CALABRIA. Se il giornalista Pantano rischia 8 anni di carcere per articoli giudicati corretti dal giudice

CALABRIA. Se il giornalista Pantano rischia 8 anni di carcere per articoli giudicati corretti dal giudice
pantano    Questo giornale raramente pubblica i comunicati stampa come articoli perché è geloso della propria linea editoriale, culturale e politica. Ma il caso di Agostino Pantano, giornalista noto in Calabria, ricostruito dal comunicato che segue questa nota, è tanto straordinario da meritare un’eccezione. Giovedì 14 luglio, infatti, Pantano tornerà in Tribunale per difendersi dall’accusa di ricettazione, reato per il quale si può essere condannati fino ad 8 anni di carcere.

La ricettazione è un reato che si commette quando si entra illegalmente in possesso di qualcosa che chi la cede ha a sua volta ottenuto attraverso un reato (furto, appropriazione indebita, truffa ecc). Pantano è accusato – ma veramente, non è una battuta – di ricettazione di notizie, cioè di aver pubblicato notizie contenute (illegalmente?) nel documento che ha provocato lo scioglimento per mafia del Comune di Taurianova (vizio antico di Taurianova già altre volte sciolto per mafia a dimostrazione che lì c’è qualcosa che non funziona e anche che gli scioglimenti non riescono a risolvere quel che lì non funziona).

Di curioso e divertente, se non fosse grottesco, c’è che Pantano ha già subito un processo per gli articoli dell’inchiesta da lui scritta. Lo aveva denunciato per diffamazione l’avvocato Rocco Biasi che era il sindaco e quindi il capo dell’amministrazione sciolta per mafia. Il giudice aveva però prosciolto Pantano perché, a suo parere, aveva operato “nell’esercizio del diritto di cronaca” e per di più i suoi articoli erano “di interesse pubblico” (cioè non erano forzature pretestuose per attaccare qualcuno), ispirati a “verità della notizia” (quindi, niente diffamazione) e, addirittura, “continenza”. Insomma, articolo prototipi di correttezza.

E allora? Allora Pantano è finito sotto un nuovo processo per “ricettazione di notizie”, cioè perché è stato bravo a procurarsi le notizie a cui, secondo il giudice, era interessata l’opinione pubblica (diritto costituzionale non sottoposto a riforma). Si tenga presente che le relazioni “riservate” sullo scioglimento degli enti locali sono sempre finite sui giornali a partire da quella sull’Asl di Locri elaborata da una giovane Paola Basilone, attualmente prefetto di Roma, che si propose venisse letta nella scuole; fino a quella dello scioglimento del Comune di Reggio per “contiguità mafiosa”, integralmente pubblicata dal Fatto quotidiano, pochi minuti dopo la notizia ufficiale, ripresa da Zoomsud e altri media, per poi diventare libro di successo venduto a migliaia di copie nelle edicole.

Bisogna mettersi d’accordo sulla libertà di stampa in Calabria. Da un lato, magistrati autorevoli hanno inventato e costruito la teoria del Cono d’ombra sostenendo che il silenzio dei media ha (avrebbe) contribuito a rafforzare a dismisura la ndrangheta che, anche grazie a questi silenzi, non è stata sconfitta. Dall’altro, non potendosi “incastrare” un giornalista sulla base del suo trasparente e pubblico lavoro su fatti di ndrangheta, lo si fa faticare tribunali tribunali perché si difenda dall’accusa (forse senza precedenti in Italia) di ricettazione di notizie. Insomma, un gran pasticcio che non serve né alla giustizia né alla sconfitta della mafia. (alva)

*nella foto pantano tra i suoi legali salvatore costantino e claudio n
ovella.


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COMUNICATO STAMPA

(rep) Ricettazione di notizie, torna il processo al giornalista Pantano: giovedì in aula per le conclusioni di accusa e difesa

Il cronista rischia fino a 8 anni di carcere per la sua inchiesta del 2010 sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Taurianova

Giovedì 14 luglio si torna in aula nel processo al giornalista Agostino Pantano, imputato di “ricettazione di notizie” per la sua inchiesta sullo scioglimento per mafia del consiglio comunale di Taurianova, in Calabria.

Nell’udienza in programma al Tribunale di Palmi per la mattinata, si attendono le conclusioni del dibattimento iniziato il 16 aprile 2015, e, così come disposto dal Giudice Onorario Silvana Labate, si assisterà alla requisitoria del pubblico ministero e alle arringhe del collegio difensivo composto dagli avvocati Salvatore Costantino e Claudio Novella.

Non è escluso che già nel pomeriggio possa arrivare la sentenza di un procedimento che, come si ricorderà, ruota intorno alla presunta segretezza della Relazione della Commissione Prefettizia di Accesso, il documento richiamato dal giornalista nei suoi articoli sul quotidiano Calabria Ora.

La condotta di Pantano, la cui inchiesta lunga 28 articoli era stata pubblicata tra l’aprile e il maggio 2010 – ad 1 anno e 1 mese di distanza dallo scioglimento del civico consesso decretato dal Governo Berlusconi – viene valutata per la seconda volta in sede giudiziaria, dopo che un primo giudice, chiamato a esprimersi sulla presunta diffamazione denunciata dall’ex sindaco di Taurianova Rocco Biasi, aveva archiviato la posizione del cronista, dichiarando come egli abbia agito «nell’esercizio del diritto di cronaca» e riconoscendo nei suoi articoli l’esistenza di «presupposti di interesse pubblico, verità della notizia e continenza».

Ma il caso del giornalista Pantano è reso straordinario anche dal particolare capo di imputazione scelto dalla Procura di Palmi che considera oggetto ricettato le notizie scritte da Pantano e non la Relazione della Commissione Prefettizia d’Accesso che conterrebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, informazioni coperte dal segreto d’ufficio dalla cui pubblicazione il giornalista avrebbe «tratto un profitto» avvantaggiandosi da un reato presupposto commesso da altri.

Viste le gravi caratteristiche del doppio processo per la stessa inchiesta giornalistica, e tenuto conto di una imputazione sui generis che fa rischiare a Pantano fino a 8 anni di carcere, questo caso limite è stato a più riprese denunciato dai vertici della Federazione Nazionale della Stampa, attraverso il presidente Beppe Giulietti e il segretario nazionale aggiunto Carlo Parisi, e due interrogazioni parlamentari sono state presentate dai senatori Francesco Molinari e Lucrezia Ricchiuti.

In entrambe le iniziative sindacali e politiche, è stata messa in evidenza la straordinaria gravità di un bavaglio alla stampa tentato nuovamente per via giudiziaria e la penalizzazione che il diritto di cronaca subisce nel doveroso racconto del connubio perverso in certi enti locali tra la mafia e la malapolitica.

Sostegno al giornalista è stato inoltre espresso attraverso una petizione on line in cui è stato chiesto alla Procura di rivedere la grave accusa formulata, tenuto conto che Pantano ha scritto in un tempo parecchio successivo alla stesura della Relazione, quando eventuali contenuti segreti del testo sarebbero apparsi considerevolmente sfumati.

Una mobilitazione che ha visto al fianco del giornalista anche gli attivisti dei presidi di Reggio Calabria e Foligno dell’associazione antimafia Libera, nonché i rappresentanti della start up sociale “Cosa Vostra”.   







PALMI  11\7\2016