"Mammasantissima". I Ros scoperchiano la cupola segreta ai vertici della 'ndrangheta che tramite i suoi colletti bianchi condizionava politica e economia

"Mammasantissima". I Ros scoperchiano la cupola segreta ai vertici della 'ndrangheta che tramite i suoi colletti bianchi condizionava politica e economia
Conferenza
Non c’è più solo una cupola di ‘ndrangheta – la “provincia” individuata con l’operazione Crimine, che ha svelato l’esistenza di una criminalità organizzata unitaria. Questa volta la Dda di Reggio Calabria ha finalmente dato con chiarezza un nome ed un volto alla cosidetta zona grigia: una struttura verticistica elitaria, occulta, riservata e invisibile, capace di dare ordine ed interloquire «drammaticamente» con la criminalità organizzata, delineando le linee strategiche non solo in Calabria ma anche oltre i confini nazionali. È con queste parole che il comandante del ros dei carabinieri di Reggio Calabria, Giuseppe Governale, ha spiegato l’operazione “Mammasantissima”, che ha portato ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta del pm Giuseppe Lombardo nei confronti di cinque persone per associazione mafiosa. Si tratta di Paolo Romeo, l'ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, l'avvocato Giorgio De Stefano, Francesco Chirico e il senatore Antonio Caridi, per il quale bisognerà attendere l'autorizzazione del Senato. Un’operazione che nasce mettendo in fila i risultati di altri 52 procedimenti, dai quali emergevano elementi che, da soli, non bastavano ad incastrare i soggetti considerati parte di questa cupola grigia ma che grazie al lavoro del Ros e a oltre 540mila intercettazioni hanno fornito un quadro preciso alla Dda dello Stretto. Un’operazione che parte da lontano e dal rapporto tra criminalità organizzata e politica. «Per la prima volta – ha spiegato Governale -, non è la politica che si è messa a disposizione. Qui siamo in presenza di un’altra cosa: è la struttura che, managerialmente, costruisce uomini per infiltrare ai vari livelli il mondo istituzionale. E lo fa al Comune di Reggio Calabria, alla Provincia, alla Regione, tenta di farlo al parlamento nazionale e tenta di farlo addirittura al parlamento europeo. È una strategia programmatica che alterare l’equilibrio e il ruolo di concerto democratico degli organi istituzionali, cercando di orientare le scelte verso gli interessi della criminalità».

«UN PASSO IN AVANTI» - Partendo dalle tantissime indagini della Dda, dalle quali sono stati estratti dei momenti investigativi che erano rimasti confinati agli atti, sono stati estratti gli elementi sintomatici, che sono stati composti e riletti attraverso l’azione della ‘ndrangheta stessa. La scoperta della “provincia”, l’organo di disciplina che dà direttive e al quale fanno riferimento tutte le cosche dentro e fuori il paese, ha chiarito la capacità dei clan di tradurre gli introiti in settori economici attraverso singoli soggetti, «ma non si era mai pensato che vi fosse accanto una componente segreta, riservata ed elitaria di uomini che in rapporto simbiotico con la “provincia” del Crimine, che si muovono per consentire l’attuazione del programma criminoso anche negli ambiti strategici della politica, dell’economia e delle istituzioni», spiega de Raho in conferenza stampa. La capacità di infiltrazione della ‘ndrangheta, già nota ai magistrati, si arricchisce ora di una «componente riservata» i cui membri sono «ignoti alla base, alla ‘ndrangheta» stessa, soggetti che non sono conosciuti e perciò posssono operare liberamente. Un gruppo «ugualmente verticistico» e rappresentato da uomini che si occupano di economia e politica. Il direttorio grigio è composto da Paolo Romeo, Alberto Sarra e Francesco Chirico, che sono componenti, assieme a Giorgio De Stefano, di questo gruppo elitario e di livello superiore, dal quale partono le strategie che devono infiltrare economia e politica. «Questo gruppo – ha aggiunto de Raho - cresce con elementi che individua e ai quali far percorrere la strada dell’evoluzione politica». Il percorso è graduale: si parte dal Comune e se ci si comporta bene si passa da Provincia e Regione, puntando, in caso di alta affidabilità, ai parlamenti nazionale ed europeo. Tra i politici “cresciuti” con questo insegnamento c’è Antonio Caridi, «soggetto strumentale rispetto alle finalità della stessa componente riservata e segreta». Non fa parte, insomma, della “cupola” ma da questa viene utilizzata per raggiungere gli scopi necessari, attraverso l’azione politica all’interno delle stanze che più contano. La cupola di invisibili si muoveva durante i vari appuntamenti elettivi. Sono state prese in considerazione diverse elezioni: le comunali del 2001, del 2002 e del 2007, le provinciali del 2002 e del 2006, le europee del 2004 e del 2009, le regionali del 2005 e del 2010. Sono vari i soggetti avvicinati in questi anni, tra i quali spiccano anche i nomi di Pietro Fuda, candidato alle regionali nel 2005, e Giuseppe Scopelliti, candidato nel 2010 alla stessa poltrona. Elezioni sulle quali la cupola segreta, pensata e determinata da storici ‘ndranghetisti come i fratelli De Stefano e i Piromalli, ideatori della Santa, aveva messo gli occhi approfittando della propria carica intimidatrice, elemento che la accomuna alla ‘ndrangheta, «perché tutti sul territorio sanno chi sono i soggetti e chi c’è dietro di loro», conferma il procuratore. Il fine è individuare soggetti che potranno ricoprire, di volta in volta, posizioni politiche corrispondenti al disegno dell’organizzazione criminale. De Raho parla chiaro: questa elite di pezzi grossi “si è cresciuta” i propri politici di riferimento, li ha tenuti sotto osservazione, ha verificato se fossero o meno meritevoli di fiducia. «Non ti preoccupare, lo facciamo sindaco e gli mettiamo cinque persone attorno e se non si comporta come diciamo noi i cinque si dimettono e anche il sindaco»: questa la metodologia usata. Una descrizione, quella fornita dalla Dda, dimostrativa di come la scelta ricadesse sì su soggetti ritenuti affidabili ma comunque da mettere alla prova attraverso il controllo effettuato su di loro dalle persone messe a corredo della loro avventura politica.

