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L'ANALISI. Il Papa, Marco Minniti e i migranti

L'ANALISI. Il Papa, Marco Minniti e i migranti
pmin UNO. Quindi Minniti, non è di destra. Lo ha certificato, senza mai citarlo direttamente, Papa Bergoglio, il pontefice più amato dalle sinistre italiane. La linea del ministro calabrese sul problema epocale dell’immigrazione, col quale dovremo fare i conti a lungo, e sullo spostamento di grandi masse umane da un punto all’altro del mondo alla (legittima) ricerca di una vita più dignitosa, non è l’inseguimento furbastro di un politicante che utilizza inconfessabili pulsioni illiberali e razziste di certa destra italiana o del M5s per lucrare qualche manciata di voti con cui farsi rieleggere. E non è neanche la linea strumentale del neo-massimalismo italiano di tutte le confessioni che vuole indebolire Minniti proprio per inseguire un pugno di voti. Anzi Minniti, a leggere con attenzione le parole del Papa, non ha una linea ma una strategia. Non sta facendo il politicante, ma lo statista.  E’ imbarazzante scriverlo da Reggio Calabria, ma non è colpa nostra se questo è quel che sembra pensare Bergoglio. La critica che Minniti sia un tecnico della sicurezza ma ci servirebbe invece un politico è infondata, figlia del disastro fallimentare di una sinistra che si rifugia nel rancore. Lo strepitoso Crozza che fa dire a Minniti “il fascismo è una cosa troppo seria per lasciarlo in mano ai fascisti”, è un abuso. Un abuso divertente che coglie in maniera perfino geniale un melmoso sottofondo culturale che attraversa l’Italia. Ma sempre abuso è.

DUE. Papa Bergoglio ha straparlato perché la stanchezza l'ha annebbiato mandandolo fuori tema? Solo ingenui incorreggibili credono che un pontefice, anche quando sembra, improvvisi. Quelle del Papa sono parole pesate, valutate in tutte le possibili conseguenze, concetti elaborati e vagliati da stuoli di antichi e sapienti prelati che incarnano una tradizione millenaria. Parole sempre inchiodata a un progetto o una necessità della Chiesa. Ai giornalisti del suo seguito, di ritorno a Roma, Bergoglio ha “dettato”:

“Io sento un dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è prima di tutto avere il cuore aperto, sempre, è un comandamento di Dio accogliere (…) Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante: la prudenza. Cosa significa? Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli ma integrarli. In Italia ho visto esempi di integrazione bellissima (…) Di ritorno dalla Svezia ho parlato della politica di integrazione del (di quel, ndr) Paese come un modello, ma anche la Svezia ha detto, con prudenza: il numero è questo di più non posso perché c’è il pericolo della non integrazione. Terzo, c è un problema umanitario (…) Ho visto delle foto, gli sfruttatori… ho impressione che il governo italiano stia facendo di tutto per lavori umanitari e per risolvere anche un problema che non può assumere. Cuore sempre aperto, prudenza, integrazione, vicinanza umanitaria”.

I giornali di questo 12 settembre hanno avvertito con nettezza la decisione della Chiesa di spezzare il festival di furbizie su un tema così drammatico come quello dei migranti. Il Corsera, in prima: Il Papa e i migranti “Giusto chiedersi quanto posto c’è”. Poi il catenaccio (il rigo più basso e minuscolo del titolo) con un altro virgolettato: “Accoglierli ma con prudenza. Grazie all’Italia”. Più sbrigativo e in sofferenza (in prima) Il Fatto quotidiano: “Francesco delude le Ong ed elogia Minniti”. Il Messaggero spara a tutta prima: “Il Papa: Accogliere in base ai posti” e nel catenaccio “Bene il governo italiano sui migranti”. Insomma il plauso del Papa per quanto sta facendo il governo italiano grazie a una strategia costruita con determinazione dal ministro dell’Interno. Solo Repubblica sceglie un imbarazzato silenzio e relega il Papa con annessi e connessi a pagina 9.

TRE. Il nucleo centrale della strategia di Minniti si è sempre fondato su alcuni punti irrinunciabili. Intanto, la sicurezza da anni affrontata come questione importante prima di tutto per i ceti sociali deboli che non si possono autofinanziare, diversamente dai ricchi, un sufficiente livello di tranquillità. Classi popolari costrette a vivere fianco a fianco in una confusione perfino fisica con le classi pericolose hanno bisogno (per Minniti: diritto) a più sicurezza di chi abita in quartieri meno confusi, in palazzi col portiere e le porte di casa blindate. Da qui l’assunto che la sicurezza è un valore di sinistra. Certo, fa impressione sentirlo dire in un paese dove la sicurezza è stata spesso utilizzata per imbavagliare i cittadini e condizionarne pesantemente la libertà. Ma se si passa dalla propaganda ai problemi le cose stanno così. Secondo, in Italia possono entrare tutti quelli che si trovano nelle condizioni giuridiche per poter entrare, cioè quelli che ne hanno diritto. Tutti questi, una volta entrati, devono poter usufruire dei servizi e delle opportunità che il paese offre a chi lo abita e devono, ovviamente, rispettare rigorosamente leggi e norme imposte dallo Stato e dai suoi legittimi poteri. Confusioni ed equivoci su questi due punti sono figli dei processi degenerativi che hanno investito la politica italiana spostandone il centro dalla soluzione dei problemi dei cittadini e della comunità all’obbiettivo di fregare gli avversari con l’accaparramento di quote crescenti di potere. In questo quadro, tutto viene capovolto e si confondono politicanti e statisti.

Ma è il terzo punto quello più solido della strategia di Minniti. La democrazia è irrinunciabile anche quando crescono vertiginosamente le tensioni e le paure sociali. Aprire senza se e senza ma a tutti i migranti senza il calcolo delle proprie possibilità (senza porsi le domande di Francesco e senza ispirarsi alla sua prudenza) significherebbe favorire uno sbandamento della democrazia spostando grandi masse popolari verso l’area della demagogia e aprendo le porte a chi, per fare un esempio, il problema dei migranti vorrebbe risolverlo sparandogli addosso quando sono ancora sui barconi. Non sarebbe una soluzione migliore per i migranti e per quanti li guardano “a cuore aperto”. La solidarietà e i diritti si asciugherebbero in una chiusura gretta giustificata dall’idiozia della razza e dell’identità nazionale.

QUATTRO. Non è un caso che nei momenti di maggiore difficoltà Minniti abbia trovato il sostegno di due cattolici di grande qualità come Mattarella e Francesco e la simpatia di un grande laico non credente come Eugenio Scalfari. La sinistra riformista originata dalla complessa storia del Pci, i cattolici democratici, la cultural laica socialista e libertaria: le componenti della migliore tradizione democratica dell’Italia Repubblicana.