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L’INTERVENTO. Feltri ignorante, Reggio capoluogo e Catanzaro litiga

L’INTERVENTO. Feltri ignorante, Reggio capoluogo e Catanzaro litiga
catanzaro   Ora la colpa vuoi vedere che è di Vittorio Feltri, il giornalista che ha fondato "Libero" e poi è diventato per lunghi anni direttore de Il Giornale, Il Quotidiano della destra liberale, fondato e diretto per lunghi anni da Indro Montanelli? Catanzaro in un articolo da lui pubblicato in questi giorni non viene riconosciuto quale capoluogo di regione. Al suo posto egli mette Reggio Calabria, di cui lamenta lo stato di abbandono da parte delle istituzioni per le molteplici penalizzazione subite, che vanno dalla ferrovia alle strade. E per ultimo, dalla inaccettabile chiusura dell'aeroporto, unico mezzo di rapido collegamento tra questa bella città e il resto del mondo. Italia e Sicilia, sua isola, comprese.

Cosa vogliamo prendere di buono dell'articolo di un giornalista che ha più fama di antipatico che di erede del grande Montanelli? Io prenderei più l'attenzione che lui, notoriamente " nordista ", ha nei confronti di una grande e importante città calabrese, che non l'offesa volontariamente o non, perpetrata nei confronti della nostra Catanzaro. Perché in quest'ultima ipotesi cos'altro potremmo addebitargli se non l'ignoranza verso le conoscenze geo-politiche del nostro Paese? Ignoranza (perché di questo si tratta, stupida e crassa) che il " provocatore" di professione potrebbe volgere appunto in provocazione rispetto alla totale assenza della città dei tre colli sullo scacchiere politico nazionale.

Conviene quindi che siano i catanzaresi, almeno quelli più avvertiti e onesti, a farla realmente agire quella ipotetica provocazione, per trasformarla in analisi critica della situazione che porta Catanzaro a non essere riconosciuta quale capoluogo della Calabria. Non è Feltri, il provocatore o l'ignorante, o ambedue le cose, che fa di Reggio Calabria la città guida della nostra terra. Ma, la perdita progressiva di peso politico che Catanzaro ha subito per colpa delle sue ultime classi dirigenti, che hanno consentito che essa venisse espropriata di tutto senza che in compenso le venisse disegnato su misura un progetto di sviluppo moderno e innovativo. In questi ultimi trent'anni la regina dello Stretto ha ricevuto dai governi centrali e dall'Europa più miliardi che navi nel porto. Più progetti chiavi in mano che promesse elettorali. Non hanno fatto forte Reggio Calabria neppure la qualità dei suoi operatori politici, i quali singolarmente presi non hanno mai pesato quanto l'ultimo di quelli delle altre province. La forza l'ha ricavata sempre dalla sua unità interna. Divisioni tante, partitiche e sociali, personali e di gruppi. Divisioni sanguinose anche tra le "famiglie" e tra le stesse organizzazioni criminali (chi non ricorda i mille morti ammazzati all'anno a cavallo della fine degli anni ottanta!).

La regginità ha prevalso su tutto. Dai fatti della rivolta degli anni settanta, Reggio si è sempre unita sulle battaglie che la riguardavano. Ha saputo con quella forza utilizzare anche la tragedia della 'ndrangheta, che nei lontani anni ottanta le ha procurato il famoso decreto Reggio, mai venuto meno e dal quale continua a ricevere una lunga serie di benefici. La recente legge sulle città-metropolitane, promossa dall'ultimo governo Berlusconi per far felice l'allora suo pupillo Peppe Scopelliti, ha fatto il resto. Visibilità nazionale, importanza internazionale (il porto di Gioia Tauro), un sindaco pulito (Falcomatà) che muore eroicamente sul campo di battaglia, un giovane sindaco di bell'aspetto che porta quel nome (il figlio) e il "capoluogo" politicamente riconosciuto e bell'e pronto.

Reggio e Feltri che colpa ne hanno? Catanzaro invece... ancora cerca mille candidati al Consiglio Comunale per dieci aspiranti sindaco. Tutti con il programma fotocopia in mano. E nessuno che abbia mai fatto un giro vero per la Città. O un bagno nel suo mare profondo. O alzato gli occhi verso il suo cielo. O un poco più in basso, verso i suoi eleganti monti. Quelli della Pre-Sila.