«Da ingegnere idraulico, ritenevo e ritengo tuttora che tutti i viadotti Mesima dovevano e devono essere urgentemente messi in sicurezza». Giuseppe Pasinetti era stato chiamato come consulente esterno della “Cavalleri Infrastrutture Srl” ma le sue parole non vennero ascoltate da Gregorio Cavalleri, legale rappresentante della società, che disse «che non c’erano i soldi per tali interventi». La ditta di Bergamo che ha eseguito i lavori di ammodernamento ed adeguamento del tratto autostradale compreso tra gli svincoli di Mileto e Rosarno, sequestrati giovedì dalla Procura di Vibo Valentia, avrebbe «stravolto le attività programmate di realizzazione delle opere autostradali per raggiungere i suoi obiettivi distorti»: voleva risparmiare per far lucrare, le opere venivano realizzate con materiale scadente e alla fine «voleva che risultasse la lavorazione finita senza l’utilizzo del materiale essenziale».Le intercettazioni hanno rivelato come i titolari della ditta, i responsabili dei lavori, progettisti, dipendenti e dirigenti Anas erano disposti a mettere tutto da parte a vantaggio delle proprie tasche. «Del lavoro che stiamo facendo non gliene frega assolutamente niente gli interessa soltanto quello che riesce a tirarne fuori», raccontava l’ingegnere parlando con il direttore dei lavori Paolo Campanella, finito anche lui nell’elenco degli indagati insieme a Gregorio Cavalleri e ad altre 19 persone.
Nel corso di un’intercettazione tra i due – datata 12 marzo 2015 – Pasinetti affermava: «Eh ma io comincio a pensare che sia un gran nebulosa di casini… mi sa che… non si può… cioè io non posso non pensare che lui non conosca la normativa!». «Secondo me lui la conosce – rispondeva Campanella – e la conosce bene, però lui adesso cosa vuole fare, vuole tentare due cose secondo me, la prima è quella chiaramente di aumentare la spesa per avere dei ricavi su delle partite contabili diverse, questo è quello che vuole fare lui, la seconda che probabilmente un fatto del genere potrebbe protrarre temporalmente tutto e quindi una proroga e i tempi ci sarebbe!».
Ma Cavalleri doveva rientrare nei tempi per «far percepire il premio alla società». Ecco perché «l’ingegnere Cavalleri decise di effettuare un restringimento della rampa per accennarne la sola realizzazione e di abbassare la quota altimetrica dell’asta autostradale per ridurne i volume e quindi risparmiare tempo e materiali».
Con contratto di affidamento lavori stipulato nel febbraio del 2011, la Cavalleri Ottavio S.p.a. ricevette in appalto i lavori di ammodernamento ed adeguamento del tratto autostradale compreso tra gli svincoli di Mileto e Rosarno. La società nel 2013 finì in liquidazione e viene costituita l’impresa Cavalleri Insfrastrutture Srl (posseduta dalla Cavalleri Ottavio per il 100%). Il tratto compreso tra i km 369,800 e 378,500 fu inaugurato nel 2014. Il taglio del nastro doveva essere fatto a marzo, ma la cerimonia slittò di qualche mese. In prima fila l’ex presidente dell’Anas, Pietro Ciucci accompagnato da Gregorio Cavalleri, elogiò il lavoro della ditta per aver raggiunto «un risultato significativo nonostante i riflessi che la difficile congiuntura economica ha avuto sull’equilibrio finanziario dell’impresa appaltatrice».
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| L’intera opera è costata oltre 83 milioni di euro e tra i lavori principali del nuovo tratto Ciucci evidenziò la costruzione dei 4 viadotti. Il maggiore di questi è il viadotto “Mesima 1″, costituito da sette campate, per uno sviluppo complessivo di 520 metri. Gli altri tre viadotti, “Mesima 2″, “Mesima 3″ e “Mesima 4″, sono costituiti, invece, da tre campate per uno sviluppo complessivo di 97,50 metri. Sul tracciato sono presenti anche quattro cavalcavia, ubicati tra i km 370 e 378. Ma nei progetti per i viadotti sul fiume Mesima, secondo le indagini della Guardia di Finanza, sarebbero mancati gli studi idrogeologici, tanto che ora quei quattro ponti rischiano di essere scalzati dai piloni. Lo dice senza mezzi termini l’ingegnere Pasinetti: «Tutti i viadotti Mesima devono essere urgentemente messi in sicurezza… omissis… in considerazione che la rilevante potata dell’alveo del fiume Mesima può provocare lo scalzamento dei piloni, in altre parole portare via la base fondazionale delle pile». In questo «primo step dell’indagine», come ha sottolineato il procuratore Mario Spagnuolo, si è accertato che «l’opera è stata realizzata in palese violazione della normativa vigente sul rischio idrogeologico. Un’opera che va quindi messa in sicurezza per evitare che ci possano essere pericoli per l’incolumità pubblica». Ora l’amministratore giudiziario Vincenzo Marzi, capo compartimento Anas dell’A3, avrà il compito di assicurare «il corretto ripristino dello stato dei luoghi e la loro messa in sicurezza», nonché «la corretta e trasparente gestione con supervisione della ultimazione dei lavori appaltati» e «per garantire il ripristino delle condizioni di legalità». Il tratto autostradale resterà comunque accessibile. La Procura assicura che non sussiste allo stato «alcun pericolo intrinseco di cedimento/crollo/caduta/instabilità». Tra bufere giudiziarie ed errori gestionali gli obiettivi dell’Anas e del Governo restano gli stessi: entro il 2016 i lavori di realizzazione dell’A3 termineranno. Ma l’opera già ultimata, di oltre 83 milioni di euro, è comunque costruita su un’area R4 a rischio idrogeologico. Un tratto già ammodernato, oggi risulta più pericoloso di un tempo. I controlli sono stati elusi, sono stati fatti «falsi rilevamenti» e i materiali di scarsa qualità sono stati imposti. E questa volta la ’ndrangheta non c’entra. I consulenti hanno spiegato che il progetto «doveva essere necessariamente corredato da uno specifico studio idraulico, redatto secondo le linee guida del Pai, da sottoporre a parere dell’autorità di Bacino della Calabria, vista l’interferenza del tracciato autostradale con il fiume Mesima». L’ingegnere Siviglia, segretario generale dell’autorità di Bacino della Regione, ha specificato inoltre che «l’Anas doveva presentare un progetto per la realizzazione dei lavori di ammodernamento poiché tale opera interferisce con aree a vincolo del Pai». Ma l’Anas «non ha mai espresso alcun parere per i lavori di ammodernamento del Tronco 3 – tratto II Lotto III tra gli svincoli di Mileto e Rosarno» e «non ha presentato alcun programma di messa in sicurezza». |