“Fata Morgana” e “Zona Grigia” . Da un lato, la bellezza di un suggestivo fenomeno ottico, visibile sotto particolari condizioni metereologiche; dall’altro, invece, un’espressione, un modo di dire, che rimanda al non visibile, a qualcosa di metaforicamente indefinito. La cronaca di questi giorni li ha accostati, non per estetiche disquisizioni cromatiche, ma per l’operazione “Fata Morgana”, portata avanti dalla Procura di Reggio Calabria. Inchiesta che ha come attore protagonista quella “Zona Grigia” con cui abitualmente si vuole indicare quella terra di mezzo, tra criminalità e legalità’, dove si muovono faccendieri di ogni risma, burocrati, professionisti, imprenditori e politici. Il ritratto socio-antropologico che ne viene fuori, a prescindere dalle presunte responsabilità penali, è quello di un mondo sottostante, una realtà, appunto, ”invisibile”, che condiziona il tessuto socio-economico della città, una sorta di organismo che in modo silente ne assorbe le risorse e le forze, alimentando invece il malaffare e la criminalità organizzata. Ecco allora, il dispiegarsi di una rete, dove vengono perpetuati comportamenti e relazioni ritenuti fisiologici a quella struttura messa in piedi per gestire correttamente la cosa pubblica, l’allocazione delle risorse e la possibilità di poter fare impresa nel rispetto delle regole e dalla genuina concorrenza. Di fisiologico in tutto questo non c’è nulla.
Vi è soltanto una subdola degenerazione con cui viene alterato quello che dovrebbe essere il naturale svolgimento, attraverso il rispetto di regole e valori, con cui si mettono in moto i rapporti amministrativi, sociali ed economici che stanno alla base di una sana comunità. Questa è la diagnosi, in un certo senso semplice, alla luce delle tante esperienze di tutti quelli che sono tagliati fuori, e quindi penalizzati nella loro specifica attività, da questo “mondo altro” e dalle sue regole non scritte.
Più difficile, perché riguarda la volontà di tutti, dal cittadino comune al più importante degli amministratori, la strada per trovare la cura. Credo che proprio la dicotomia, tra la Fata Morgana e la “Zona Grigia”, possa ispirarci, dapprima in modo suggestivo, e poi per un effettivo agire comune, come antidoto. Come la Fata Morgana è visibile solo con determinate condizioni, ognuno di noi è chiamato nel suo piccolo a porre quelle condizioni che permettano di rendere visibile ciò che la “Zona Grigia” cerca di celare per l’interesse di pochi, perpetuando privilegi ottenuti calpestando le regole perché si hanno “Santi in paradiso”.
E mi riferisco – prescindendo dalla concretezza dell’inchiesta che va verificata dai procedimenti giudiziari - alla necessità di colpire quell’humus che alimenta quella serie di connivenze più o meno esplicite tra i politici e quei personaggi borderline che si muovono all’interno della pubblica amministrazione come referenti di determinati ambienti, ad un miglioramento della macchina burocratica, sia dal punto di visto della velocità che del rigoroso rispetto di poche ma chiare regole. E poi a tutte le associazioni di categoria, produttive e non, agli ordini professionali, che dovrebbero avere come stella polare la tutela di quegli iscritti che svolgono il proprio lavoro con competenza e fedeli ad una linea valoriale, stigmatizzando con azioni concrete chi invece usa ben altri espedienti nell’esercizio della propria professione.
Ma soprattutto, noi come cittadini, e non solo quindi individui portatori di interessi particolari, siamo chiamati a rinunciare a quei compromessi, quelle scorciatoie, per ottenere favori e vantaggi (tanto c’è “me cumpari”) che possono recare danni ad altri, in un gioco alla lunga a somma zero per la città e per noi stessi. Smettere di essere complici, quando facciamo finta di non vedere o abbassando gli occhi, ritrovando il coraggio di vedere. Eccola la Fata Morgana, non più un affascinante ed effimero miraggio, ma un qualcosa di visibile e chiaro sempre, che ci sta accanto con la sua valorizzata bellezza.