Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Sinistra e meridione

L’INTERVENTO. Sinistra e meridione
sinmez E’ in corso  un’ accesa disputa per l’ attribuzione dei  valori identitari che gli elettori riconoscono alle forze politiche che, dichiaratamente, si proclamano di sinistra e, più in generale, per la ridefinizione di ciò che, nella società moderna, significa politica di sinistra.

A contendersi la paternità di detti valori della sinistra  sono:

·         la formazione politica nata dal tentativo di realizzare una fusione virtuosa tra le esperienze  del cattolicesimo democratico e del liberalismo sociale  con quelle del socialismo riformista ,( residuato da ciò che in passato aveva costituito il nucleo  dell’ attività  politica del vecchio PCI), che si è autoproclamata, in occasione della recente riunione al Lingotto, per bocca del più accreditato aspirante alla segreteria , moderna interprete di ciò che oggi deve intendersi politica di sinistra e, che, pertanto, ne rivendica la titolarità del connesso patrimonio di valori.

·         I numerosi dirigenti,  definiti“scissionisti”, fiorusciti dalla stessa formazione, subito dopo il risultato della competizione referendaria del 4 dicembre  u.s., i quali, a loro volta, attraverso la nascita del movimento democratico-progressista, ritengono di essere loro i veri interpreti delle politiche di sinistra e gli autentici depositari dei valori di riferimento.

·         l’ex sindaco di  Milano che, all’esterno di ciò che fino al 4 dicembre era politicamente rappresentato dal PD antescissione, ha aperto la formazione di un “campo progressista” con l’obiettivo dichiarato di aggregare  le spinte che arrivano dalla società civile attraverso il pensiero laico, verde, ambientalista e più in generale del cosiddetto civismo democratico impegnato nel sociale. Il tutto con una caratterizzazione dichiaratamente di sinistra che, al momento, pone ,come discrimine per l’appartenenza, la rinuncia dichiarata alla collaborazione governativa con forze di nuovo centrodestra.

·         Infine restano, diversamente aggregati, a sinistra gli ex SEl di SI, i sostenitori di “Possibile” e i vari movimenti e partiti satelliti nati nel corso degli ultimi decenni dall’atomizzazione del PCI.

Atteso quanto precede, è evidente la confusione che, al momento del voto, si ingenererà in gran parte dell’elettorato storicamente posizionato a sinistra nello schieramento politico italiano, con sfumature di rosso più o meno acceso. Appare pertanto utile fare qualche riflessione da un punto di vista di un osservatore meridionale.

Se per politiche di sinistra devono ancora intendersi quelle che sostengono l’aspirazione dei popoli a realizzare condizioni di uguaglianza economica e di abbattimento, o quanto meno riduzione, delle disparità sociali, possiamo sostenere senz’altro e con buone ragioni che un cittadino meridionale non ha trovato in passato, e non trova ancora,  utile rappresentanza nelle aggregazioni politiche attualmente in campo che si proclamano appartenenti al campo della sinistra.

Prova ne è che  l’uguaglianza economica, misurata attraverso il reddito pro-capite,  resta  ancora una chimera, per come anche le statistiche più attendibili confermano,   nè  è stata sfiorata da politiche mirate allo scopo, anche quando le forze dichiaratamente di sinistra hanno avuto responsabilità governative.

Le divisioni sociali, invece, dopo qualche meritorio tentativo di vera politica di sinistra  realizzatasi attraverso iniziative parlamentari sostenute dalle forze progressiste, quali la riforma agraria e  lo Statuto dei Lavoratori, o attraverso ormai datati interventi riformatori sulla scuola, o ,ancora, mediante la realizzazione di importanti infrastrutture quali l’autostrada del sole  o l’università della Calabria, non solo permangono ma si sono vieppiù aggravate, sia in termini di effettiva disponibilità finanziaria, con aumento del divario di reddito pro-capite tra le regioni settentrionali e centrali e quelle meridionali, sia in termini di accesso ai pubblici servizi (istruzione-sanità-mobilità, principalmente, ma anche strutture sportive, teatrali, culturali e ricreative).

Gli ultimi avvenimenti ,tra cui gli incidenti di Fuorigrotta,( da non sottovalutare per gli accenti di razzismo latente che comincia ad emergere), e la strumentalizzazione populista di alcune forze politiche con tentazioni sovraniste che, nell’insieme, registrano ormai un consenso diffuso e crescente, destano grande preoccupazione.

Quindi, mentre ora più che mai, sarebbe necessario armonizzare il Paese e renderlo finalmente coeso   con vere politiche di sinistra democratica, si registra invece una persistenze disattenzione verso il problema fondamentale del Paese Italia, rappresentato dalla vetusta e mai risolta questione meridionale; nè si riesce a comprendere come forze che si dichiarano di sinistra non si facciano carico di risolverlo con un’azione unitaria e convergente.

Per il meridione, dunque, occorre prendere coscienza che, al di là  dei proclami, nessuno potrà affermare di realizzare politiche di sinistra,fino a quando non sarà attuato un progetto di società organizzato per il  superamento delle diseguaglianze economiche e delle divisioni sociali tra le diverse aree del Paese.

Il rischio, o forse per alcuni, la soluzione potrebbe essere quello di vedere nascere un partito meridionale che, finalmente, si faccia carico di risolvere una questione che la sinistra che abbiamo conosciuto e quella indefinita, ambigua e  divisa che conosciamo oggi non ha mai seriamente affrontato e, sicuramente, non ha saputo  risolvere.

 Si può capire allora la disillusione e il distacco tra i cittadini e i loro rappresentanti e l’allontanamento dalla partecipazione democratica