IL MODUS OPERANDI – La cupola sceglie i politici e distribuisce posti di lavoro. Così accresceva l’esercito della ‘ndrangheta, l’esercito di chi, attraverso il voto, mette le persone “giuste” al posto “giusto”. Vengono pagati, hanno uno stipendio ma il posto di lavoro è un “dare e avere”. Così, quando si arriva agli appuntamenti elettorali «si riesce ad avere un portafoglio di elettori che, a loro volta, si allarga attraverso i legami di questi. A questo si aggiunge l’intimidazione». A dar prova di tutto ciò una mole elevatissima di elementi, che dimostrano come l’infiltrazione sia silenziosa e costante in tutti i settori. «È come se ci si trovasse di fronte ad un gruppo che, progressivamente ma silenziosamente, riesce ad erodere spazi dell’economia e della politica», aggiunge ancora il procuratore. Che conferma come il gruppo abbia tentato di accelerare l’attuazione della città metropolitana, attraverso gli emendamenti proposti da Caridi, per far confluire in città i fondi connessi alle nuove istituzioni. Sarra, dal canto suo, è uno uno dei protagonisti della componente riservata, uno di quelli che insieme a Paolo Romeo assume le iniziative per poter conseguire risultati nel campo politico ed economico, mentre Caridi è una di quelle figure “costruite” per far sì che arrivasse in Parlamento e rispondere alle esigenze di volta in volta prospettate. È un “esecutore” senza ruolo decisionale, uno di quelli che sono stati “formati” per poter poi corrispondere sempre alle esigenze della componente riservata.

LA POLEMICA SULL’ORGANICO - La complessità «senza precedenti» dell’indagine “Mammasantissima” ha offerto lo spunto, a de Raho, per rimarcare le carenze della procura distrettuale. Gli enormi risultati conseguiti dalla Dda reggina, infatti, pesano sulle spalle di soli 21 sostituti procuratori, tre aggiunti e un procuratore. Ma negli incubi di de Raho ci sono le domande di trasferimento, che faranno presto scendere i sotituti a 17. «Abbiamo fatto presente al ministero della Giustizia che abbiamo bisogno di persone ed è in corso la revisione degli organici su base distrettuale – ha spiegato -. So che su Catanzaro è previsto un aumento e non vorrei che Reggio rimanesse al palo, perché ha bisogno di uomini. Non vorrei che a Reggio Calabria non venisse assegnato nulla o un numero risibile di persone e a Catanzaro un numero rilevantissimo, perché la sperequazione sarebbe inadeguata. Catanzaro ha bisogno di uomini e su questo non si discute, ma Reggio Calabria ha lo stesso problemi. Ci sarà un magistrato che si dovrà occupare solo di questa indagine e da qui ad un anno scadrà dalla Dda». Il tutto mentre ancora non si può bandire il concorso, «perché il numero dei magistrati è talmente basso da non poter sguarnire l’ordinaria. Se i magistrati vengono ridotti all’osso non ce la faranno più a lavorare».

«OPERAZIONE SPARTIACQUE» - Così la definisce Governale, che ribadisce la necessità di «illuminare questa area con riflettori capaci di stigmatizzare i comportamenti che assumono differenti tonalità di grigio ma sempre di grigio parliamo». Riflettori che servono a “guarire” una Calabria che non può assumere il ruolo di emblema della ‘ndrangheta ma che, attualmente, ha ha il ruolo di guida di tutti gli interessi politico-criminali. E le attività di investigazione non sono ancora finite.