
“Le aveva rivelato tutto. … della droga, ... delle scoperte fatte nelle sue campagne, … delle società svizzere.
... Sua doveva essere stata l’idea del villaggio turistico, … suoi i vari marchingegni messi in atto come copertura.”
In questo romanzo fa la sua apparizione il Circolo. Il Circolo si presenta con le caratteristiche principali che assumerà sempre più nei successivi romanzi. Il Circolo è una sorta di coro greco, è un personaggio collettivo che commenta, che discute, che banalizza, che intuisce; è più un coro di Euripide. Il Circolo è l’anima del notabilato cittadino: a volte aristocrazia stracciona, a volte piccola-media borghesia micragnosa.
Il passo del cordaio è un romanzo del 2002 di Mimmo Gangemi, pubblicato dal Sole 24 ore. Bisogna faticare un poco per trovarlo. Non è nelle librerie, ci sono copie disponibili su Amazon. Il premio alla fatica è la lettura.
Il romanzo è del 2002 ma già chiarisce bene alcuni elementi centrali della ‘ndrangheta: la trasformazione ormai completata della ‘ndrangheta da mafia rurale a organizzazione economica urbana con adeguate proiezioni internazionali. Il romanzo tratteggia i vari livelli economici su cui la ‘ndrangheta si muove dalle entrate al loro riciclo, ai sistemi di governance.
Le entrate: da quelle ad alto profitto provenienti dalla gestione della droga a quelle a basso profitto derivanti dalle tangenti ai piccoli imprenditori, ma cruciali per il controllo militare del territorio. Si assiste all’abbandono definitivo dei sequestri, che producono un’efficienza economica bassa e un controllo ormai inutile dei territori rurali.
Il riciclo: azione economica cruciale per il passaggio al legale delle entrate, azione che si concretizza con il lavaggio del denaro, principalmente con investimenti immobiliari, spesso finalizzati al settore turistico.
I sistemi di governance: partecipazione in società pulite e/o acquisizione, società a scatole cinesi fuori dall’Italia, banchieri acquiescenti.
È utile dedicare un poco di tempo a procurarsi il romanzo di Gangemi, in attesa di quello nuovo, già annunciato nella Gazzetta di questo Agosto. È utile perché il tempo viene ripagato ampiamente. Il romanzo fornisce un quadro complessivo. Spesso la singola inchiesta giudiziaria, pur se imponente ed accurata, non permette al cittadino comune di capire bene. Il singolo articolo del giornalista più attento non permette di cogliere tutti gli aspetti. Le zone di ombra, le verità mai diventate ufficiali sono un limite per i saggi. Spesso nemmeno i saggi storici forniscono risposte. I romanzi possono invece collegare, possono connettere, possono presentare il quadro complessivo.
In una domenica si può leggere, è necessaria tutta la giornata. Consentito a pranzo un primo, e poi di nuovo lettura. Un primo adeguato deve essere una stroncatura. La pasta della Piana, oggi anch’essa rivisitata. Stroncatura ma in versione eretica, con il pesto: basilico del vostro vaso, olio bio e grattugiato di Canestrato d’Aspromonte. Stroncatura e Canestrato danno anche il gusto alla lettura. Nel romanzo vengono citati piatti mare-monte, ci vorrebbe portare su un’altra strada: invece stroncatura e basta.
Personaggi principali a tutto tondo. L’avvocato Gino De Rupe, il costruttore, il commerciante. E poi il Circolo, il personaggio collettivo che vuole fermare il tempo, che pensa non si possa andare avanti.
“Qua non si progredisce mai, anzi, si va avanti come il cordaio, si rammaricò il farmacista. Gino non capì sulle prime, poi rammentò che mastro Alfonsino, il cordaio, intrecciava le corde facendo passi a ritroso.”
E invece si può. Lo stesso avvocato cresciuto nell’ambiente, decide che si può, che si può cambiare, che ci si può ribellare, che non è tutto scritto. C’è uno sprazzo forte di luce. Anche negli ambienti più chiusi la possibilità di una storia nuova c’è. La possibilità del riscatto è lì, disponibile a tutti. Sol che si voglia.
Il passo del cordaio, Mimo Gangemi. Il sole 24 ore, 2002.