L’INTERVENTO. Trump e Hillary, l’Apocalisse e il fortino di Pentimele

L’INTERVENTO. Trump e Hillary, l’Apocalisse e il fortino di Pentimele
 fortino   Scrivo questo articolo perché appena sveglio ho avuto una raggelante premonizione: e se questi fossero gli ultimi giorni di “pace” del genere umano? Oggi infatti si vota negli Stati Uniti. Nessuno mai avrebbe immaginato che la contesa avrebbe riguardato un personaggio come Trump. Nessuno può immaginare cosa potrà avvenire con una sua eventuale vittoria.

La storia è maestra di vita. Non si devono mai sottovalutare gli invasati. L’Europa lo fece in Germania e in Italia. E si sa come andò a finire. Quelli con interessi paralleli che pensano di poter tenere a bada l’invasato di turno, e quelli che addirittura ci marciano, restano sempre spiazzati dai Caligola di ogni tempo. Temo la nomina di senatore conferita a qualche cavallo bianco. 

Sia che si finga scemo, infatti è l’idolo degli scemi, sia che faccia sul serio, il personaggio è pericoloso. È affamato di vendetta. Doppiamente pericoloso. Gliela farà vedere lui, a questi intellettualoidi, questi radical-americani che si permettono di eleggere un presidente nero, anzi negro, come è giusto che si chiami. Trump è un razzista vero. Un disgustoso esemplare di bieca bassezza morale e intellettuale. Hillary Clinton è facilitata. Le persone perbene in ogni parte del mondo voterebbero chiunque piuttosto che Trump. Ma negli USA è diverso.

Trump è la critica sociale degli States all’elezione di Obama. Il contraccolpo. La reazione che segue e precede lo scivolamento verso valori nazional-socialisti del mondo intero. Gli effetti di richiesta d’ordine, sicurezza e beni. Ci sono tutte le condizioni per entrare in una situazione di guerra. Mettiamoci anche la spinta di tutti i soggetti - e sono tanti- realmente interessati allo scoppio delle guerre.

La sua eventuale vittoria aprirà nuovi scenari. A volte il mondo si trova davanti ad un bivio; ed oggi mi viene facile immaginare che una delle due strade del bivio porti alla morte e alla distruzione del genere umano, evento al quale ci stiamo allenando da anni.

Vincerà Trump. Per prima cosa provocherà una bella crisi economica. Poi si rifiuterà di pagare i creditori. Comincerà a giocare con i soldatini. Poi una bella mattina, magari tra un anno, quando nessuno ripenserà più a questo articolo, attaccherà l’Iran. Poi la Cina. Israele e la Nato apriranno i tubi lanciamissili. Tutti nel mondo apriranno i tubi lanciamissili. Decine di migliaia di piccole chiavi d’acciaio gireranno all’unisono nel mondo, e decine di migliaia di intercontinentali con lo sbuffo di fumo bianco voleranno nel cielo azzurro.

Pochi minuti e poi BUM.

Chi ha vissuto l’era pre-caduta del muro capisce bene di cosa sto parlando. Basta ricordare quell’atmosfera di guerra sospesa che gravava sulla testa di ciascuno. A Reggio eravamo preoccupati per via della base americana di Montalto. Il primo giorno che proiettarono il film “The day after” ci fu un sacco di gente che si sentì male per la paura e la preoccupazione. Ecco, dovrebbero rifarlo in tv quel film, per tutti quelli che non ci hanno mai pensato. Non soltanto l’esplosione delle atomiche. Ma anche il dopo.

Allora sì che vi ricorderete di questo articolo. Una volta tanto giocare a fare gli apocalittici rende. Spero di no, naturalmente, ma temo di sì. Speranza e timore sono le due facce della stessa medaglia, il futuro.

Oggi tra i ragazzi vanno per la maggiore dei giochi post-apocalittici. Qualcuno cita persino Cormac McCarthy e il suo profetico “La Strada”. È da decenni che se ne parla, della possibile follia autodistruttiva dell’uomo e della fine di questo ciclo dell’umanità. E se fosse arrivato il momento?

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Su Zoomsud trattiamo argomenti che abbiano attinenza con la Calabria; questo articolo è molto attinente. Anche qui Trump ha i suoi seguaci. Sono quelli convinti che se scoppierà la guerra termonucleare loro si salveranno rifugiandosi nel fortino di Pentimele.