IL RETROSCENA. Oliverio e la metamorfosi del Pd in Calabria

IL RETROSCENA. Oliverio e la metamorfosi del Pd in Calabria
DelrOliv    Le indiscrezioni sulle mosse politiche di Oliverio, che sarebbe pronto ad annunciare un proprio autonomo Movimento politico, collocato saldamente all’interno del Pd ma tale da consentirgli nuovi spazi di manovra, rilanciate da un’ampia dichiarazione di Mirabello, rischiano di alimentare letture stravaganti sui futuri scenari possibili del Pd calabrese. Colpa di un accumulo di circostanze: dalla direzione nazione Pd di lunedì prossimo e dai movimenti che si potrebbero registrare, alla conferenza dei Governatori meridionali a Napoli con Emiliano, De Luca e Crocetta, oltre ovviamente, Oliverio.

Da qui a schiacciare Oliverio sulle scelte di Emiliano e De Luca (e perfino di Crocetta che però sta lavorando a ricandidarsi inseguendo il Pd renziano della Sicilia: vedi l’intervista del segretario Pd siciliano Fausto Raciti sul Giornale di Sicilia di giovedì scorso) il passo è stato breve e Oliverio è stato raccontato intento a vendicarsi contro Renzi colpevole di non avergli restituito il commissariato della sanità calabrese.

Apparentemente il Governatore calabrese sembra fare la stessa scelta dei suoi colleghi meridionali che hanno annunciato propri movimenti prendendo le distanze in modo netto da Renzi. E’ stata questa la decisione di Emiliano, un passato da renziano doc e grande avversario pugliese di D’Alema, e l’approdo di De Luca, anche lui pronto a spostare la Campania su un movimento personale ed autonomo (De Magistris permettendo).

Eppure, a guardar meglio, è possibile una lettura più equilibrata che forse si avvicina di più al groviglio meridionale e calabrese del Pd. Emiliano lascia Renzi considerandolo ormai un relitto e lo indebolisce a tutto vantaggio della minoranza Dem. Anche De Luca molla l’ex premier facendo meglio respirare i bersaniani. Lo stesso Crocetta, che non ha mai amato Renzi, si agita perché non ha la certezza dell’appoggio Pd alla sua ricandidatura. Si tratta di operazioni politiche e rese dei conti che indeboliscono il gruppo renziano e tentano di isolarlo a favore delle minoranze Dem.

Di segno oggettivamente opposto l’operazione di Oliverio. Lui non lascia i renziani ma la minoranza Dem isolandola in Calabria ancor di più.  Insomma, molla Bersani e, dietro Bersani D’Alema, e anche se al momento si tiene distinto e separato dal gruppone renziano, annienta la minoranza Dem e lascia soli Nico Stumpo e Doris Lo Moro che, se si dovesse andare al congresso Pd, senza Oliverio difficilmente avrebbero grandi spazi.

Del resto, che il Governatore calabrese non sia più schierato con Bersani e Stumpo è risultato del tutto evidente a chi ha seguito con attenzione le mosse del Governatore calabrese. In particolare, s’è distinto dalla battaglia della minoranza a favore del No al referendum prendendo posizione ufficiale per il Sì. Di più: ha spiegato che il suo sì era “naturale”. Come dire: è lo sbocco ovvio di quanto abbiamo sostenuto per anni. Chiaro il messaggio: il No è strumentale. Ma soprattutto Oliverio s’è spinto in valutazioni politiche dalle quali è difficile tornare indietro quando ha spiegato che il Governo Renzi ha (avrebbe) ricollocato nell’agenda politica italiana il Mezzogiorno dopo anni in cui il Sud era stato emarginato dalle politiche nazionali. E' per questo che a Napoli nelle scorse ore Oliverio ha bocciato le suggestioni verso la costituzione di una Lega del Sud (il progetto di Emiliano e De Luca) ed ha fatto saltare la squadra del Sud contro Roma, apprezzando la scelta del muovo ministero per la coesione. 

Un insieme di gesti e prese di posizioni che dovrebbe ora consentire ad Oliverio di collocarsi nel Mezzogiorno al centro del gruppo che fa capo a Renzi e Gentiloni e, per seguire e con una funzione sempre più importante, al ministro dell’Interno Marco Minniti il cui ruolo in Calabria pur non essendo rumoroso è decisamente strategico. Difficile immaginare, infatti, che non abbia dato suggerimenti e consigli tracciando strategie e ipotesi anche in questa occasione.

Oliverio porterebbe una dote rilevante al progetto dell’attuale maggioranza Pd perché nell’operazione rientrerebbero Enza Bruno Bossio e Bruno Censore, Sebi Romeo e Michele Mirabello, insieme al coordinatore cosentino del Pd Luigi Guglielmelli. Fatti i conti, tenendo conto del peso di Magorno e tenendo conto delle posizioni dei reggini, da Demetrio Battaglia a Falcomatà, da Irto e Mimmetto Battaglia e al gruppo dei catanzaresi, il quadro è tale da cancellare sostanzialmente la vecchia cordata bersaniana la cui forza aveva consentito di piallare l’emergente Callipo, candidato renziano alle primarie per la candidatura a Governatore. Come dire: è l’intera geografia della sinistra calabrese a subire una trasformazione profonda. Oliverio si piazza in un punto che gli consente un ruolo decisivo nel panorama del Pd meridionale, e gli consente di ipotecare una ricandidatura alla Regione o un salto nel parlamento europeo (molto di più del solo commissariamento sanitario).

Certo, se le voci di queste ore verranno confermate, il Lupo della Sila non si getta tra le braccia di Renzi e mantiene un profilo autonomo. Questo dovrebbe consentirgli di essere ancor più convincente verso il vecchio gruppo bersaniano calabrese aiutandolo a spingerlo verso la nuova maggioranza, faccia capo a Renzi o, se Renzi dovesse crollare, a Gentiloni o chi sarà.

Nello stesso tempo, con questa collocazione, Oliverio spinge i big romani Pd a un maggiore impegno per dargli spazio politico. Spazio che significa intanto e prima di tutto superare le resistenze della ministra della sanità che continua a bloccare l’affaire sanità in Calabria.