e le politiche sociali abbiamo voluto rompere la spirale perversa del sistema dello scambio clientelare attraverso il quale si favorivano gli amici del politico di turno e non si garantivano tutele e pari opportunità. Non più selezioni clientelari ed assistenziali ma procedure concorsuali  ad evidenza pubblica per profili professionali ed attività lavorative. Stiamo inoltre conducendo migliaia di persone, ex LSU LPU (ma la nostra attenzione sarà rivolta anche ai lavoratori ex mobilità in deroga),  da uno stato di precariato senza diritti verso una condizione di effettivo lavoro e di  esistenza dignitosa’’.