L'INTERVENTO. Serve una giustizia uguale in Calabria e Toscana, a Siderno e a Treviso

L'INTERVENTO. Serve una giustizia uguale in Calabria e Toscana, a Siderno e a Treviso
giustizia  Esistono i Santi protettori dei consigli di amministrazione delle banche, anche di quelle che ne hanno combinato di cotte e di crude? Sembrerebbe di sì! Non è la “cupola” e non hanno nulla a che fare con gli “invisibili” tratteggiati nell’inchiesta ““Mammasantissima” della DDA di Reggio Calabria.

Vincenzo Consoli, di “Veneto Banca”, è riuscito a bruciare i risparmi di 87 mila piccoli azionisti. Non avrebbe potuto farlo se qualche “santo” non avesse protetto, per lunghissimi anni, i suoi traffici. Chi?

Non chiamateli “invisibili” , non usate il termine “zona grigia” e meno che mai “ terzo livello”. Questi termini hanno il marchio riservato al Sud ed in particolare alla Calabria. Si possono usare ad Africo , a Vibo o a Reggio, mai nelle civilissime città di Siena , di Vicenza o di Arezzo!

Il presidente del tribunale di Treviso, dopo esser stato omaggiato da Veneto Banca con un orologio da undicimila euro è passato dalle aule di giustizia ai vertici della banca. Un comandante delle fiamme gialle, dopo esser andato ai “mondiali” con il patron della banca, ha avuto una consulenza da 110 mila euro.

Chi di competenza ha stabilito che si tratta di fatti perfettamente legali… e noi -detto senza alcun sarcasmo- non abbiamo nulla da ridire!

“Veneto Banca” non è un caso unico. Gianni Zonin, padre-padrone della banca di Vicenza, ha potuto radere al suolo i risparmi di 118 mila famiglie perché aveva intessuto una fitta rete di “relazioni privilegiate con magistrati ed ufficiali della guardia di finanza”. (La Repubblica)

Ed ancora, santi protettori hanno tutelato i consigli di amministrazione delle banche di Siena, Ferrara, Ancona ed Arezzo. Ed a Siena, forse, c’è qualche morto di troppo!

Ma si sa, i “santi protettori” non commettono reati, non frequentano le strade dissestate di Reggio o di Siderno. Non metterebbero mai piede nei quartieri malfamati della Piana di Gioia Tauro o nei paesi dell’Aspromonte!

Mai stringerebbero la mano ad un parente, sia pur lontano, di un mafioso e mai entrerebbero in un bar frequentato da persone in odore di ndrangheta.

Costoro frequentano ambienti esclusivi, alberghi di lusso, località per pochi, ed amici rigorosamente selezionati. Sono amici di ministri e magistrati, generali e prefetti! Persone come loro, sono assolutamente ligi alla “legge”, all’ordine ed al senso del dovere e dell’onore! E semmai dovessero far sparire i risparmi di centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori e portare all’estero cifre enormi di denaro, lo saprebbero fare con stile ed eleganza, senza il cafonesco “annacamento” tipico degli uomini di ndrangheta o con i metodi subdoli degli “invisibili” calabresi che sono un prodotto tipico al pari della “nduja”.

Però (e che però) un dato è certo: montagne di soldi sono spariti e chi di dovere non ha vigilato!

Qualche disgraziato s’è tolto la vita ed alcuni sono morti di crepacuore… ma questa è un’altra storia!

Invochiamo le manette? Assolutamente no!

Invochiamo semmai l’Unità d’Italia anche nell’applicazione della Legg! Invochiamo il rispetto sostanziale della Costituzione!

Vorremmo che tutti gli amministratori delle banche responsabili di spaventosi disastri ed i loro complici “occulti” siano messi in condizioni di difendersi in eventuali processi- che vorremmo sereni e giusti- da uomini liberi!

Lo chiediamo per loro ma lo chiediamo per tutti i cittadini, ovunque risiedano! A Treviso come a Reggio, a Siena come a Locri!

Non ci stiamo a che una telefonata, una intercettazione, una discussione politica, una richiesta di voto diventi legna da rogo in Calabria mentre la sparizione di miliardi e miliardi di euro sottratti a povera gente venga considerata a guisa di una monelleria di poco conto in Lombardia, in Toscana o in Veneto.

Quando qualcuno viene accusato di collusione con la ndrangheta vorremmo che fossero indicati con chiarezza dove sono i cadaveri, quale è stata l’effettiva partecipazione ai traffici di droga, alle estorsioni, alle intimidazioni insomma ad azioni che servono a percepire una associazione a delinquere. Quanto denaro è stato accumulato illecitamente!

Non ci stiamo alla regola non scritta, ma ampiamente applicata, che vuole che soprattutto in Calabria l’importanza di un “reato” sia stabilità dalla risonanza mediatica che la notizia ha sui giornali e dell’assonanza della stessa al pensiero unico dominante.

Non ci stiamo all’uso generalizzato della carcerazione preventiva come mezzo di pressione per ottenere discutibili “verità”!

In questo momento, nell’indifferenza generale, tante persone in Calabria sono in carcere senza alcuna sentenza definitiva di condanna. Alcuni da molti anni! In altri posti, tanti responsabili di enormi rapine ai danni della parte meno tutelata del popolo italiano non sono mai stati neanche convocati da un magistrato!

Non siamo innocentisti né colpevolisti ma solo schierati in difesa delle garanzie costituzionali e dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.

Ribadisco che non solo non difendo ma detesto i mafiosi, gli “invisibili”, la “cupola” e tutto ciò che ha a che fare con la violenza e la prepotenza ed ogni potere occulto. Ciò premesso, mi auguro che vorrei che nessuno in Calabria, né un senatore della Repubblica, né l’ultimo bracciante o disoccupato del paese più sperduto, sia costretto a vivere esperienze kafkiane .

Spetterebbe ai partiti, alle Istituzioni democratiche sradicare la ndrangheta senza limitarsi ad un indignitoso, quanto sospetto, appiattimento sulle posizioni delle procure della Repubblica.

E’ interesse della democrazia a che un giorno intorno alla magistratura ci sia meno ipocrisia e servilismo, e tanta autentica stima guadagnata, sfuggendo ogni sensazionalismo, ed amministrando una “Giustizia giusta”.

Solo questo chiediamo ed, onestamente, non ci sembra molto!