VIBO. Le ruberie che hanno trasformato l’A3 in una trappola

VIBO. Le ruberie che hanno trasformato l’A3 in una trappola
a3 vibo
«Tutto ha un prezzo». Gregorio Cavalleri, dominus della società impegnata nei lavori per la realizzazione della Trasversale delle Serre e sul Terzo tronco della A3, tra gli svincoli di Mileto e Rosarno, rispondeva così a chi gli faceva notare che le cose non andavano come dovevano andare. È forse questa la frase, riferita dal suo collaboratore Paolo Campanella nel corso di un interrogatorio, che racconta meglio l’inchiesta che ha portato al sequestro di un tratto della A3, disposto a causa del «rischio idraulico/idrogeologico che investe l'opera». L'interferenza del fiume Mesima con i viadotti Mesima 1, 2, 3 e 4, si legge nel provvedimento, «potrebbe determinare fenomeni di esondazione, come già avvenuto il 23 e 24 marzo 2016, con derivata inondazione delle strade attigue, a fronte di fenomeni atmosferici importanti, anche se non eccezionali».

Sono 21 le persone indagate a vario titolo per i reati di disastro doloso, truffa aggravata ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, sub – appalto non autorizzato, falso materiale ed ideologico e abuso d'ufficio, tra funzionari Anas, professionisti ed imprenditori. Stando alle indagini, tecnici e funzionari responsabili della progettazione hanno omesso di sottoporre il progetto relativo alla realizzazione dei Viadotti sul fiume Mesima al parere dell'Autorità di Bacino della Calabria, dichiarando valido e cantierabile il progetto esecutivo dei lavori, nonostante l'esistenza del massimo grado di rischio idrogeologico (R4).

Strutture inadeguate e nessun’opera di difesa, dunque. L’indagine è partita a seguito di alcuni danneggiamenti ai danni della società Cavalleri Ottavio, inizialmente attribuiti al clan Mancuso. Il fascicolo, dunque, si trovava in mano alla Dda ma dalle intercettazioni il quadro emerso è risultato ben diverso, dando il via ad una nuova indagine. Tutto è documentato da una corposa informativa della Finanza di Vibo, che ha portato alla luce l’esistenza di una struttura «complessa e organizzata» con “l’unico scopo di ottenere indebite erogazioni pubbliche mediante condotte illecite e frodi nell’esecuzione dei contratti di pubbliche forniture».

Le indagini partono ad ottobre 2014, a seguito dei danneggiamenti sui cantieri della Cavalleri. Una società che anche dopo il tracollo del 2013 e la messa in stato di liquidazione veniva gestita sempre e comunque da Gregorio Cavalleri, «artefice e promotore delle scelte societarie così come di tutte le condotte fraudolente finalizzate a massimizzare il profitto dai lavori in corso di svolgimento sulla autostrada Sa-Rc», scrivono gli inquirenti nel provvedimento. Sono i factotum dell’uomo a spiegare il suo modus operandi. «Le scelte dirette del Cavalleri andavano sempre nella direzione di effettuare i lavori con un risparmio da parte della ditta rispetto a quanto previsto dai capitolati – spiegava davanti al pm il suo collaboratore Campanella -: questo succedeva con riferimento alla produzione dei conglomerati bitumosi, dove invece di utilizzare materiale recuperato all’1% ne utilizzavano in misura maggiore, anche se non so dire quanto ne fosse materialmente usato (omissis) Cavalleri voleva risparmiare dai lavori che andavano svolti rispetto ai progetti, per far lucrare la società; ciò è successo con il rivestimento delle scarpate autostradali con la terra vegetale da coltivo, che deve avere delle caratteristiche particolari, fisiche, chimiche e organolettiche, lui in sostanza voleva che risultasse la lavorazione finita senza l’utilizzo del materiale essenziale». Gregorio Cavalleri, dunque, usava le società «per i suoi fini personali», aggiungeva Campanella, che si definisce «costretto» a sottostare alle direttive di Cavalleri, «perché altrimenti rischiavo di essere licenziato, dicendomi che “tutto ha un prezzo”».

