ARDORE PUNTO E A CAPO

ARDORE PUNTO E A CAPO
ardore   Ho trascorso la mia infanzia e parte della mia giovinezza ad Ardore un piccolo paese del litorale jonico. In questi giorni è stato spesso menzionato dai telegiornali locali per essere stato colpito dall’alluvione di pochi giorni fa.

Mi piace ripercorrere il tempo a ritroso e rovistare tra i ricordi che mi appaiono sempre nitidi come fossero presente, mi rende sempre di buon umore e tutt’altro che malinconica. Quando per provare la sensazione di “sentirmi grande” mi alzavo sulle punte dei piedi, e non mi spaventava neanche il temporale anzi, mi piaceva ascoltare il rumore della pioggia che cambiava il suono secondo dove cadeva.

I tuoni con il loro boato mi facevano sobbalzare ma non mi mettevano paura e i fulmini che per pochi attimi illuminavano il cielo in una striscia attiravano sempre la mia attenzione. Adoravo la pioggia forte e stare a casa al caldo protetta dall’amore della mia famiglia e da quella sensazione di tranquillità che casa mi ha sempre dato. Il cattivo tempo dalle mie parti non dura mai molto e quando splende di nuovo il sole, il paese ha sempre un nuovo “volto”.

Da ormai un po’ di anni invece sembra che la natura si ribelli, liberandosi dalla sua prigione e si riprendendosi la libertà che le spetta. Un temporale basta a disarticolare le strutture. Le bombe d’acqua fanno più danni dei bombardamenti. Terreni smottano, case s’incrinano, le strade sprofondano. Ogni volta che la pioggia cade copiosa i danni sono tanti; e più o meno sempre gli stessi; e spesso negli stessi punti. Le fiumare che da sempre esistono rompono gli argini e inondano alla cieca il paese. La via principale diventa un fiume d’acqua e gli abitanti delle case non possono in nessun modo placare la sua furia. Il verde della piazza al centro del paese viene sommerso dal fango; il sottopassaggio per scendere al mare non è percorribile; e poi danni alle campagne ed ettari di terreno resi produttivi grazie ai sacrifici vanno perduti sotto il fango in un Amen. E ancora negozi inondati e abitazioni lacerate. Uno scenario devastante dove a ciel sereno la paura sparisce e lascia il posto allo sconforto.

Le alluvioni sono oramai una costante del periodo autunnale e invernale. Dovremmo farci i conti costantemente. Impostare nuove politiche del territorio. Serve soltanto la consapevolezza che senza un nuovo modo di conformarsi all’ambiente le cose potranno solo peggiorare.

Questo si è sempre detto. Lo sanno i cittadini e lo sa bene l’amministrazione.

I piccoli paesi purtroppo hanno da sempre la pecca di essere abbandonati dalla politica. Quasi di non avere il diritto di fruire degli interventi necessari e di essere anche dimenticati dai telegiornali nazionali come se l’informazione debba essere solo un privilegio richiesto. Non soltanto Ardore ma anche gli altri centri vicini hanno subito tanti danni. Sono violentati dall’abbandono e dai disagi.

E in questo clima ribelle come lo sono gli animi dei miei concittadini Ardoresi, affiora sempre l’elemento di solidarietà comune che imprime una forte spinta verso la via della ripresa.

Ardore punto e a capo. In ogni senso.