
San Luca il suo "sindaco” l'ha scelto. E non vuole sentire ragioni. Hanno le idee chiare quelli del paesino aspromontano della Locride. E proprio perché hanno già scelto non hanno presentato liste elettorali e hanno cominciato da subito a darsi da fare: «Ci stiamo organizzando per raccogliere le firme. Una petizione popolare per chiedere al Prefetto di Reggio di lasciarci a San Luca il dottore Gullì. Ha capito bene: il Commissario prefettizio dottor Salvatore Gullì».
E’ questo, quindi, il motivo per cui a San Luca nessuno ha presentato liste elettorali. E la ragione è sotto gli occhi di tutti: «San Luca adesso sembra essere un'isola felice: strade pulite, raccolta rifiuti impeccabile, tasse per tutti nessuno escluso. Soprattutto gestione dei pascoli senza differenze. Nessun favoritismo». E sono solo alcuni degli esempi di efficienza che vengono fatti in paese.
Un popolo, quello sanluchese, che in una fredda mattinata di dicembre del 2014 si ritrovò davanti alle porte del palazzo municipale per protestare contro l'allora triade commissariale. Furono due giorni di protesta, pacifica ma appassionata e vera. Protestavano perché si sentivano vittime dei commissari colpevoli, a loro dire, di aver aumentato «sproporzionatamente» le tariffe della Tari. Roba da 4.434 euro per un bar di una manciata di metri quadrati e 600 per una famiglia composta da due pensionati. Tariffe raddoppiate e in alcuni casi triplicati rispetto alle precedenti, approvate sempre dalla stessa commissione.
Solo dopo quella due giorni di accese lamentele, la triade aveva fatto un passo indietro: ammesso l’errore aveva rideterminato la tassa sui rifiuti solidi urbani. Del resto, non era proprio il loro compaesano Corrado Alvaro a sostenere che i “calabresi vogliono essere parlati”?
Oggi la stessa popolazione chiede la riconferma del prefettizio Gullì. Hanno preferito lui alla democrazia del voto. Una circostanza che creare ansia tra gli maggiori delle sempre meno credibili nomenclature della politica calabrese. Certo, gioca pesantemente anche il fatto «che chiunque verrebbe eletto finirebbe sciolto per mafia», aggiungono amareggiati.
Insomma, per la maggior parte della gente di San Luca è solo «u commissariu», senza nome e cognome ma è stimato da tutti: «perché fa le cose giuste, non fa differenze. Lavora per la collettività e non fa favori o sconti ai singoli». Lo ripetono gli anziani seduti sulle panchine sotto il palazzo municipale e lo scrivono i giovani sui social network dove il dibattito per le sorti del paese è acceso.
Il rappresentante dello Stato in un solo anno di gestione ha “costretto” tutti a regolarizzare le posizioni debitorie, da quelle idriche a quelle relative al pascolo che nel 2013 furono, tra le altre, causa del provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa dell'amministrazione comunale di Sebastiano Giorgi, l'ultimo sindaco del paese. Inoltre, “U commissiariu”, cioè il dottor Gullì pare abbia messo mani anche nella confusione che regnava nella gestione di residenze e domicili. Roba che fa arrabbiare parecchi ma che viene accettata perché «applica davvero la legge in modo uguale per tutti».
Prima di Gullì solo l'attuale viceprefetto di Milano, Giuseppe Priolo, era riuscito a conquistare la stima della cittadinanza. Paolo, un commerciante di San Luca, racconta come spesso ha notato Gullì «intento a cambiarsi gli stivali sulla piazza del comune al ritorno da qualche intervento di manutenzione a cui partecipa insieme agli operai». Un gesto di umiltà e professionalità che non è passato inosservato agli occhi della popolazione. «Forse un primo passo verso la direzione giusta sarebbe quella di avere come amministratori gente che, come il commissario, si sporcasse gli stivali invece delle mani. Va riconosciuto – aggiunge Paolo - il merito di aver agito in coscienza senza clamori e sensazionalismi. Forse tra qualche anno nessuno ricorderà più il suo nome ma tutti potranno dire: "chisti u fici u commissariu " (questo l'ha fatto il commissario)».
Un'altra certezza: nel paese capintesta di quella che viene giudicata la casa madre della ‘ndrangheta, i cittadini non credono più nella politica. Di contro, nell'attuale commissario uomini e donne vedono una speranza di ripresa, per i loro figli.
Sono fiduciosi nel prefetto di Reggio Sammartino: «A Platì, paese a noi confinante, nel 2015 dopo la mancata presentazione delle liste – ricordano in molti- è stato riconfermato il commissario prefettizio Rotondi che già gestiva il paese». Un gesto di continuità: lo stesso adesso serve a San Luca. Vogliono che continui il “buon lavoro” come dicono, intrapreso dal commissario che insieme alla stazione dei carabinieri sono gli unici rappresentanti dello Stato nel paese aspromontano.
«Di commissari prefettizi qua ne sono passati anche parecchi ma Gullì ha intrapreso il cammino giusto per la vera rinascita del paese». Ma a Saverio fa eco Giuseppe, un po' più scettico, «Se non lo lasciano terminare quel che ha iniziato vuol dire che davvero c'è un interesse affinché San Luca rimanga l'ultimo dei paesi, quello della 'ndrangheta che tanto piace ai riflettori».