FEMMINICIDIO: Se la vittima difende il carnefice (presunto?) in cambio di visibilità

FEMMINICIDIO: Se la vittima difende il carnefice (presunto?) in cambio di visibilità
ylenia La storiaccia per i più, la comica per alcuni, la routine per gli appassionati del genere, è quella della infelice Ylenia da Messina, balzata agli orrori della cronaca per essere stata vittima di uno dei mali più odiosi degli ultimi anni: la violenza sulle donne. Una storia di tristemente ordinaria cronaca, se non fosse per il paradossale susseguirsi di impensabili sviluppi.

Ylenia apre la porta nella notte al suo aggressore che dopo averla cosparsa con della benzina appicca le fiamme procurandole ustioni refertate per circa il 13% del corpo. Tutto sommato fortunata a non aver riportato conseguenze ben più gravi rispetto alla sorte toccata alle vittime di altri casi analoghi accaduti negli ultimi tempi. Le indagini seguite al delitto portano subito all'arresto del fidanzato col quale, si apprenderà da più parti, la vittima aveva avuto un rapporto alquanto burrascoso. Fin qui nulla di particolarmente sorprendente, a parte il fatto di per sé, che sempre e giustamente fa notizia e va proposto all'opinione pubblica per la crudeltà del gesto e per il preoccupante proliferare del fenomeno. Il colpo di scena, che in un certo qual modo fa passare in secondo piano il fatto di cronaca nera, avviene nei giorni a seguire, quando Ylenia sorprenderà tutti facendo appello niente popò di meno che alla sempre discussa e discutibile Barbara D'Urso. Senza farselo ripetere due volte la conduttrice spedisce al Policlinico di Messina, dove la sventurata è degente, una troupe per la messa in onda di una intervista, in collegamento diretto, alla ragazza.  Questa, invece di interpretare il più probabile e plausibile ruolo di vittima che accusa il proprio carnefice, stigmatizzandone il comportamento, facendosi bandiera contro le violenze perpetrate da sempre e ultimamente sempre più frequentemente dal mondo maschile in ambito di rapporti di coppia, spiazza tutti scagionando il fidanzato. Proclamandone l'innocenza, sostiene con forza che l'uomo incappucciato che l'ha aggredita non possa essere stato lui, che al contrario la ama e non le farebbe mai del male. Gusto qualche schiaffo... Quello che spesso e volentieri pare si scambiassero a detta dei conoscenti. Un teatrino al quale la madre ha cercato di opporsi rimediando ingiurie ed accuse dalla figlia che le attribuisce un atteggiamento da sempre ostile nei confronti dell'amato compagno.

Su tutte, la frase strillata dalla ragazza, a un tratto del collegamento, che più colpisce suonava più o meno così: "Barbara! Voglio venire in trasmissione, fammi venire in trasmissione". Miseria dei mass media. Inesorabilmente, il baricentro dell'attenzione si sposta e il crimine in se stesso viene offuscato da una assurdità ancor più inquietante. L'effimero che ormai pervade la nostra quotidianetà, in cui la percezione della realtà lascia spazio ad una insana voglia di protagonismo alla quale i mezzi di comunicazione educano le masse. Una società in cui il paradigma "bene o male, purché se ne parli" ha preso il sopravvento anche nello stile di vita dell'insospettabile vicino di casa. In questo contesto i valori comunemente condivisi cedono il passo, grazie ai modelli proposti, ad una sorta di insana voglia di notorietà, perché se è vero che Wanna Marchi e l'adorata figliuola, dopo aver truffato tanta povera gente, meritano di essere tra i protagonisti dell'isola dei famosi (tra i peggiori prodotti della nuova frontiera televisiva), è altrettanto sacrosanto che una povera ragazza delle case gialle di Messina debba poter sfruttare la ribalta che le si offre, per rimediare un po' di visibilità e magari qualche ospitata televisiva. Dovrebbe forse, scusate l'ironia, "bruciare" questa occasione che magari passa una volta nella vita? La vita, appunto, quella che ormai sappiamo sempre meno vivere nella sua accezione più semplice, ma nobile del termine.