“La Calabria è governata dalla ndrangheta”. Un pugno allo stomaco che la politica calabrese ha incassato senza fiatare, senza un’obiezione. A sferrare il colpo, in un convegno romano dedicato al famoso “cono d’ombra” che non illuminerebbe la condizione calabrese, il procuratore Cafiero de Raho. Una valutazione pesante. Anzi in verità pesantissima. La Calabria tutta, senza se e senza ma, ne esce massacrata. Un conto è affermare che le cosche condizionano in modo inaccettabile la vita dei calabresi, altro dire che governano per intero la Calabria.Renzi nei giorni scorsi ha invitato i giudici a parlare con le sentenze invitandoli chiaramente alla sobrietà. Un colpo basso, quello del Premier, all’esposizione mediatica delle toghe valutata eccessiva. Per cui è chiaro che bisogna trovare un punto di equilibrio tra il dire ed il fare evitando di esprimere valutazioni cui corrispondano fatti parziali o singole vicende. Un conto, ad esempio, è dire che nella città di Reggio opererebbe un gruppo di pressione paramafioso e/o di massoneria deviata, un conto affermare che la Calabria con i suoi enti, la Regione, i Comuni, le Province e tutto il resto sia “governata” dalle cosche. Anche perché di questo “governo” francamente non si vedono tracce evidenti. Malaffare, ruberie diffuse, inefficienze: a piene mani; ma la signoria mafiosa, abbiamo imparato anche da magistrati autorevoli come de Raho, è cosa diversa. Altra cosa è il potere mafioso che in Calabria c’è, è forte, è all’occorrenza feroce e condiziona pesantemente la società calabrese (e lo Stato non è ancora riuscito a sconfiggere).
Il premier Renzi lo aveva detto a chiare lettere: “Esistono le mafie e sono un problema enorme, ma si smetta di dire che tre regioni del paese sono fuori controllo ed in mano alle cosche”. Una delle tre è la Calabria. Per carità ciascuno può dire ciò che vuole e nessuno può o deve scandalizzarsi se il Presidente del Consiglio e il Procuratore di una grande e importante città dicono cose diverse e opposte. Viviamo in un paese democratico dove la libertà d’opinione è garantita. A patto, ovviamente, che si esca dalle frasi semplificate che diventano poi, ed è inevitabile, i titoli dei giornali. La Calabria, come Lei caro direttore ha detto più volte, è stata condannata ad una condizione insostenibile (anche) dagli stessi calabresi che hanno, troppe volte e non sempre in buona fede, contribuito a distruggerne la credibilità agli occhi dell’Italia e del mondo dipingendola come un luogo senza speranza e senza futuro. E l’autorevole valutazione del Procuratore reggino sembra incanalarsi in questa direzione e non può che inquietare i calabresi che si chiedono se davvero tutte le decisioni che li riguardano sono prese dai boss e se quindi valga la pena vivere qui o fare le valigie.
In tanti in questi giorni citano, e non sempre a proposito, la nomina del dottor Gratteri a procuratore di Catanzaro come una svolta importante e certo lo è. Gratteri ha ricordato che la sua procura si occupa di 4 delle 5 province calabresi e, soprattutto, della sede del “governo” regionale (almeno di quello legittimo) per cui a lui spetta il compito di dare nel tempo a venire una risposta a questo drammatico interrogativo: la ndrangheta governa davvero la Calabria? Oliverio, Irto, Abramo, Falcomatà i 400 sindaci della Calabria e via seguitando davvero sono soltanto le teste di paglia dei boss? Ci viene difficile crederlo, molto difficile. Le cosche vogliono condizionare la politica e qualche volta, e anche qualche volta in più di qualche volta, ci riescono. Una conclusione, del resto, condivisa da tempo da tutti gli osservatori. Siamo tutti chiamati ad un esercizio rigoroso di sobrietà di cui la Calabria ha un bisogno disperato per credere in un futuro senza ndrangheta.
Se ci trovassimo nella situazione di dover sul serio liberarci dal “governo” mafioso sarebbe un dramma terribile e se fosse davvero così sarebbe necessario ordinare l’esodo della Calabria. Quanto ai governanti calabresi (quelli formali) è bene sappiamo che tacere su un punto così cruciale non giova a nessuno e può anzi ingenerare l’equivoco di una confessione collettiva.
La politica condivide il giudizio di de Raho, che tra l’altro segue e perfino attenua, un giudizio dei giorni scorsi agli atti della Commissione Antimafia dopo la visita in Calabria? Benissimo. Se la politica calabrese nel suo insieme, maggioranza e opposizione, condivide e quindi non ha la situazione in pugno vada da Mattarella e da Renzi e invochi, che só, lo stato d’emergenza e/o lo svuotamento della Calabria. Altrimenti chiariscano, ci facciano sapere cosa stanno facendo per battere le coppole e rovesciare la situazione e magari Irto confessi se la rivoluzione delle nomine per sorteggio è solo l’ennesima astuzia di don Ciccio, don Mico o don Paquale.