Si chiamano Suor Carolina e Suor Francesca. Non le conosce quasi nessuno. Del grande circo mediatico-politico-giudiziario intendo dire…Per tanti invece sono note. Eccome se sono note!Sono due suore che danno vita da anni, da molti anni, al Centro intitolato a Padre Puglisi, in uno dei luoghi simbolo del degrado e dello sfascio, in cui si vive in posti disperati e abbandonati e dove la ‘ndrangheta ha, ovviamente, messo radici. Il centro e’ in contrada Bosco, che non si capisce nemmeno bene se è nel comune di San Luca o in quello di Bovalino o in ancora in quello di Benestare. Un po’ ad uno e un po’ all’altro, in un caos senza fine di case, villette, casolari, stalle forse abusivi o forse condonati. Chi lo sa! Quelli di San Luca la chiamano Bovalino beach, tanto per capirci.
A poca distanza da qui hanno arrestato, per ultimo, il famoso latitante Antonio Pelle, uno della faida di San Luca che poi portò all’eccidio di Duisburg. Quello che si nascondeva dietro un armadio.
Il centro delle due suore deriva dall'ispirazione che la Fraternità Buon Samaritano trae dall'esempio luminoso del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia nel 1993, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a liberare i minori dalla strada e a cui il vescovo di Catanzaro, mons. Vincenzo Bertolone, ha dedicato un bellissimo libro, ‘’L’enigma della zizzania’’, che riattualizza la parabola di Matteo del buon grano e della zizzania.
In sostanza – dice Bertolone – per seguire le tracce di Cristo si dovrà cominciare a distinguere tra il grano e la zizzania, che spesso convivono nello stesso campo, e non e’ folle pensare di fronteggiare le mafie con la forza disarmata del Vangelo.
Qui, in quest’angolo della locride – in questo marasma di case abusive, tra orti selvaggi e curati e strade dissestate, un alveare in cui e’ complicato orientarsi – lavorano in un silenzio assordante quelle due suore, che hanno però incontrato recentemente i vertici della Giunta Regionale, che sono andati a far visita guidati dal presidente Oliverio.
Il Centro Padre Puglisi – dice Suor Carolina - nasce nell'ottobre del 2005 in un territorio particolarmente difficile: la locride appunto. Più precisamente il Centro d'Aggregazione giovanile è collocato a Bosco Sant'Ippolito, quella piccola contrada tra quei tre comuni. La nascita del Centro è stata fortemente desiderata dalla Fraternità "Buon Samaritano", una comunità di suore a sua volta voluta dall’indimenticato Vescovo di Locri Giancarlo Bregantini, che ha raccolto le sfide che questo territorio, stimolante ma non facile, propone quotidianamente.
Il Centro è diventato in questi anni di attività un luogo di incontro per i giovani e gli adolescenti; uno spazio aperto, palestra di vita umana e spirituale, formazione verso l'impegno responsabile; una valida alternativa alla strada, in un contesto dove le strutture sociali e sportive sono fortemente carenti.
Qui ci sono una sessantina di ragazze e ragazzi, che nel dopo scuola arrivano in questa struttura e studiano, giocano, lavorano, con l’aiuto anche di personale volontario. Il Centro non ha mai ricevuto un euro di finanziamento pubblico ma le due suore non se ne lamentano (siamo noi a chiederci dove vanno a finire i soldi del sociale!). Hanno fatto una domanda tanti e tanti anni fa, che non ha nemmeno avuta risposta.
Molti di questi ragazzi sono figli o fratelli di persone coinvolte in fatti di ‘ndrangheta – come potrebbe essere diversamente! – e vivono una vita complicata. Ma Suor Carolina e Suor Francesca di queste cose non ne vogliono affatto parlare: loro operano e basta, perché’ mettono in atto quello che dice nel libro mons. Bertolone: le mafie, certo, vanno combattute dalle strutture dello Stato ma la Chiesa non può che sostenere tale azione educando a sua volta alla legalità. Facendo, in definitiva, vincere il grano sulla zizzania. Ma qualcuno di quello Stato aiuterà un giorno suor Carolina e suor Francesca?