«E uno saccagnato… e ora tocca all’altro». Saccagnato, ovvero accoltellato, colpito. Alex Orfei scriveva così, 17 ore fa, sul suo profilo Facebook, poco dopo che il suo collega Werner De Bianchi, morto durante la notte dopo essere stato sottoposto ad un intervento d’urgenza, venisse aggredito con un coltello. Ed è con l’accusa di omicidio che nella tarda serata di ieri, poco dopo quel post autocelebrativo sul social network, che Orfei, artista circense della storica omonima famiglia, è stato rintracciato all'interno di una roulotte e ammanettato dalla squadra mobile di Tropea, a Santa Domenica di Ricadi.
L’aggressione si è consumata attorno alle 18: De Bianchi, classe 1979, che lavorava al Circo Royal di Castrovillari, è stato aggredito ed accoltellato nello spiazzo antistante un supermercato, dove i due si erano incontrati per un chiarimento. I sanitari dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia hanno provato a salvargli la vita, con un intervento chirurgico d’urgenza, ma il 37enne, attorno alle 4 della notte scorsa, ha smesso di respirare. Orfei, 31 anni, stava col suo circo in località Gesuini di Santa Domenica di Ricadi. La vittima, prima di entrare in sala operatoria, avrebbe parlato con i poliziotti, intervenuti sul posto dopo la lite, facendo il nome dei suoi aggressori - circa quattro persone - e indicando come motivo scatenante della lite un debito non onorato da parte sua. Ad avere il coltello era proprio Orfei, che ha colpito la vittima al fianco sinistro, provocando lesioni al pancreas. Ma sul corpo del circense sono stati rinvenuti i segni di numerose contusioni.
Dal web, dove Orfei si vantava per l’impresa appena compiuta e prometteva una replica, emergono altri particolari del delitto. Dopo il post provocatorio di Orfei, infatti, si sono susseguiti una serie di commenti che lasciano trasparire la dinamica dell’aggressione. Stando alle affermazioni postate sul social network, De Bianchi si sarebbe presentato da solo al regolamento di conti, mentre Orfei sarebbe stato in compagnia di altre persone. «Quando si è uno contro uno ci si può vantare ma quando è uno contro cinque c'è poco da vantarsi», commenta poco dopo una persona a nome di un’altra. E Orfei replica, riferendosi a quello: «C'era?? No quindi andate a cagare...». E poi di rimando aggiunge, in italiano incerto: «ti ricordo che tuo padre ha picchiato di cazzotti sua sorella quindi i buonisti fateli per un altro discorso ok??».
Più in là, un utente che porta il cognome della vittima punta il dito contro il presunto assassino. «Bravo vantati», e poi aggiunge: «il dudi – il soprannome della vittima – non ha portato nessuno». E un altro ancora: «io penso che se si litiga si litiga uno contro un altro, non portarsi i canerti».
Qualche ora prima, in un altro post provocatorio, Orfei condisce la lite con allusioni sessuali, riproponendo un post che era stato rimosso e che fa riferimento a questioni sentimentali. Una questione di onore, dunque, una tragedia nata da un debito non onorato che poi è sfociata in reciproci insulti personali. «Per i grandoni dietro ad un pc o telefono – scriveva -, ho una curiosità per i fratellini De Bianchini: ma che gusto si ha a baciare le proprie mogli sapendo che hanno altri gusti…».

Una faida, quella su Facebook, trasferita forse nel mondo reale e terminata in tragedia. La rete diventa specchio di una realtà cruda, fatta di coltelli e sangue, dove agli insulti segue un’azione ben precisa e cruenta. Il 14 gennaio, la vittima postava una foto col dito medio alzato e un commento a corredo: «Per le teste di cazzo che parlano male dei De Bianchi andate a fanculo buffoni di merda». E poi aggiungeva, rispondendo a chi gli chiedeva spiegazioni su chi fosse la persona destinataria dell’insulto: «un finocchio che parla male dei De Bianchi su Facebook poi se le piglia e le piglia! Denuncia come i veri uomini!».
Qualche ora prima, in un altro post provocatorio, Orfei condisce la lite con allusioni sessuali, riproponendo un post che era stato rimosso e che fa riferimento a questioni sentimentali. Una questione di onore, dunque, una tragedia nata da un debito non onorato che poi è sfociata in reciproci insulti personali. «Per i grandoni dietro ad un pc o telefono – scriveva -, ho una curiosità per i fratellini De Bianchini: ma che gusto si ha a baciare le proprie mogli sapendo che hanno altri gusti…».

Una faida, quella su Facebook, trasferita forse nel mondo reale e terminata in tragedia. La rete diventa specchio di una realtà cruda, fatta di coltelli e sangue, dove agli insulti segue un’azione ben precisa e cruenta. Il 14 gennaio, la vittima postava una foto col dito medio alzato e un commento a corredo: «Per le teste di cazzo che parlano male dei De Bianchi andate a fanculo buffoni di merda». E poi aggiungeva, rispondendo a chi gli chiedeva spiegazioni su chi fosse la persona destinataria dell’insulto: «un finocchio che parla male dei De Bianchi su Facebook poi se le piglia e le piglia! Denuncia come i veri uomini!».