FACTOTUM. Spagnuolo: “Cosenza non è un’isola felice”. Droga a domicilio per la Cosenza bene

FACTOTUM. Spagnuolo: “Cosenza non è un’isola felice”. Droga a domicilio per la Cosenza bene
stradale «In questa indagine c’è tutto il codice penale. E mostra una nuova forma di criminalità, che chiamerei liquida, non organizzata, ma che ci mostra un fenomeno preoccupante. E, soprattutto, ci dimostra che Cosenza non è un’isola felice, non lo è mai stata». Il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo parla così dell’operazione “Factotum”, che racchiude 319 capi d’accusa, per reati che vanno dal riciclaggio di auto all’usura, passando per droga, truffe ed estorsioni. Sono 53 le persone indagate, delle quali sette sono finite in carcere, 28 ai domiciliari e due obblighi di presentazione, mentre per due indagati il gip Francesco Luigi Branda ha restituito gli atti al pm per incompetenza territoriale.

«Un’indagine esemplare» che parte da un traffico internazionale di auto per arrivare, reato dopo reato, ad un complesso reticolo di fatti criminali. L’operazione, realizzata con la collaborazione della guardia di finanza e della polizia stradale, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppe Cozzolino e Giuseppe Cava e dall’aggiunto Marisa Manzini, ha svelato un nuovo fenomeno criminale senza struttura piramidale, senza ruoli di comando o obbedienza, che si sovrappone al territorio e alla criminalità organizzata e che sarebbe addirittura «più pericoloso», ha spiegato Spagnuolo in conferenza stampa.

Tutti fanno tutto, tutti commettono il proprio reato. Sul campo, ha spiegato il comandante della polizia stradale Antonio Provenzano, sono stati impiegati 300 uomini. Dai singoli fatti accertati è emerso un giro di droga da un milione di euro e interessi usurai al 200% annuo. «I fatti, presi singolarmente, porterebbero ad una sottovalutazione del fenomeno, perché inquadrati nella microcriminalità – ha aggiunto il procuratore -, ma messi tutti insieme sul tavolo diventano estremamente preoccupanti, anche perché il tutto avviene in meno di due anni». Una nuova faccia della criminalità scoperta con un organico ridotto al 50%, ha sottolineato Spagnuolo, «ma tutto questo non ci spaventa».

Le indagini hanno evidenziato l’assoluta spregiudicatezza e tranquillità degli indagati, «quasi insensibili al rischio di controllo o di repressione da parte delle forze dell’ordine», scrive il gip. La droga, a volte, veniva consegnata a domicilio ai personaggi della Cosenza bene, oppure elargita per l’intrattenimento dei clienti di un agriturismo in vena di festeggiamenti.

Reati compiuti «con una frequenza oraria e dedizione maniacale», fino a sei o sette volte al giorno. E a preoccupare è la diffusione capillare della droga, anche e soprattutto tra gli adolescenti. È toccato al sostituto Cozzolino illustrare il metodo utilizzato per riciclare le auto, anche di grossa cilindrata. «Venivano prese a noleggio e poi ne veniva denunciato falsamente il furto – ha spiegato -. Venivano poi spostate in Romania per essere ripulite e grazie a documenti falsi rivendute a metà prezzo, incassando anche gli indennizzi assicurativi». L’indagine, ha spiegato Manzini, ha portato a circa 70 perquisizioni e ha svelato il grado di infiltrazione dell’economia. Tra gli episodi più significativi, l’incendio ad un esercizio commerciale a Rossano, vissuto in diretta dagli investigatori, che hanno ascoltato i commenti e l’entusiasmo degli indagati, assoldati dal proprietario del negozio per consentire l’incasso di una polizza assicurativa di circa 100mila euro. Un incendio che solo per miracolo non ha interessato le abitazioni collocate sopra il negozio, grazie all’intervento provvidenziale dei vigili del fuoco.

«Sono state sentite almeno 150 persone – ha spiegato poi il collega Cava -, tra vittime di usura e consumatori di droga e quasi tutte hanno fornito una proficua collaborazione. Le vittime di usura si trovavano in uno stato di assoggettamento, private anche della possibilità di svolgere le più elementari attività come fare la spesa, pressate da continue richieste, sms e telefonate». Le indagini non sono però ancora terminate. Il nuovo fenomeno è ora sotto la lente della procura, che indaga anche sul livello dei finanziatori degli usurai, per i quali è stato disposto un sequestro equivalente agli interessi, per ristorare le vittime. «Inquietante è anche la diffusione delle armi, anche tra soggetti che non hanno vincoli associativi, capaci di utilizzarle e rivenderle», ha aggiunto Cava. Gli accertamenti per i reati di usura, ha spiegato il colonnello della Finanza Marco Grazioligli, proseguono. «Le vittime spesso si rivolgevano agli usurai spinte dal bisogno di cure sanitarie», ha aggiunto. Ma c’erano anche imprenditori sul lastrico e consumatori di droga, costretti a rivolgersi agli strozzini per pagare gli spacciatori.