La Lombardia ha più di 10 milioni di abitanti. La Calabria ne ha meno di due. Insomma, la Lombardia è più di cinque volte più grande di noi per popolazione. Immaginando che il buon dio distribuisca genio e cretinaggine, volontà e indolenza a caso, quindi senza preferenze raccomandazioni o input razzisti, si arriva alla conclusione che la realtà tra noi e loro è, naturalmente più o meno, uno a cinque. Se invece prendiamo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione sui ragazzi che si sono maturati nell’anno 2016 a pieni voti e in aggiunta con la lode, il nostro schema salta: noi, a lode, a scuola, ne prendiamo cinque volte di più dei lombardi. In Calabria, abbiamo raggranellato un bottino di 334 lodi; in Lombardia, invece di averne circa 1500 se fossero bravi, naturalmente più o meno come noi, mangiano la polvere inchiodati a un miserabile 300.
Minchia, come siamo bravi!
Si potrebbe optare anche per un’altra lettura. I lombardi non sono fatti per lo studio. Com’è noto per lo studio bisogna essere (pre)fatti, cioè fatti apposta. Fino a qualche decennio fa erano prefatti solo i figli dei ricchi, sia al Nord che al Sud, mentre per i figli dei poveri, che si chiamavano tutti Pierino (come scoprì Don Milani in Lettere a una professoressa) non c’era niente da fare. Bocciati.
Ma neanche questa lettura regge. Il Veneto, che è due volte e mezzo la Calabria, quasi cinque milioni di persone, si ferma a 276. Neanche loro sono fatti per la scuola? Sempre dietro la Calabria arrancano regioni per popolazione doppie alla nostra (o quasi) come il Piemonte e la Toscana. Altri ciucci?Insomma, bisognerebbe avere il coraggio (anzi, la sfacciataggine) di sostenere che nessuno è tagliato per la scuola tranne i meridionali le cui prime quattro regioni (Puglia, Campania, Sicilia, Calabria) hanno arraffato praticamente la metà delle lodi di tutta Italia.
A giudicare dai dati si ha l’impressione che nella scuola la vecchia divisione tra figli dei ricchi e dei poveri si sia ora modificata in una nuova divisione tra figli del Sud e figli del Centro e del Nord. Si pensi che la Puglia da sola, svettando in testa con 934 lodi rappresenta da sola un concentrato straordinario di genialità e quasi eguaglia l’intero Centro (Lazio, Toscana, Umbria, Marche che tutte insieme ne raggiungono 1061).
I prof del Mezzogiorno e della Calabria sono di manica larga per compensare le disgrazie di questa parte del paese e dei suoi figli destinati alla disoccupazione? Oppure hanno paura a mettere voti bassi e si fanno condizionare? Oppure sono dentro il meccanismo clientelare delle raccomandazioni cioè sono parte del sistema di potere meridionale che ci paralizza? Certo, è perfino possibile che nel resto d’Italia sono incapaci a giudicare essendosi la capacità di giudizio concentrata soprattutto tra Bari, Napoli, Palermo e Reggio Calabria. Ma nessuno, che si sappia, lo ha fin qui sostenuto in modo convincente.
Non bisogna fare l’errore di generalizzare. E’ tra gli insegnanti che si trovano gli ultimi missionari che circolano a Sud. E bisogna essergliene grati.
Ma questi dati, così lontani e anomali da quelli del resto del paese, non sono una buona notizia per il Sud e la Calabria. La nostra immagine e le nostre richieste e pretese s’indeboliscono. E si contribuisce alla fragilità di tutti gli sforzi per fare del Mezzogiorno e della Calabria una terra che vuole ciò che le serve e le spetta per poter, a parità di condizione, essere protagonista della modernità e della produzione di risorse e ricchezze.