«Sono svuotato, demoralizzato, deluso. Non ho idea di chi potrebbe fare una cosa del genere. Non ho mai fatto del male a nessuno. È vero che c’è un po’ di crisi in maggioranza ma siamo tutte brave persone e non posso pensare che qualcuno possa arrivare a tanto. Ma non mi dimetto: vado avanti». Maurizio Cimino, vicesindaco di Riace, è scosso e sconvolto. Ieri mattina, mentre stava per accompagnare suo figlio a scuola, ha trovato sul parabrezza della sua auto un foglio di giornale. Al suo interno due messaggi inequivocabili: un biglietto con scritto “dimettiti” e due cartucce di fucile calibro 12. «Sono due anni che faccio il vicesindaco, sto lavorando come amministratore con tutta la mia trasparenza, per il bene del paese e non ho mai ricevuto nessun attacco personale», ci ha raccontato questa mattina. Cimino ha subito contattato il 112 e sul posto sono arrivate due pattuglie da Roccella e Riace, che si sono messe al lavoro per fare dei rilievi. Il vice di Domenico Lucano, il sindaco dell’accoglienza più volte finito nel mirino dei balordi, che lo hanno minacciato di morte lasciando in dono anche a lui biglietti e proiettili, ha sporto denuncia contro ignoti e, ora, prova ad andare avanti e a dare un senso a quanto accaduto.
«Escludo che si tratti di una questione personale, non ho mai avuto scontri con nessuno. Non ritengo di aver fatto nulla di male, soprattutto nella vita privata. Con la mia famiglia va tutto bene», spiega. Quindi punta sulla politica, partendo dalla diatriba del 2014 per le nomine assessorili, i dissapori per la sua nomina a vice sindaco, le lamentele di chi, oggi, chiede un rimpasto di giunta. «Oggi lavoro sempre con la massima trasparenza. Non c’è invidia o gelosia nell’amministrazione, c’è sì crisi ma non è dovuta a contrasti tra persone. Ultimamente qualcuno diceva che bisognava cambiare la giunta – racconta -. Ma non ero in bilico, perché a me Lucano non ha mai detto di voler togliere la delega».
Chi vuole modificare gli equilibri, dunque? Cimino non fa nomi, anche perché stenta a credere che le cose possano dipendere da quello. Ma non nega le difficoltà «esclusivamente» - ripete - politiche. «C’è qualche consiglire a cui magari dà fastidio la mia posizione e rivendica di voler andare in giunta. L’unico punto sul quale si può discutere è questo. Manca un po’ di dialogo. Ma non ci sono mai state altre situazioni. C’è solo questa piccola crisi dettata da due tre consiglieri che gradirebbero il cambio di giunta. Però attenzione: non dico che siano stati loro. Siamo tutte persone per bene e non penso che mai nessuno si sarebbe spinto a fare una cosa simile». Qualcuno, però, pretenderebbe le sue dimissioni. Richiesta che lui non ha intenzione di soddisfare. «Potrebbe essere qualche esterno a cui non piace il mio modo di fare», dice.
Cimino, primo eletto nel 2014, faceva parte della squadra di Lucano già nel 2009, quando venne eletto consigliere di maggioranza. «Sono rimasto al mio posto e ho lavorato da consigliere, non ho preteso niente da nessuno, ho dato il mio contributo in base al ruolo che ricoprivo – racconta -. Da vice sindaco ho lavorato sempre in assoluta e con libertà e col consenso di tutti». Ora è tempo di recuperare le forze dopo lo shock subito. «Non riuscivo a parlare, è una cosa bruttissima», farfuglia. Specie perché l’amministratore, padre di due figli, è stato colpito sotto casa, dove vivono anche i suoi nipoti e i suoi cognati, oltre alla sua famiglia. «Mi si è ghiacciato il sangue», aggiunge. E ragiona sul futuro. «Questa amministrazione si è candidata per dare un futuro al paese – conclude -. Penso di avere la forza di andare avanti, di rimanere al mio posto, perché non ho fatto male a nessuno. Ho massima fiducia nelle forze dell’ordine ma sono dispiaciuto per l’immagine del paese. Ma continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto».
Cimino, primo eletto nel 2014, faceva parte della squadra di Lucano già nel 2009, quando venne eletto consigliere di maggioranza. «Sono rimasto al mio posto e ho lavorato da consigliere, non ho preteso niente da nessuno, ho dato il mio contributo in base al ruolo che ricoprivo – racconta -. Da vice sindaco ho lavorato sempre in assoluta e con libertà e col consenso di tutti». Ora è tempo di recuperare le forze dopo lo shock subito. «Non riuscivo a parlare, è una cosa bruttissima», farfuglia. Specie perché l’amministratore, padre di due figli, è stato colpito sotto casa, dove vivono anche i suoi nipoti e i suoi cognati, oltre alla sua famiglia. «Mi si è ghiacciato il sangue», aggiunge. E ragiona sul futuro. «Questa amministrazione si è candidata per dare un futuro al paese – conclude -. Penso di avere la forza di andare avanti, di rimanere al mio posto, perché non ho fatto male a nessuno. Ho massima fiducia nelle forze dell’ordine ma sono dispiaciuto per l’immagine del paese. Ma continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto».