Bisogna pur comprenderlo che non ci si indigni per una roba del genere. Che si prendano distanze silenziose, che non si alzi la voce, che non ci si soffermi un po’, che si parli di “bilancio” dei morti, come se l’esistenza fosse un calcolo da ragionieri. E’ normale che l’ennesimo sbarco di disperati africani, nel porto della nostra città, messo lì come una porta spalancata sul dolore, sia perlopiù ignorato. Bisogna comprendere che 45 morti - dentro quell’ammasso d’acqua salata dalle lacrime dei sopravvissuti - hanno la concessione di qualche distratta preghiera, dentro il chiuso rassicurante delle chiese, di qualche timida voce isolata. E’ normale che nei social, in cui si dice senza lasciare tracce importanti nella Storia, si preferisca indignarsi per eventi passeggeri che non toccano in profondità le nostre anime.
E’ normale, perché che volete, la vita è tutta una questione di numeri, una questione di centimetri che ci collocano nel posto giusto, o nel posto sbagliato. E così, noi dalla parte giusta, con le nostre ore assestate da ritmi precisi e geometrici, proseguiamo senza voltarci. E’ normale. Perché soffermarsi sull’orrore che prepotente approda dentro le nostre case, ci costringerebbe a soffermarci sul senso stesso della nostra esistenza, in questo mondo che il significato sembra averlo perso, come l’innocenza.
Meglio farsi un bel segno della croce e proseguire, piuttosto che chiederci che fine abbia fatto Dio e che cosa sia l’uomo. Meglio non pensare all’orrore di un’Africa disperata e depredata ma in fondo così distante, così altra da noi, qui messi dal caso, dall’altra parte. Meglio non dire l’orrore di 629 migranti fuggiti chissà da cosa, di donne violentate, di uomini mutilati, di orfani affamati, traumatizzati dal male che solo l’uomo sa.
Ma sì non pensiamo all’orrore di 45 morti annegati: 36 donne, 6 uomini, tre bambini. Diamo i numeri anche noi. Domani li giocheremo al lotto. Sono solo numeri in fondo. E’ un numero il ragazzino che si avvicina per prendersi una carezza e ha un viso così bambino e chissà cosa dicono veramente i suoi occhi. Sono un numero le ragazze acerbe, tutte così sole. E’ un numero l’uomo che è arrivato senza dita, tagliate da mani che non sono più umane. E’ un numero la madre che il figlio neonato le è scivolato tra le onde voraci lasciandole braccia vuote. E bisogna ora spiegare questa assenza, carica di furore, al suo seno che gronda latte, al suo seno che ancora non sa e aspetta.
Numeri che ci permettono di non soffermarci su questo nostro vagare dentro un mondo che fagocita se stesso. Bisogna comprenderla la nostra paura di dirci soli e disperati. Eppure dentro questa indifferenza, dentro la distrazione delle nostre vite, ci sono loro. Quelli che a ogni sbarco accorrono per protendere le loro mani pietose. Li chiamano “volontari”, perché la volontà è un atto di amore. Corrono sull’altare della disperazione, sorridono e danno. Li vedi. Sono uomini e donne che non si voltano dall’altra parte per non vedere, sono quelli che stanno. Sono quelli che piangono davanti al dolore e all’assenza. Sono donne e uomini che hanno lo stesso volto segnato dalla bontà. E anche tutto questo non può che spaventare. Perché ti costringe a riflettere ancora una volta sul senso profondo del nostro esistere in questo mondo che sa essere buio e spaventoso, ma anche di una bellezza misteriosa.
*foto di Giorgio Neri (giornalista) tratte da fb.
Ma sì non pensiamo all’orrore di 45 morti annegati: 36 donne, 6 uomini, tre bambini. Diamo i numeri anche noi. Domani li giocheremo al lotto. Sono solo numeri in fondo. E’ un numero il ragazzino che si avvicina per prendersi una carezza e ha un viso così bambino e chissà cosa dicono veramente i suoi occhi. Sono un numero le ragazze acerbe, tutte così sole. E’ un numero l’uomo che è arrivato senza dita, tagliate da mani che non sono più umane. E’ un numero la madre che il figlio neonato le è scivolato tra le onde voraci lasciandole braccia vuote. E bisogna ora spiegare questa assenza, carica di furore, al suo seno che gronda latte, al suo seno che ancora non sa e aspetta.
Numeri che ci permettono di non soffermarci su questo nostro vagare dentro un mondo che fagocita se stesso. Bisogna comprenderla la nostra paura di dirci soli e disperati. Eppure dentro questa indifferenza, dentro la distrazione delle nostre vite, ci sono loro. Quelli che a ogni sbarco accorrono per protendere le loro mani pietose. Li chiamano “volontari”, perché la volontà è un atto di amore. Corrono sull’altare della disperazione, sorridono e danno. Li vedi. Sono uomini e donne che non si voltano dall’altra parte per non vedere, sono quelli che stanno. Sono quelli che piangono davanti al dolore e all’assenza. Sono donne e uomini che hanno lo stesso volto segnato dalla bontà. E anche tutto questo non può che spaventare. Perché ti costringe a riflettere ancora una volta sul senso profondo del nostro esistere in questo mondo che sa essere buio e spaventoso, ma anche di una bellezza misteriosa.
*foto di Giorgio Neri (giornalista) tratte da fb.