I FALSI FORMULARI – Si tratta di quelli relativi allo smaltimento dei rifiuti nel cantiere della Cavalleri, vicenda in relazione alla quale è stato accertato dai finanzieri il reato di frode. Dice un altro dei suoi collaboratori, Marcello Ranalli: «fu lui a chiedermi di predisporre un elenco su come smaltire la quantità di materiale di risulta, io ho di conseguenza predisposto questo elenco, dopodiché mi ha detto di chiedere ad altri colleghi di predisporre la pesata allegata e così è stato (omissis) la pesata chiaramente era fittizia… omissis… avevo già capito quello che stava succedendo e ne ho avuto conferma quando ho visto l’andazzo, nel senso che, non essendo “un fesso”, ho capito che i formulari che stavano predisponendo erano falsi (omissis) (…) Posso affermare con certezza che era a conoscenza di tutti i passaggi anche perché in azienda non si fa nulla che lui non lo decida prima». I rifiuti andavano smaltiti dalla società Ecosistem, «un conferimento di tale tipologia in realtà mai effettuato». La società si è dunque fatta liquidare 403 mila euro di indennità di discarica, assolutamente ingiustificate.

L’ASTA AUTOSTRADALE DEL TRATTO MILETO – ROSARNO – È ancora Campanella a parlarne: «Ha dei tratti, non ricordo quali essi siano, dove la livelletta autostradale, cioè l’andamento planoaltimetrico del tratto autostradale, è stata realizzata più bassa rispetto allo stato di progetto su precisa disposizione dell’ingegner Cavalleri Gregorio, che ha comportato … un minor costo di realizzo ed un maggior profitto». Circa 700-800 euro di differenza a metro lineare, una discrasia coperta con la ricostruzione di una serie di dati «perché la modifica venisse isocosto», si sente dire al Campanella durante un’intercettazione.

«SITUAZIONE ESTREMAMENTE ALLARMANTE» - È così che gli inquirenti definiscono il rischio idraulico/geologico sul tratto autostradale. Nonostante l’esistenza di un certificato di collaudo statico provvisorio per le opere insistenti sul tratto, si legge ancora nel provvedimento, «le attività di indagine paiono sconfessare il contenuto di dette carte». Per fare economia, Cavalleri avrebbe ordinato di «riprofilare le rampe, ovvero stringere le sezioni, risparmiando così sui metri cubi, volumi di materiale… omissis… lui ha dato queste indicazioni e, su due cavalcavia, sono state fatte queste riduzioni, per circa 12-13mila metri cubi (…) queste riduzioni sono avvenute nei cavalcavia Op25 per intero e Op33 nella carreggiata sud», spiegava ancora Campanella agli inquirenti. La stessa cosa sarebbe accaduta sulla carreggiata nord, per circa un chilometro e 100 metri in prossimità dello svincolo di Laureana di Borrello, sempre su indicazione di Cavalleri. «Credo di poter affermare che in quel tratto si sia risparmiato circa 6-7000 metri cubi di rilevato… su quel tratto non credo siano stati fatti controlli dell’Anas». Così, su 54mila metri cubi di materiale vegetale inserito in contabilità, ne sono stati posati in opera «11mila circa».

I NOMI DEGLI INDAGATI - Gregorio Cavalleri, di Dalmine (Bg); Vincenzo Musarra, nato a Palermo ma residente a Verdello (Bg); Marco Angelo Broso, di Sergnano (Cr); Maurizio Aramini, di Taurianova (Rc), ma residente a Roma; Gianfranco Vasselli, di Viareggio (Lu), residente a Roma; Angelo Dandini di Anagni (Fr); Fabrizio Tragna, di Agrigento, residente a Palermo; Settimio Branchi di Roma; Giovanni Parlato, di Salerno, residente a Roma; Paolo Campanella di Castelluccio Inferiore (Pz); Marcello Ranalli di Giulianova (Te); Carla Rota di Almè (Bg); Alessandro Rossi, di Castiglion Fibocchi (Ar); Dino Laporini, di Filattiera (Ms); Giovanni Fiordaliso, di Reggio Calabria; Consolato Cutrupi, di Reggio Calabria; Salvatore Bruni, di Catanzaro; Francesco Caruso, di Cosenza; Antonio Cannata', di Cinquefrondi (Rc); Pietro Lo Faro, di Decollatura (Cz); Maria Stella Orecchio (44 anni) di Soriano Calabro (Vv).