LOCRIDE. Circolo Formato, anche Vincenzo Agostino torna in libertà

LOCRIDE. Circolo Formato, anche Vincenzo Agostino torna in libertà
agostino Torna in libertà anche Vincenzo Agostino, condannato in appello a sette anni di reclusione nel processo “Circolo Formato”. Agostino, padre dell’ex assessore Rocco, anche lui di nuovo libero dopo cinque anni di domiciliari, è l’ennesimo imputato a rivedere la luce dopo il blitz che lo ha fatto finire in manette e poi ai domiciliari ne maggio del 2011, quando la giunta dell’ex sindaco di Marina di Gioiosa Rocco Femia venne travolta dall’inchiesta della Dda che svelò le presunte infiltrazioni del clan Mazzaferro nel palazzo comunale. La seconda sezione penale del tribunale di Reggio Calabria ha accolto oggi l’istanza presentata dall’avvocato Cosimo Albanese, difensore dei due Agostino.

«La scarcerazione di Vincenzo Agostino è il frutto di un costante e duro lavoro. Finalmente Agostino è un uomo libero», ha dichiarato il legale, che si è detto «certo di una piena assoluzione in cassazione sia per Vincenzo che per Rocco Agostino ex assessore di Marina di Gioiosa».

Vincenzo Agostino è solo l’ultimo in ordine di tempo a tornare in libertà: prima di lui e del figlio, infatti, era stato l’ex sindaco Femia, condannato a 10 anni di carcere per due gradi di giudizio, a tornare a casa, dopo cinque anni in cella. Nelle scorse settimane, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta all’ex assessore Francesco Marrapodi, giudicato in abbreviato, «soggetto con posizione processuale analoga» a quella dell’ex sindaco ma anche al collega Agostino. Tali decisioni, secondo l’avvocato Albanese, impongono «un’impronta tangibile dello sgretolamento accusatorio del processo “Circolo Formato”», l’inchiesta che nel maggio del 2011 portò all’arresto di oltre 40 persone ritenute vicine al clan Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica con conseguente scioglimento del Consiglio comunale.

Agostino, all’epoca dei fatti era candidato col centro-destra al Consiglio provinciale di Reggio Calabria nella lista del presidente Giuseppe Raffa, che prese subito le distanze dal suo candidato, che comunque racimolò qualche voto nonostante lo stato di detenzione. Agostino, nel corso degli anni, si è sempre dichiarato innocente, rimarcandolo nel corso di una dichiarazione spontanea letta alla Corte d’Appello di Reggio Calabria durante un’udienza del processo. Ora non rimane che attendere le motivazioni della sentenza d’appello, che aveva confermato in buona sostanza le condanne inflitte a luglio del 2013 dal tribunale di Locri, quando la corte presieduta da Amelia Monteleone aveva sancito l’infiltrazione del clan Mazzaferro nella politica di Gioiosa. Quella del 2008, recitano infatti le motivazioni di quella sentenza, sarebbe stata «una competizione elettorale tra ‘ndrine». A reggere quelle elezioni, infatti, «non sono i partiti, non le regole politiche né i programmi elettorali ma piuttosto un conflitto silente, camuffato da una competizione elettorale, di contrapposizione mafiosa tra i Mazzaferro e gli Aquino, che misurano così la loro forza su quel territorio».

La vittoria finale avrebbe comportato il governo del paese ed il conseguente arricchimento di una ‘ndrina a scapito dell’altra, grazie al controllo degli appalti, dell’economia, insomma: del denaro pubblico.