REGHION. La Dda conferma: associazione segreta con Romeo e Marra favoriva la ndrangheta

REGHION. La Dda conferma: associazione segreta con Romeo e Marra favoriva la ndrangheta
De

La Dda di Reggio vuole rafforzare un concetto: «l’esistenza di un’associazione segreta, funzionale ad agevolare la ‘ndrangheta, con ai vertici Paolo Romeo ed Antonio Marra». L’indagine “Reghion”, che ha portato al fermo di dieci persone, sottolinea quanto già era emerso con l’indagine “Fata Morgana”, messa a segno il 10 maggio scorso. «Dietro lo schermo di varie associazioni non riconosciute (e tra queste, in particolare, il Circolo Posidonia Asd) – scrivono gli inquirenti -, quella segreta operava, interferendo stabilmente con gli organi rappresentativi ed amministrativi degli enti locali (ed in riferimento a necessità occasionali, sempre funzionali a gestire vicende locali, anche con rappresentanti elettivi del Parlamento)». Attraverso queste associazioni, secondo la Dda, Paolo Romeo, sulle cui spalle pende già una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, «aggirava i divieti e limiti da ciò conseguenti e continuava a mantenere il ruolo baricentrico nei sistemi di potere della città, influenzando ed interferendo nelle scelte degli enti locali (in particolare, la Provincia ed il Comune di Reggio Calabria)». Ma non solo: Romeo era così bravo a raccogliere consenso da poter «maturare crediti nei confronti degli eletti nei consessi rappresentativi a cui potere chiedere alla bisogna vari favori ed attraverso i qual interferire subdolamente nelle attività della pubblica amministrazione».

Nella «potente rete relazionale» di Romeo, sulla quale aveva fondato «la capacità dell’associazione d’infiltrarsi nella pubblica amministrazione locale», c’era Marcello Cammera, architetto, dirigente dell’ufficio “Progettazione ed Esecuzione Lavori Pubblici” (poi “Settore Servizi Tecnici”) del Comune di Reggio Calabria. Una relazione, quella tra Romeo e Cammera, che si sviluppa «in termini schiettamente criminali», evidenziabili «in una pluralità di vicende connesse sia al rapporto sinallagmatico di agevolazione degli interessi mafiosi del primo da parte del secondo, sia in termini di protezione dalle investigazioni, sia in termini di corruzione». Un rapporto di solidarietà «stabile e continuativo» che rende conto della partecpazione di Cammera all’associazione segreta. L’ultima indagine della Dda fa emergere come tale rapporto abbia consentito a Romeo di diventare «il dominus sostanziale dell’ufficio “Progettazione ed Esecuzione Lavori Pubblici” (poi “Settore Servizi Tecnici”) del Comune di Reggio Calabria, in relazione all’esecuzione dei lavori presso il lungomare di Gallico». È questo, infatti, il territorio in cui Romeo vive e coltiva le sue relazioni ed è lì che esalta, dice la Dda, la propria autorevolezza. Un’autorevolezza che emerge dalla sua capacità di interferire nell’esecuzione di due appalti per la riqualificazione del lungomare di Gallico. Tramite il Circolo Posidonia, appuntano gli inquirenti, Romeo sarebbe dunque riuscito a bloccare l’esecuzione di un primo appalto, bandito nel 2007 con un importo di oltre due milioni e 300mila euro, «in quanto il progetto non era funzionale alle sue aspettative», portando dunque l’impresa a rescindere il contratto e a percepire un rilevante indennizzo economico da parte del Comune. A mettersi di traverso nella realizzazione dei lavori è stata l’associazione dei pescatori Posidonia, il cui dominus è Romeo, che ha messo in discussione il progetto sollevando delle questioni di fattibilità e chiedendone una rivisitazione affinché si realizzasse un porticciolo e non una scogliera come previsto. Romeo avrebbe poi indotto Cammera «a svolgere il ruolo di direttore dei lavori (rivolgendogli aspri rimproveri, all’esito dei quali il dirigente comunale si dava da fare per dare pronta esecuzione ai “comandi” del Romeo), al fine di esercitare un’asfissiante controllo sui lavori del secondo appalto, orientando anche le scelte progettuali e quelle funzionali al reperimento di ulteriori finanziamenti». Quello di Romeo viene definito «un potere davvero disarmante», tanto da indurre il sindaco Giuseppe Falcomatà a definire l’avvocato «il vero “capo di Cammera”». Un ruolo strategico, quello del funzionario pubblico, che dal suo ufficio governava la gestione dei lavori appaltati dal Comune di Reggio Calabria. Così «la presenza di un soggetto, componente dell’associazione segreta e, perciò, stabilmente disponibile ad assecondare l’influenza o l’interferenza di Paolo Romeo – aggiunge la Dda -, costituiva un insostituibile valore per il sistema criminale, volto ad agevolare gli interessi della ndrangheta dallo stesso governato». Ma il suo ruolo era messo fortemente in discussione dall’assessore ai lavori pubblici Angela Marcianò, «che pretendeva la rotazione dei dirigenti, nei vari settori comunali ed ostacolava ad ogni piè sospinto il ruolo dominante di Cammera all’interno dell’ufficio “Progettazione ed Esecuzione Lavori Pubblici” (poi “Settore Servizi Tecnici”) del Comune di Reggio Calabria».