#commissariodaccirettafacciberelabirretta#. L’originale hashtag è stato lanciato a Telese Terme, piccolo centro della provincia di Benevento che ha inteso rispondere con una sorta di flash mob all’ordinanza firmata dal Commissario prefettizio di Telese Terme, Mario Muccio, con la quale si vieta la somministrazione di alcolici dalle 22 e la vendita di alcolici da asporto dalle 24.Una ordinanza simile è in vigore nella città dello Stretto dal luglio dello scorso anno che trova applicazione tutti i giorni dalle ore 22,00 alle ore 7,00 del giorno successivo.
E il giorno successivo alla presa di coscienza di questa ordinanza, in città sono volate critiche e ironie (molte) insieme al plauso del fronte dei soddisfatti per una regolamentazione della movida notturna che per l’inciviltà di pochi rende diversi luoghi poco fruibili al “grande pubblico”. Le critiche, a bizzeffe nel variegato mondo dei social, provenivano da semplici cittadini, avventori di ogni estrazione e ovviamente commercianti che vedevano nell’ordinanza un eccesso di limitazione che si riverberava sul lavoro di tutti i giorni.
Poi venne il caso “Ciroma”. E la città e la cittadinanza capirono che la musica va spenta ad un certo orario.
Un pasticciaccio, per entrambe le parti in causa, dal punto di vista mediatico, a cui si è messa la parola fine tirando dal cilindro di palazzo San Giorgio una ordinanza (la n° 35 del giugno 2013) firmata dalla Commissione straordinaria che fino alle comunali del 2014 ha governato la città.
Il dibattito che si è sviluppato è stato, per certi versi, più partecipato, ma l’elemento che accomuna i due momenti “regola movida” è stato il tentativo di far passare le ordinanze come una sorta di adeguamento di Reggio alle regole che invece sono fatte rispettare un po’ a macchia di leopardo nel Bel Paese. L’esempio a cui si è guardato, puntando il dito della “conformazione” alle regole, è la patria della movida tricolore: Rimini e anche Riccione.
Il punto è che da qualche settimana proprio dalla trasgressiva Rimini sono state dettate nuove regole (il Corsera che gli dedica un articolo, parla di “ordinanza creativa”) alla movida che spesso, e soprattutto durante la parentesi estiva, vive di eccessi. In sostanza l’ordinanza scattata il primo giugno vieta ai titolari dei negozi (non ai bar) nella zona della movida (in genere centri storici e costieri) di tenere al fresco gli alcolici, pena multe tra i 300 e i 500 euro. La reazione dei gestori dei punti vendita non si è fatta attendere, ma il Tar ha prontamente messo una pietra tombale sulle loro rivendicazioni, confermando l’ordinanza che vuole birra e alcolici caldi negli esercizi commerciali.
Dunque, visto il recente passato e la tendenza che si registra anche nelle grandi città, ci si potrebbe aspettare una emulazione, anche in riva allo Stretto, di tale ordinanza che, c’è da giurare, provocherà un’ondata di reazioni, come al solito divise tra pro e contro.
Ma, forse, il dibattito, al di là del buonsenso che suggerisce di schierarsi comunque per una movida allegra ma senza eccessi, si dovrebbe spostare sul ventre molle di questo tipo di ordinanze, vale a dire il capitolo dei controlli.
La legge va rispettata, ma va anche fatta rispettare. Senza eccessi, proprio come la movida. E a queste latitudini non sempre succede…