Ingroia dall'altra parte e le notizie manipolate su Telejato

Ingroia dall'altra parte e le notizie manipolate su Telejato
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  Venerdì sera l'ex pm Antonio Ingroia ha fatto la sua prima uscita in Tv come avvocato in un caso davvero importante. E’ il difensore di Maniaci, il direttore di Telejato finito sotto i ferri di quella giustizia palermitana di cui era stato per tanti anni l’alfiere e, talvolta, il precursore. Difficile dimenticare la battaglia iniziata contro i magistrati di Palermo che amministravano i beni tolti alle cosche e solo proseguita dalla magistratura di Caltanisetta con conseguenze dirompenti.

Ingroia è stato bravissimo. Indiscutibilmente. Chiunque l’abbia sentito s’è fatta l’idea che – come spesso capita nelle camarille palermitane – ci sia qualcosa che non funziona. E’ stato brutale Ingroia come lo sa essere chi conosce alla perfezione quella miscela micidiale di carte e fughe di notizie che anticipa e talvolta conclude il “processo”. Nei casi di rilievo, ovviamente. E’ stato brutale perché senza mezzi termini ha detto che il filmato choc che riprende Maniaci che chiede ed intasca soldi da un sindaco è frutto di un montaggio delle forze di polizia. E’ stato brutale perché ha detto che quei 366 euro che il giornalista, in modo arrogante e cafone, pretende dall’uomo non solo altro che i 300 euro che la moglie, titolare di un negozio, gli doveva per la pubblicità su Telejato, più 66 euro di IVA ed altri 100,00 euro a saldo del mese precedente («più i 100 che mi dovevi» si vede e si sente nel filmino).

L’avvocato Ingroia ha detto, senza mezzi termini, che a far circolare quel filmato – a suo dire manipolato- su tutti i telegiornali e i siti internet sono stati gli investigatori e che quelle immagini non rientrano nel materiale allegato al processo posto che la difesa non le ha mai viste. Ha detto che è stata un’operazione per condizionare la pubblica opinione. Un colpo sotto la cintola della verità per spazzare via Maniaci, la sua immagine, le sue chance di riabilitazione sociale e processuale.

Se fosse vero sarebbe, non grave, ma gravissimo. Era già successo nel processo Bossetti e a Mafia Capitale che si dovessero ammettere confezionamenti di riprese ad uso e consumo dei giornali, con qualche “forzatura” nella sceneggiatura.

In generale troppe volte il logo in alto a sinistra delle forze di polizia sostituisce le troupe televisive delle testate che, ormai, non ci vanno più a fare le riprese, servite a domicilio dagli zelanti operatori.

Che l’antimafia sia a rotoli, che Maniaci rappresenti un giornalismo discutibile e deontologicamente criticabile, che abbia tenuto condotte millantatorie, che abbia lucrato su una vendetta personale che farla passare come un agguato di mafia, sono cose evidenti e che lo accomunano ai Robespierre di provincia animati da sacro furore, come ricordava Paolo Mieli su "Il Corriere" un paio di settimane or sono.

Ma l’estorsione è un reato che pretende una minaccia o una violenza – ricordava ieri l’avvocato Ingroia – e di queste cose non c’era traccia nel filmino circolato ieri. Poi Maniaci sarà anche colpevole, come Bossetti, come Buzzi & co. ma questo non autorizza nessuno a manipolare fotogrammi e riprese. Se è andata così è davvero grave e le forzature rischiano anche di compromettere la credibilità di indagini di livello. Qualcuno deve intervenire e l’avvocato Ingroia ha detto a chi tocca con tutta l'astuzia e la malizia dell'ex.